Seul, una metropoli tutta da scoprire

Quartieri pieni di vita, gioventù allegra, ristorantini eccezionali dove gustare una cucina davvero ottima

  • di f_bignone
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

Per i golosi, segnaliamo che in Corea i dolci, come li intendiamo noi, non esistono. Al massimo si possono trovare i “mochi” giapponesi, dolcetti di farina di riso glutinoso ripieni di pasta di sesamo nero appena zuccherata (che a noi piacevano un sacco!) oppure altri dolcetti a forma di fiore ripieni di crema di fagioli rossi oppure di marmellata di castagne o di patate dolci, molto delicati. Ovviamente si trovano tutte le categorie di dolci americani, ma quelli tradizionali coreani sono quelli di cui sopra. Se volete puntare al trash, vi consigliamo di non perdervi la crepe a forma di cacca ripiena di crema al cioccolato… buonissima!! Noi l’abbiam presa ad Insa Dong, ma pare che sia molto in voga, per cui basta aguzzare la vista!

Sempre ad Insa Dong abbiamo anche trovato un caffè tutto sul tema cacca/gabinetto (eh, sì… Paese che vai…) … e fa strano vedere queste deliziose ragazzine coreane, magari in abito tipico (ad Insa dong si possono affittare in molti posti! E si usa poi passare il pomeriggio a passeggio con l’hanbok, che è, appunto, l’abito tradizionale) che affondano golose il cucchiaio in un bel gelato al cioccolato servito dentro ad una coppa a forma di wc. Ma questa è stata l’unica vera stranezza coreana, a parte un cagnolino con le scarpette gialle fluo. Per il resto i coreani ci sono parsi persone serissime, professionalissime e gentilissime.

A tavola, in Corea, si mangia con bacchette e cucchiaio di acciaio e spesso anche il bicchiere è in acciaio. Mai soffiarsi il naso a tavola, è considerato maleducatisssssssimo! (noi ovviamente lo abbiam fatto… faceva freddo, eravamo raffreddati e ce ne siamo dimenticati in più occasioni, ma buono a sapersi, soprattutto se si è in compagnia di coreani!).

Il cibo coreano, fondamentalmente, si divide in due categorie. La prima è la “cucina imperiale” che si trova nei ristoranti tradizionali, dove vengono portati in tavola molti piattini con vari assaggi, da cui si spizzica tutti insieme. Questa tipologia di ristoranti non è propriamente economica, ma l’esperienza è da fare. La seconda categoria è quella del cibo basico, da strada: troverete un sacco di banchetti, soprattutto nelle zone dei mercati, che preparano diverse pietanze e che sono spesso gettonatissimi. Il consiglio è semplice: se vedete che c’è la coda… mettetevi in fila e assaggiate qualsiasi cosa stiano cucinando! Non resterete certo delusi… A noi è capitato di fare 40 minuti di coda per un “hotteok”, il classico frittellone ripieno di verdure, tofu, vermicelli di soia, fritto in un baracchino minuscolo incastrato tra un palo della luce ed il muro di un palazzo al Nandaemum market… era davvero eccezionale! Abbiamo poi scoperto, tramite You tube, che si trattava di un baracchino celeberrimo. C’è da dire che noi assaggiamo qualunque cosa… ci siamo fermati solo davanti alle larve dei bachi da seta caramellate perché a tutto c’è un limite.

Tornati in Italia, abbiamo fatto scorta di prodotti alimentari coreani in un alimentari asiatico e ci siamo davvero intrippati a cucinare coreano, che è più semplice di quanto possa sembrare, basta avere gli ingredienti giusti. Se volete approfondire l’argomento, vi consigliamo il sito https://www.maangchi.com, dove conoscerete “la Benedetta Parodi coreana”, una signora simpaticissima emigrata (in Canada o negli States…non ci è chiaro) che ormai seguiamo assiduamente anche su You tube per le sue ricette spiegate in un inglese comprensibilissimo.

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