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Il bacio della Fortuna

Una partenza...per caso...frutto del destino. Una scelta unica, quella di trascorrere una settimana alla scoperta dei tesori d'Italia. La sua bellezza ruvida che ti attira e non vuole lasciarti andare più via. Paesaggio rigoglioso e sfacciatamente sicuro di sè, sia ...

  • di stefyy81
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Se in un freddino pomeriggio di ottobre mi fermassi lungo le strade della provincia milanese a ripercorrere i giorni appena trascorsi sull’isola sicula, penserei ai due luoghi come agli antipodi del nostro stravagante Paese. Italia come piccolo mondo a portata di mano. Modi diversi di vivere, di pensare, odori diversi, sapori differenti. Volti scavati. Gli uni dalla frenesia, gli altri dal sole che avvizzisce la pelle di chi ha passato una vita fra i campi o sulle proprie barche. Colori tra i più disparati e cangianti, o sulle medesime tonalità del grigiastro.

Se dico Sicilia dico cordialità. Dico saggezza, dico cielo celeste che rispecchia nel mare. Dico passeggiate tra i sentieri che si fanno strada fra la folta vegetazione che non vuole smettere di bucare anche il cemento. Dico coste frastagliate, cime montuose e mentre lo faccio sento lo scirocco che smuove le ciocche verdi delle erbe selvatiche che crescono fra la sabbia. Inspiro l’odore tipico di sterpaglie e di brezza marina che accarezza i sensi ricordando l’estate. Riempio i polmoni più volte e cerco di farlo ogni volta di più, come a farne rifornimento. Dovrà bastarmi per un lungo inverno.

Se dico Sicilia dico Palermo.

Grande città meravigliosa che troneggia fra i suoi monumenti. Palermo è storia. Palermo ti scruta dall’alto. Arrivando in aereo, ci si fa la prima idea di quanto maestosa sia questa città. Punta Raisi svetta duramente sulla costa e sembra avvertire i visitatori. Palermo non è da vedere, ma da vivere!

Non si può arrivare a Teatro Massimo, o ammirare la bellezza emozionante della Cappella Palatina, senza passare dalle vecchie vie scalcinate e in molti punti anche maleodoranti del capoluogo siculo. Non venite al mercato della Vuccirìa se le voci degli abbanniati vi disturbano, se non volete perdervi nella confusione più totale. Non immergetevi nel ventre del mercato del Capo, stretto budello che trasuda magnificenza ma allo stesso tempo scadimento e povertà se i vostri palati sono troppo fini. L’intricato labirinto di vie di questo via vai commerciale e antropologico, ospita coloro che sono disposti a provare la cucina di strada. Polipo bollito, patate, fritto misto, pane e panelle serviti fra i tavolini sistemati alla buona fra una bancarella e l’altra. Fegato, lingue, milza e frattaglie in prima fila. Palermo se la guardi, lo fai fissandola dritta negli occhi, altrimenti equivale a dire non averla vista.

Se dico Sicilia, dico Etna. O Mungibeddu. Vulcano attivo più alto del continente europeo. Che ha donato poesia alla mia vacanza, accompagnando le mie cene a base di vino e spaghetti, su una terrazza di Taormina al chiaro di luna. Ma che ha portato durante la sua lenta attività, attimi di panico nei paesi sottostanti.

Vederlo da lontano è quasi magia. Salire e trovarsi ai piedi dei crateri che si sono formati in questi ultimi anni è tutt’altra sensazione. Ovunque sabbia nera. Sembra di essere su di un’orbita completamente travolta e inghiottita dalla lava. Veder crescere vegetazione in mezzo a quel tappeto fuligginoso ha dell’incredibile. E’ un luogo che è stato plasmato dalle colate che la terra stessa ha rigettato. Un senso di particolare calma apparente avvolge . Eppure non si è del tutto tranquilli. La cosa che più colpisce di quest’immensa distesa è che essa sia in gran parte invasa da coccinelle. Prima una. Sarà un caso. Porta fortuna. Poi un’altra e un’altra ancora. Che appariscente contrasto. Intenta a chiedermi il perché di tale fenomeno, mi piace pensare che esse proteggano il vulcano da nuove eruzioni. Con la loro corazza rossa lucida a pois neri, le si può trovare fra un sassolino e un altro, contribuire alla suggestività del luogo. Ora non ho dubbi: è la fortuna che bacia la bocca del cratere. La bocca della bella Sicilia

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