Intrigante Serbia

Viaggiando attraverso la pianura Pannonica, da Novi Sad fino ai confini col Kosovo a Novi Pazar, soffermandosi qualche giorno nella ruvida Belgrado

  • di Fabribordi
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Qualche giorno dopo essere tornato da una settimana nei Balcani, eccomi qui a descrivere la mia esperienza di fine aprile in terra serba: dalla pianura pannonica dove si adagia Belgrado a Novi Sad in Vojvodina, fino ai confini col Kosovo e più precisamente a Novi Pazar, nella regione del Sangiaccato. Belgrado resta comunque il fulcro del mio viaggio e la ragione della mia partenza. Incuriosito da queste terre fin dagli anni ’90, quando le emittenti televisive trasmettevano le immagini terribili del conflitto, riesco - da allora - a scorgere qualcosa di forte, qualcosa che mi scuote dentro e mi rende quelle terre più ospitali di quanto non lo siano in realtà. Siamo a due passi dall’Italia, ma l’Occidente sembra in realtà molto lontano ed io ci vado proprio per questo. Atterrato a Belgrado con un volo low cost, mi dirigo verso il centro città con un autobus che percorre il tragitto Aeroporto Nikola Tesla / Piazza Slavija, a un paio di chilometri dalla stazione centrale dei treni della capitale serba.

Belgrado significa città bianca, anche se di bianco, al di là dell’origine storica, ha ben poco. Città costituita da più città, ruvida, eclettica, sporca, pungente, aggressiva e passionale. Questi sono gli aggettivi che meglio descrivono – a mio avviso - l’ex capitale della federazione iugoslava.

Avvicinandomi al centro, balzano subito agli occhi gli enormi palazzoni di cemento di stampo socialista e la famosa “Porta di Belgrado”, dalla forma davvero peculiare. Una volta attraversato il ponte sulla Sava, la stazione dei treni si trova a due passi. A proposito, mi raccomando con tutti i viaggiatori diretti a Belgrado di stare molto attenti a non cadere nelle trappole chiamate “taxi”, non avrebbe davvero senso per il breve tragitto aeroporto/città pagare 40€ (questa è la cifra che ho sentito domandare ad un povero turista sprovveduto), al posto dei modici 3€ richiesti per lo stesso tragitto in pullman.

Per pernottare in città ho optato per un hotel essenziale, ma carino, nei pressi della stazione dei treni/pullman per essere più comodo negli spostamenti. La scelta si è rivelata azzeccata, anche perché da lì, in pochi passi, in salita a onor del vero, ci si trova in Knez Mihailova, la via commerciale più importante della città con alcuni bellissimi palazzi di espressioni ed epoche diverse. Di Belgrado mi ha subito catturato la varietà di stili architettonici che coesistono da decenni, dovuta al fatto che non ha avuto una storia tanto semplice negli ultimi 2000 anni, avendo subito guerre, battaglie e terremoti.

Lasciato il bagaglio in camera mi dirigo subito verso il centro e la mia prima impressione è stata di sconcerto ma anche di consapevolezza per la scelta intrapresa. Mi sono detto, Belgrado è una città per viaggiatori, non per turisti. Il turista medio, senza offendere, abituato alle morbide, seppure straordinarie, Parigi, Londra e Barcellona, avrebbe preso un aereo per il ritorno. Tutto, come sappiamo, dipende dal significato che vogliamo inferire al viaggio e al nostro concetto di bello, che nel mio caso coincide sempre più spesso col più colto significato di “sublime” dell’epoca preromantica, dove anche l’oggettivamente brutto può provocare emozioni importanti per cui vale la pena di vivere.

Per chi è appassionato di storia recente o comunque dell’ultimo secolo è una località da non perdere. Non è questo il luogo per discettazioni storiche, ma prima di affrontare un viaggio nei Balcani, in qualsiasi luogo, sarebbe opportuno informarsi almeno per sommi capi su quelle che sono state le vicissitudini vissute da queste popolazioni e dall’immane tragedia che si è consumata non più di 20 anni fa. Solo così, si può entrare davvero in contatto con la gente del posto e capire alcuni lati del comportamento, così comuni tra molti di loro. Una popolazione passionale, fiera, nazionalista, esagerata; qui si vive ancora di miti e storia. Il mito della grande Serbia è ancora vivo, nessuno te lo dirà apertamente ma è percepibile. La storia si respira attraverso tutti i sensi nella capitale serba, in primis quello della vista. Come non riflettere davanti ai palazzi del Governo ancora distrutti a due passi dalla stazione, lasciati appositamente in quelle condizioni come monito e come prova del terrore che hanno provocato i bombardamenti americani nel 1999. Viene spontaneo rattristarsi per i morti di Belgrado e dintorni, ma chi pensa ai musulmani trucidati a Srebrenica o agli stupri etnici di Foca in Bosnia Erzegovina? Come è possibile che nella civilissima Belgrado, le vie centrali siano tapezzate di manifesti inneggianti i ben noti criminali rinchiusi a L’Aia. Farli tornare in patria perché lì – poveretti – non ottengono le dovute cure? Di fronte ad alcuni fatti evidenti e ad alcune verità storiche non riesco a tacere. Ho incontrato persone deliziose che mi hanno illuminato su alcune scritte, una ragazza simpaticissima e molto loquace mi ha aiutato nella traduzione dal cirillico di alcuni manifesti e graffiti. Talmente nazionalisti e fieri di loro stessi, che ancora ricordano come vanto(?!) la sconfitta coi Turchi del 1389 dove perirono migliaia di serbi. Per chiosare l’excursus storico, posso capire molto empaticamente la storia di una terra così difficile e travagliata (lo chiamano il ventre molle d’Europa), ma non appoggerò mai nessuna giustificazione o alibi che cerchi di capire le atrocità perpetrate dal generale Mladic. MAI

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