I salotti di la digue

Seychelles 5 – 13 Aprile 2008 Come tutti i nostri amici sanno, non siamo amanti delle vacanze “comode”, tipo pacchetto all-inclusive, tipo spiaggia-sole-mare; preferiamo sempre prendere aerei, bus, risciò, tuk tuk ed altri mezzi locali, cambiare un albergo ogni due ...

  • di gnappetto68
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Seychelles 5 – 13 Aprile 2008 Come tutti i nostri amici sanno, non siamo amanti delle vacanze “comode”, tipo pacchetto all-inclusive, tipo spiaggia-sole-mare; preferiamo sempre prendere aerei, bus, risciò, tuk tuk ed altri mezzi locali, cambiare un albergo ogni due giorni, e raggiungere mete particolari con predilezione per il continente asiatico. Lo stupore, quindi, è stato tanto quando abbiamo comunicato che il nostro prossimo viaggio sarebbe stato alle Seychelles, un paradiso incontaminato dove però non ci sono né templi né santuari nè mercati da vedere. Tutto è nato da una navigazione selvaggia su internet in cerca di un volo per Bangkok per l’estate con l’intenzione di fare il nostro long-trip in Laos. Stefano da giorni passava al setaccio tutte le compagnie note e meno note finchè non si è imbattuto nel sito di Meridiana dove ha scoperto che da febbraio due nuove mete erano state inserite: Mauritius e Seychelles. In realtà il volo era operato da Eurofly, ma la tariffa su Meridiana era notevolmente più vantaggiosa. E così si è messo a leggere decine di racconti sul sito di Turisti per Caso scoprendo che visitare le Seychelles da soli non era poi così difficile. Ne parliamo, ne discutiamo, elaboriamo questa vacanza e poi, finalmente, decidiamo di prenotare il volo. La prenotazione però si rivela un incubo: a causa di un inghippo con la mia carta di credito, perdiamo la tariffa più bassa e quindi, seppur a malincuore, abbandoniamo l’idea-sogno, anche se con parecchia irritazione; ma non ci diamo per vinti; durante tutta la giornata teniamo monitorato il sito ma niente, la tariffa non scende, oramai è stabile sui 780,00 euro a testa. Poi, verso le otto di sera, come per miracolo e durante l’ultimo check il volo torna alla sua tariffa più bassa e questa volta non perdiamo tempo ed in due e due quattro otteniamo i biglietti a 549,00 a testa, incluse le tasse. Il volo è prenotato, quindi fin lì arriveremo. Segue poi tutta la fase di programmazione (concluderemo per 2 giorni a Mahè, 3 a La Digue e 2 a Praslin), di prenotazione delle guesthouse (dopo centinaia di mail mandate, risposte attese per giorni, ne troviamo tre, una per isola, di cui siamo molto soddisfatti e ad un prezzo unico per tutte: 80,00 euro a camera colazione e taxes comprese!!!), di stipula dell’assicurazione (www.Viaggisicuri.Com ottimo rapporto qualità prezzo e soprattutto copre anche i giorni singoli cioè non va “a settimana” ma a giorni, 60,00 in due) e di acquisto di creme solari (questo sarà l’unico sbaglio: la protezione 30 si rivelerà infatti quasi insufficiente! Se volete un consiglio saggio, procuratevi la 50).

Il 5 aprile all’una partiamo da una Treviso che comincia ad essere riscaldata dal sole primaverile; arriviamo a Malpensa alle 17.00 e qui troviamo...Un botto di gente allucinante! Sembra che tutti abbiano deciso di partire oggi ed il terminal 2 è intasato di gente. Eurofly decide di aprire due banchi del check in, uno per l’economica e uno per la business: risultato, dopo cinque minuti e 10 passeggeri checchinati, l’addetta alla business si guarda intorno smarrita mentre di fronte a quella dell’economy c’è una fila di 200 persone che sembra non finire mai. Finalmente si decidono a “convertire” il primo sportello e ad aprirne un altro ma, nonostante questo, per la solita legge di Murphy (quando devi decidere tra due code, è “matematico” che sceglierai quella più lunga...) facciamo il check-in per ultimi! Varchiamo i controlli quando manca poco più di mezz’ora alla partenza ma ce la facciamo, anche se correndo come matti, a comprarci le sigarette al duty free e poi via al gate dove imbarchiamo quasi subito. Avendo fatto il check-in per ultimi siamo stati fortunati nel senso che abbiamo un’intera fila da 4 per noi; ma, da brave “volpi” dell’aria quando la hostess annuncia “boarding complete” subito ci giriamo indietro e scopriamo che anche la fila dietro la nostra è vuota, per cui mi ci fiondo di peso: il risultato sarà che durante l’estenuante volo avremo quasi dei letti veri sui quali dormire. Il volo, pur se lungo, va bene (a parte una rompiscatole tremenda che ha fatto impazzire tutto l’equipaggio: non aveva il joy stick che comandava il monitor personale e quindi pretendeva di essere ... Spostata in business! Di gente pazza al mondo ce n’è a frotte!). Alle 8.00 del mattino atterriamo finalmente a Mauritius e...L’aereo si svuota, tanto che a bordo rimaniamo solo in 29! Dopo un’ora abbondante di attesa all’aeroporto ingannata con un nescafè ed un paio di sigarette fumate di nascosto nei bagni (manco fossimo a scuola!!!), fanno risalire noi seychellesi sul boeing e poi tutti i turisti di ritorno a Milano. Ma l’aereo rimane fermo sulla pista per un’altra ora per problemi di catering! Finalmente si decolla e dopo altre due ore e 40 di volo cominciamo a vedere scorrere sotto di noi sperduti atolli contornati da un mare assolutamente turchese. La pista di atterraggio dell’aeroporto di Mahè corre parallela al mare ed il colpo d’occhio è davvero impressionante. Ecco, ci siamo, finalmente atterrati! I funzionari della dogana sono gentili e veloci e appongono sui nostri passaporti il famoso (ed ambito) timbro a forma di coco de mer. Usciamo dall’aeroporto e, dopo un altro paio di sigarette, ci dirigiamo alla pensilina del south stop bus. Qui ci ricordiamo improvvisamente di non avere rupie e quindi, sotto il sole implacabile dell’una ed un cielo incredibilmente azzurro, Stefano torna all’aeroporto per cambiare una decina di euro, ma torna poco dopo senza successo visto che la banca...È chiusa! In pratica lo sportello apre solo in corrispondenza dell’arrivo dei voli intercontinentali e chiude subito dopo. Prepariamo quindi un euro (una corsa in bus costa 3 SR, equivalente di 20 centesimi di euro) e ci prepariamo a subire il rifiuto dell’autista. Invece va tutto bene ed il driver sembra non far caso a quella strana moneta che gli mettiamo in mano spiegandogli che la banca era chiusa! Dopo 10 minuti di corsa furiosa (impareremo presto che gli autisti dell’SPTC sono degli spericolati) l’autobus ci ferma proprio davanti alla nostra guesthouse, Le Chateau Bleu (Anse aux Pins, 80,00 Euro la doppia con colazione). Veniamo subito accolti calorosamente da Jean Claude che con il fratello Guy gestisce la g.H. Da parecchi anni. La nostra stanza è completamente arancione, dalle tende al copriletto, dagli asciugamani al pupazzo posto con “grazia” in mezzo al letto, dai kitchissimi tappetini di peluche del bagno al copriwater! Ci riposiamo un po’ e ci facciamo una bella doccia e dopo aver preso un caffè (non ci muoviamo mai senza il nostro mini bollitore da viaggio acquistato in saldo al Bazar de l’Hotel de Ville a Parigi), scendiamo alla mini-reception per registrarci e chiedere alcuni consigli a Jean Claude, il quale ci dice che a 10 minuti di bus si trova Anse Royale, una bella spiaggia. Ci avverte però che oggi, essendo domenica, sarà particolarmente affollata. Tra di noi pensiamo che il concetto di “affollamento” delle Seychelles deve essere abbastanza diverso dal nostro e quindi, inforcato lo zainetto pieno di accessori marini, ci dirigiamo verso il bus terminal di Anse aux Pins dove aspettiamo insieme ad una cinquantina di isolani. Finalmente lo scassato bus arriva e questa volta abbiamo le rupie, quindi...Nema problema. Il gentilissimo conducente ci chiama quando è l’ora di scendere e, dopo aver attraversato la strada affrontiamo la nostra prima delusione: la spiaggia praticamente non esiste visto che l’alta marea la copre quasi interamente e quella piccola striscia di sabbia che rimane è invasa da casalinghe con costumi vivacissimi, uomini indaffarati intorno ai barbecue, decine di bambini urlanti che sguazzano tra le onde, nonne sedute su poltroncine, pick up parcheggiati di sghimbescio con, sul cassone, montagne di cibo. Siamo quindi costretti a ricrederci: evidentemente il concetto di affollamento non è poi così diverso dal nostro! Cerchiamo quindi un buchetto per distendere i nostri asciugamani e ci mettiamo giù. Io decido di fare il bagno nonostante l’acqua non sia molto invitante, molto torbida, piena d’alghe e molto mossa. Dopo una ventina di minuti ci scassiamo di stare in mezzo a questa confusione e decidiamo di fare qualche passo nei dintorni, solo che ci accorgiamo che “i dintorni” sono ... Il nulla! Non un ristorante, non un baretto, non un supermercato! Solo strada, scogliere, pick-up che passano ad una velocità incredibile sulla stretta strada con la radio che spara musica reggae a volume altissimo ed il cassone stracolmo di gente urlante. Dopo una salita faticosissima sbuchiamo nei pressi della famosa Fairyland Beach dove sorge l’altrettanto famoso Fairyland Hotel che sulle foto ci sembrava così carino anche se un po’ troppo costoso per le nostre tasche. In realtà la struttura è “strozzata” dall’alta marea e sul grande portico fervono i preparativi per il barbecue serale: un sacco di persone che vanno avanti e indietro con piatti e pentole in mano, un’orchestrina che strimpella una musichetta locale, la strettissima spiaggia piena di foglie e alghe. Altra delusione! Stefano comincia a scalpitare per la fame (Eurofly non è particolarmente abbondante per quanto riguarda i pasti in aereo, ed abbiamo mangiato davvero pochino...). Camminiamo ancora un po’ lungo la strada e finalmente troviamo un piccolo supermarket ma veniamo molestati da un isolano evidentemente fatto o ubriaco che ci si incolla e ci chiede con insistenza dove alloggiamo, proponendoci di cambiare e andare in una delle stanze che lui affitta ad un prezzo molto conveniente. Con questo peso attaccato alle costole entriamo ed usciamo a velocità supersonica dal piccolo market e ci dirigiamo verso la fermata del bus: non ci resta altro che tornare verso la nostra g.H. E vedere se c’è qualcosa nei dintorni. Altra pazza corsa in bus fino a Le Chateau Bleu e, finalmente, proprio a due passi troviamo un market aperto dove facciamo scorta di patatine tailandesi in sacchetto e coca cola fresca. Ci sediamo quindi fuori ad ammirare questa strana “fauna umana” che ci passa di fronte e che guarda stranita due turisti che si ingozzano di chips! Facciamo poi una lunga passeggiata verso nord, fra belle casette in legno tutte con veranda e con giardini deliziosi, finchè ci appare come in un sogno la Carefree Guesthouse con il suo ristorantino a piano terra: subito ci fiondiamo e chiediamo fino a che ora è aperto. La gentile (e grassoccia) cameriera ci fa vedere il menù e ci dice che sono aperti fino alle 20,30 (!!!!) e noi non possiamo fare a meno di riservare un tavolo per la sera. Felici di aver trovato un posticino dove potremo sfamarci, torniamo a Le Chateau per una, stavolta più lunga, doccia ed un po’ di relax sulle comode sedie poste sulla terrazza del primo piano ad ammirare i locali che si scolano bottiglie di birra appoggiati ai pick up con la solita musica reggae a volume altissimo con, dietro, il sole che piano piano sta morendo

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