Esperienze in Sicilia

Syusy ad Agrigento, tra folklore e tradizioni, poi un salto ad Aci Trezza, a “casa” dei Malavoglia

 

La Sicilia la amo da lontano, la desidero nei lunghi inverni padani, mi dico che mi trasferirò il prossimo anno, ma non lo faccio mai. Eppure, spero. Nel telefonino tengo sotto controllo quotidianamente le temperature di Noto, le guardo quando da me piove e fa freddo, perché lì c’è sempre il sole e i gradi non calano mai sotto i 14-20, anche d’inverno! A Palermo sono andata due sole volte, tre se consideriamo anche l’ultima trasmissione che ho fatto per la Rai, “In viaggio con la Zia”. Ho visitato Trapani, ho visto l’Est e Siracusa, con il suo teatro, il bellissimo tempio trasformato in chiesa della piazza principale e il Museo Orsi. Sono andata a Ragusa e a vedere la Madonna di Sciacca: mi ricordo ancora l’energia degli uomini vestiti di nero che fanno entrare la Madonna in chiesa di corsa. Sono andata sui monti Nebrodi,a vedere – oltre alle zone verdi dei torrenti - le strane concrezioni di rocce del paesaggio, decisamente lunare, delle Rocche del Crasto. Sono andata a Enna e a San Fratello per le celebrazioni pasquali e la Festa dei Giudei. Insomma, ho visto parecchio della Sicilia, ma non ero mai stata ad Agrigento!

FOLKLORE AD AGRIGENTO

Quindi, quando mi hanno chiesto di fare la madrina alla festa del folklore di Agrigento – bellissima iniziativa che va avanti da 23 anni e che da due è curata dal Parco archeologico di Agrigento – mi sono buttata con entusiasmo! Quale migliore occasione per andare a scoprire un territorio che ancora non conoscevo. Il festival è una vera e propria kermesse: un’intera settimana di spettacoli di vari gruppi provenienti da tutto il mondo, per esibire quelli che vengono chiamati “Patrimoni immateriali dell’umanità”, protetti e sostenuti dall’UNESCO. In pratica, quest'ultimo ha censito i riti e le tradizioni dei popoli, tutto ciò che ci rende diversi e che esprime la cultura, la storia e la socialità dei vari Paesi del mondo attraverso gesti, ritualità, canti e balli. A volte i gruppi sono folkloristici e si dedicano alla conservazione di un particolare tipo di ballo o di un costume. Altre volte, come nel caso dei catalani, che hanno lasciato tutti senza fiato, è la capacità particolare e folle di costruire insieme una torre umana altissima (erano in 250!), aggrappandosi gli uni agli altri. E alla fine, in cima a questa torre, ormai altissima, salgono dei bambini… che poi hanno capacità e coraggio incredibili, non solo di stare là sopra, ma anche di scendere giù dalla “montagna umana”, come “scimmiette”, agilissime e graziose! Si sono esibiti molti gruppi di varie parti del mondo: c’erano gli indiani con il Bharatanatyam, da cui deriva la volgarizzazione spettacolare dei balli di Bollywood; i cinesi con le loro esibizioni di strani flauti orizzontali, forse un po’ monotone, ma con costumi bellissimi e donne graziosissime; i turchi, con una specie di rito che proponeva la pace e la fraternità e ricordava Atatürk. C’erano soprattutto moltissimi gruppi dell’Est europeo, probabilmente perché i loro balli tradizionali vengono conservati con più metodo e caparbietà: sono sempre esibizioni dove il maschile e il femminile hanno molta forza e molta grazia. Forse per questo alla fine hanno vinto quelli della Giordania, con un’esibizione di forza guerresca maschile mitigata dalla grazia delle donne, che sembrano volteggiare nell'aria. Insomma, presentare questi gruppi e fare la madrina del festival è stata una bellissima esperienza. L’ultima esibizione di tutti i gruppi presenti in particolare è stata spettacolare, la domenica pomeriggio al Parco Archeologico, sotto il tempio della Concordia di Agrigento: un luogo che, appunto, ricorda e ribadisce la concordia fra i popoli. Sì, davvero una bella esperienza, che mi ha anche permesso di trovarmi là e di visitare quel territorio

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