Teranga, non ti dimentico

In Senegal con famiglia al seguito. Dalla caotica Dakar e dintorni alla natura della Petite Cote e il delta del Sine Saloum

  • di oliame
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2 adulti e 2 bambini
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Impossibile non evocare, nonostante un anno e mezzo sia passato, l'esilarante esperienza in Senegal. Il ricordo dei colori, dei profumi della sua terra ed i sorrisi della gente. Io e la mia famiglia al seguito: mio marito, il congolese, e le nostre due bimbe di 7 e 9 anni, improvvisatori di un viaggio dai contorni inaspettati ed emozionanti. Partenza al mattino da Milano Malpensa con volo diretto con Meridiana (circa 5.30 ore) e arrivo a Dakar il primo pomeriggio e tappa by taxi verso Les Almadies, periferia della metropoli che si sporge sull’Oceano Atlantico. Abbiamo alloggiato in una guest house la “Villa Malaka” e mangiato nel vicino locale ristorante di stampo occidentale, custodito dalla guardia armata che prima dell’ingresso ispeziona i visitatori con il metal detector. Abbiamo trovato la città apparentemente sicura, presidiata dalle forze dell’ordine (polizia e militari) in ogni angolo, probabilmente alla luce dei recenti attentati nei paesi islamici vicini.

A pochi km dall’alloggio ci siamo recati presso la statua di bronzo, discusso simbolo di Dakar, il “Monument de la Renaissance”, alto circa 50 metri, posto su un piccolo promontorio e raggiungibile da un’ampia scalinata. E' visibile da quando sorvoli la città con l’aereo prima dell’atterraggio. Caratteristica, oltre alla sua imponenza, è la location: il terreno brullo (come se fosse bruciacchiato) e la piazzetta attigua, frequentata dai ragazzini locali con pattini o skateboard. Attenzione alle forti correnti d’aria (a Dakar la temperatura, nel periodo di marzo, durante la sera è molta fresca e ventosa).

secondo giorno

La giornata è stata dedicata alla visita dell’isola di Gorèe, raggiungibile in circa 20 minuti con un battello che parte dalla stazione centrale di Dakar. Noi ci siamo appoggiati ad una guida locale francese conosciuta sul posto che ci ha illustrato la storia dell’isola e il suo significato, che cercherò di riassumere di seguito.

L’isola appare improvvisamente dal mare con la sua aura di mistero. E’ pedonale, le case coloniali sono di un rosa o giallino pallido molto caratteristico e le stradine contornate di venditori artigianali (molto belli e caratteristici gli oggetti esposti) e dai magnifici baobab. Di grande interesse la “casa degli schiavi” (Maison des les Eclaves) che evoca il tormentato passato dell’isola, per la tratta degli schiavi durante il secolo scorso. Questo luogo era il crocevia per il passaggio degli schiavi dall’Africa all’America. I bianchi, perlopiù portoghesi, catturavano dall’entroterra africana gli indigeni, prediligendo gli uomini della tribù nigeriana degli Yoruba, in quanto ritenuti di razza più forte e vigorosa, e li imprigionavano all’interno della Maison con l’obiettivo di imbarcarli al più presto in navi dirette nel Nuovo Mondo. In stanze di ridotte dimensioni, prive di illuminazione ed umide venivano rinchiusi e stipati dai 30 ai 40 schiavi, nutriti con legumi al fine di ingrassare ed essere pronti per la traversata dell’Oceano. Le persone con peso inferiore ai 60 kg venivano gettate in mare, in quanto ritenute non idonee al viaggio. Le donne, anch’esse rinchiuse in camerate comuni, potevano avere la libertà solo se rimanevano incinte dei loro aguzzini. Una stanza era dedicata anche ai bambini, che perlopiù morivano di stenti. Infine, commovente, la stanza dei “recalcitranti”: uno sgabuzzino senza finestre, anticamera della morte per gli schiavi ribelli, ove Mandela, durante la sua visita all’isola, nel commemorare il passato, pianse di dolore.

Si narra che dallo spazio diretto sul mare, incuneato fra le stanze, venissero gettati i morti o gli inidonei, motivo per cui, in quel tratto di Atlantico, i pescecani fecero la loro prima comparsa. Pausa pranzo in un caratteristico e a buon mercato locale sulla spiaggia (porzioni molto abbondanti e gustose di pesce). La giornata termina in bellezza al rientro a Dakar con un giro nel centro città

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