Sicilia: Viaggio a casa di Montalbano!

Patrizio alla scoperta dei segreti della Sicilia, da Enna a Modica e Ragusa...

 

All'aeroporto di Catania Fontanarossa non cercate i chioschi degli autonoleggi nella galleria degli arrivi: andate fuori, nello spiazzo antistante. E ne troverete tantissimi, e frequentati, con alle spalle un megaparcheggio pieno di macchine: siamo in Sicilia, dove si arriva in aereo, e siamo in particolare in uno dei due “ingressi” privilegiati all'Isola (l'altro ovviamente è Palermo) in cui arrivano – grazie a voli sempre più frequenti – turisti, viaggiatori, uomini d'affari. Quindi la macchina è meglio prenotarla... Dopodichè io e il mio amico-operatore-regista Anapì Stori, tenendo la sagoma dell'Etna mezzo coperto dalle nuvole alla nostra destra, proseguiamo lungo l'autostrada, verso Enna. Tutte le città hanno una loro periferia, un alone di semi-degrado estetico e urbano che le circonda così come un cane che invariabilmente si porta dietro il suo circondario di pulci, ma quello di Catania dura poco, che quasi non te ne accorgi. Ed è subito campagna, che evidentemente la vicinanza del vulcano rende fertilissima. E quando poi si arriva verso Enna il paesaggio diventa incredibilmente bello, con colline verde-Irlanda pettinate dal vento, dove l'erba va dallo smeraldo al grigio. Per stasera non andiamo in città, che sfioriamo soltanto: la nostra meta è Villa Gussio, a Leonforte.

A casa del Gattopardo

La vediamo subito, prima della Stazioncina ferroviaria: è l'emblema e contemporaneamente la storia della Sicilia. E' una antica casa di campagna della nobiltà pre e post gattopardiana. Tra il sette e l'ottocento è stata il fulcro del latifondo, poi il teatro dei fasti di una nobiltà cosmopolita evoluta e molto meno decadente di quanto noi ce la immaginiamo (viaggi a Parigi, innovazioni tecnologiche agricole e nella produzione del vino). Quindi la decadenza, l'abbandono. E, da qualche anno a questa parte, decapitata del feudo e della terra che ha seguito tutto un altro sviluppo, la Villa è stata ristrutturata come albergo e centro benessere. Un restauro raffinatissimo: tanti capitali investiti, in attesa che anche queste zone sviluppino il turismo che si meritano. Una bella scommessa!

arriva anche ROCCO

Alla mattina andiamo a Enna. Siamo a Pasqua, e noi “nordici” diamo per scontato che in Sicilia ci sia il sole. Invece c'è una nebbia che ci fa sentire – nostro malgrado – a casa nostra, tra le valli padane. Ma non è strano: a Enna la nebbia la chiamano “la paesana”, nel senso che è di casa. E in effetti è il prezzo da pagare ad un clima umido che però consente il magnifico paesaggio verde che abbiamo visto al tramonto di ieri. Anche l'amico con cui abbiamo appuntamento ha un cognome nebbioso: si chiama Lombardo, anche se per fortuna di nome fa Rocco. Rocco non è di Enna, sarebbe di Milazzo, e qui si è trasferito anni fa per ragioni di lavoro. Ma proprio per questo si è innamorato della città, e l'ha scelta. Ed è diventato il massimo storico della zona. Ci porta a vedere i riti preparatori delle cerimonie del Venerdì Santo.

LE CONFRATERNITE

La Sicilia è come una torta multistrato, più alta che larga, perchè ha un incredibile spessore (storico, antropologico, sociale). E ha i sapori forti delle sue ricette, contaminate guarda caso da tradizioni gastro-culinarie differenti. Per uno come me andare in Sicilia è un po' come andare su Marte, o in Giappone (che è lo stesso): tutto è strano, affascinante, imprevedibile. E niente è mai come sembra. In questo senso visitare Enna durante le cerimonie pasquali equivale ad entrare in un Mondo sconosciuto, lontano più dei mille e cinquecento chilometri che separano la Sicilia da casa mia. Nella nebbia del mattino Rocco mi porta nella Chiesa della Confraternita del Santissimo, dove un gruppo di Confrati in sagrestia sta preparando il Corpo del Cristo (a grandezza naturale, con le braccia e le gambe snodate) come se fosse il corpo di un vero defunto, per la sepoltura. Poi assistiamo al rito della preparazione della Madonna da parte dei Confrati di San Giuseppe: un'altra statua a grandezza naturale alla quale pettinano i lunghi capelli (veri). In un'altra Chiesa, della Confraternita delle Anime sante del Purgatorio, assistiamo alla vestizione di un Confratello che si prepara per la Processione, cappuccio compreso. Poi andiamo in casa di una signora, che appartiene ad una famiglia che da tempo immemorabile si occupa di “preparare” (cioè di stordire, con una bevanda segreta) il Gallo, che in Processione rappresenterà appunto uno dei simboli della Passione (il gallo che canta tre volte). Tutto “vero”, tutto profondamente sentito e partecipato: l'intera comunità è coinvolta. I cittadini che fanno parte delle Confraternite sono migliaia

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Commenti
  1. enzo66
    , 28/5/2010 22:49
    Io devo andare in quella zona a luglio.
    Farò due tappe: Noto, da cui potrò visitare la zona fino a Vendicari e un agriturismo tra Modica e Ispica, da cui mi muoverò per visitare Ragusa e la costa sud. Non vedo l'ora.
  2. Turisti Per Caso.it
    , 4/6/2010 00:00
    Patrizio alla scoperta dei segreti della Siclia, da Enna a Modica e Ragusa...

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