Il sorriso del Senegal

04/09/07 ore 00.00 Arrivo a Dakar Tutto liscio. I bagagli ci sono tutti, e un servizievole omino nero con una risaltante maglietta gialla ci aspettava per prenderci le valigie e caricarle sul mezzo che ci porta in hotel. Mezzo un ...

  • di MIRELLA65
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
 

04/09/07 ore 00.00 Arrivo a Dakar Tutto liscio. I bagagli ci sono tutti, e un servizievole omino nero con una risaltante maglietta gialla ci aspettava per prenderci le valigie e caricarle sul mezzo che ci porta in hotel. Mezzo un po’ sgangherato, un fuoristrada che ha visto molti km nella sua vita, ma va bene. Col buio della notte ho la prima visione di Dakar... edifici in po’ malconci, molti in costruzione, strada in rifacimento... ma spero solo di arrivare in fretta in hotel, una doccia e a letto. Il Novotel sicuramente rispecchia gli standard europei: è così.

Ore 09.00: suona il telefono in camera. Dall’altra parte una voce maschile in francese mi parla velocissimo, io ancora frastornata dal sonno riesco comunque a capire che la guida è arrivata e ci aspetta... Ok mi preparo velocemente, andiamo a far colazione e alla reception mi presentano la guida e parla (menomale) italiano.

Si parte. Scopro con un po’ di dispiacere che il mezzo che useremo per il tour è lo stesso sgangherato fuoristrada che ieri ci ha portato in albergo. Vabè.

Prima destinazione; isola di Goree. Andando verso il porto traghetti ho la conferma di quella che ieri notte poteva essere solo un’impressione; c’è molta povertà, anche nella città capitale. Le case, ad eccezione di pochi edifici come il nostro hotel, sono per lo più a due piani e decisamente trascurate nella manutenzione, come le strade e tutto ciò che mi circonda. Ai bordi delle carreggiate centinaia di venditori ambulanti ti vogliono rifornire di schede telefoniche ma anche di arachidi, orologi da muro, giochi di società e persino ferri da stiro... sono tantissimi e approfittano della lentezza e del caos del traffico. La povertà è presente in ogni strada, dietro ogni angolo, negli occhi di ogni senegalese, anche se il sorriso non manca mai.

Arriviamo al porto: sul traghetto con noi salgono anche numerose cassette di merci varie, per lo più alimentari, che riforniscono l’isola. La traversata è breve e l’isola davvero carina: ci accoglie una piccola spiaggetta dove alcuni bambini giocano e fanno il bagno vestiti. Le vie del piccolo paese sono molto variopinte: i colori degli intonaci delle case, ad uno o due piani massimo, fanno da sfondo a piante e fiori in abbondanza, e al centro troneggia il tono giallo/rosso della sabbia della strada in terra battuta. Lungo le vie molti “artisti” e artigiani presentano le loro opere e prodotti ai turisti: quadri, statuette in legno, collanine.

L’edificio che visitiamo è la triste testimonianza della schiavitù passata: anche questo è colorato rosso/ rosa, ma una stretta al cuore viene visitando le celle in cui i prigionieri venivano stipati in attesa di un viaggio senza ritorno; le donne divise dagli uomini, dal peso minimo di kg.60: i più gracili, come facciamo coi maiali,venivano messi all’ingrasso in attesa di raggiungere il “peso forma”. Sono contenta che gli italiani, almeno a questo, non abbiano partecipato.

Si riparte, destinazione lago Rosa. Nella sosta per il pranzo ho il primo incontro con il mango (buonissimo) e le mosche (noiosissime), ma per la digestione non c’è problema: ci aspetta un giro in 4x4 (sgangheratissimo anche lui, manco a dirlo!) sulle dune di sabbia stazione d’arrivo della famosa Parigi-Dakar. Un ragazzo tanto giovane quanto spericolato ci fa “volare” da una duna all’altra fino ad una corsa in riva al mare, per poi raggiungere il vicino lago Rosa. A dir la verità aveva appena un accenno di rosa perché, ci spiega la guida, aveva da poco piovuto. Ed eccoci anche al primo incontro con le venditrici ambulanti: due simpatiche signore mi chiedono familiarmente come mi chiamo, da dove vengo, se posso fare loro una foto per poi spedirla... certo... poi mi regala due braccialetti... come si fa a non comprare una collanina? Ok si riparte, destinazione St. Louis

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