Sey e noi immigrati irregolari in paradiso

Ebbene si, siamo stati (per qualche giorno), io e il mio compagno Davide, immigrati irregolari alle magiche, meravigliose Seychelles. Non è una battuta dell'ottimo Maurizio Milani (Dove vai ora? A fare l'immigrato irregolare alle Seychelles) ma l'esito di un piccolissimo ...

  • di queenbee68
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 
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Ebbene si, siamo stati (per qualche giorno), io e il mio compagno Davide, immigrati irregolari alle magiche, meravigliose Seychelles. Non è una battuta dell'ottimo Maurizio Milani (Dove vai ora? A fare l'immigrato irregolare alle Seychelles) ma l'esito di un piccolissimo (e risolvibilissimo) contrattempo dovuto al nostro primo incontro con l'ufficio immigrazione di quelle splendide isole.

Partiamo dunque col nostro zaino in spalla il 28 marzo, prendiamo con calma il treno Modena-Milano, e infine la navetta per l'aeroporto di Milano Malpensa.

Dopo avere osservato con mestizia, e alle luce dei precedenti viaggi, come sia rimasta velleitaria l’intenzione di fare di Malpensa un Hub internazionale (non ci somiglia neanche lontanamente), considerazione resa oltremodo malinconica dalla tinta verde scuro di buona parte delle pareti, in omaggio alla fu- Alitalia, ci imbarchiamo su un aerolobile della linea Emirates (volo A/R Milano- Mahe via Dubai, 500 euro a testa) lucido e tirato a nuovo come un gioiellino, e decolliamo. Il volo non è dei più tranquilli (qualche turbolenza, ma niente di che) e dopo sei ore di ottimo cibo, posti comodi e interessante intrattenimento sul proprio schermo personale (memorabili i miei faccini allo steward per poter conservare le cuffie fino a dopo l’atterraggio, in modo tale da permettermi di vedere la fine di Vicky Cristina Barcelona, desiderio assecondato confermando la cortesia degli equipaggi Emirates) atterriamo a Dubai.

Passeggiamo nell'aeroporto e constatiamo che nonostante sia mezzanotte, pullula come se fosse giorno; io localizzo strategicamente i punti forti dello shopping da fare al ritorno (le mie cremine cosmetiche costosissime sono vendute a prezzo interessante, la borsa estensibile nello zaino sarà provvidenziale ) e dopo qualche ora, ci imbarchiamo per il secondo volo che ci condurrà alle Seychelles.

All'arrivo, disbrighiamo, come sempre le formalità doganali. Osservo che la ragazza al desk appare piuttosto assonnata (sbadiglia vistosamente, del resto è domenica mattina, avrà fatto un sabato sera da leoni) e mi sembra infinitamente più lenta rispetto ai suoi colleghi che si occupano di altre file. Attribuisco la mia impressione, tuttavia, alla solita legge di Murphy (le file accanto sembrano sempre più rapide) e non ci spostiamo. Esibiamo passaporti e biglietti di ritorno (vengono sempre richiesti), e la nostra pratica viene evasa dalla ragazzetta con tempi molto più rapidi del previsto, rispetto agli altri passeggeri. Ce ne rallegriamo e ci avviamo all'uscita, dove ci attende un emissario del Choice Villa, la struttura che abbiamo scelto a Mahe, che ci condurrà al nostro Bungalow. A destinazione, ci attende Cecile, la proprietaria, che ci offre un gustoso succo tropicale e si rivela fin da subito gentilissima. Il nostro bungalow è proprio come descritto nel sito della struttura: spazioso, pulito, attrezzato di tutto ciò che serve (forno, forno a microonde, tostapane, ferro ed asse da stiro, cassetta di sicurezza...). Sbrigo le formalità con Cecile, le pago il dovuto per la nostra permanenza (70 euro a notte)... Sfogliando i passaporti, però, mi accorgo che c'è un problemino. L'impiegata della immigrazione mi dava qualche perplessità, e l'esito della nostra pratica è coerente con la mia impressione: il timbro, il famoso coco de mer, è stato apposto soltanto nel mio passaporto, non su quello di Dav, e in entrambe le carte di soggiorno la ragazzetta ha scritto che saremmo usciti il 5 aprile, e non il 12 come era indicato nei nostri biglietti aerei. Espongo la situazione a Cecile, la quale alza immediatamente il telefono e chiama l'immigrazione all'aeroporto. Spiega in creolo quale è il problema, gli impiegati le rispondono che ci dovremo recare tempestivamente all'ufficio immigrazione di Victoria, la capitale, presso la Independence House, a sistemare la situazione, e comunque non dovrebbero esserci problemi. La ringrazio, e mi guardo un po' attorno. Dav si fa una dormita, io gironzolo attorno al Bungalow (è su un piccolo promontorio con vista sulla spiaggia di Beau Vallon, strepitoso) faccio un po' di spesa al negozio sotto casa (che battezzerò Hidalgo, come il gestore della drogheria del paesino dove vivo) mi poso sulle spalle il giubbetto di jeans e vado in chiesa (accanto alla struttura) a sbirciare la messa (è domenica), attirata dai canti provenienti dalla collinetta accanto

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