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Syusy non ha dubbi: in Sardegna c'è tutto!

Nuraghi, menhir, Dee Madri... Syusy è affascinata dalla storia, oltre che dal paesaggio

 

Syusy e Pat sono passati dalla Sardegna anche l'estate scorsa seguendo la rotta dei Popoli del Mare... Le puntate del programma che racconta questo viaggio vanno in onda ogni lunedì e martedì sera su Yacht&Sail (canale 430 di Sky).

IL DESTINO DEI VELISTIPERCASO

Quante volte sono andata in Sardegna?! La volta che forse ha avuto maggiori conseguenze sul nostro destino è stata quando al Porto di Palau abbiamo conosciuto Marco, colui che sarebbe diventato il primo skipper di Adriatica, che ha iniziato a concretizzare la nostra passione per la barca e quindi il nostro Giro del Mondo. Però l’ultimo viaggio che ho fatto con la telecamera, inseguendo gli argomenti che mi interessano di più, e cioè l’archeologia, è stato quello che più mi ha chiarito la storia della Sardegna e che mi ha fatto capire quanto sia importante quest’isola al centro del Mediterraneo, che deve essere stata punto di approdo, o forse di partenza, dei Popoli di grandi navigatori del passato.

LE PICCOLE FATE

Già arrivando all’aeroporto di Olbia ci si imbatte in una gradita sorpresa: tra i souvenir sono arrivate anche le statuette, copie di quelle antiche, delle Dee Madri! Perché il passato Neolitico della Sardegna è caratterizzato da una grande presenza di questo Culto. Lo si può vedere molto bene a Laconi, nelle Domus de Gianas (le Fate). Un sito datato 4/5.000 a.C. Dove sono rimaste non le abitazioni, naturalmente, ma gli ossari scavati nella roccia. Forse da quello deriva il nome, cioè Case delle Piccole Fate, perché ci sono tante piccole aperture nella roccia. Qui venivano deposte le ossa, dopo che il corpo era stato scarnificato, secondo l’arcaica tradizione che ancora si ritrova in Tibet o nell’Anatolia. E in effetti i riferimenti con l’Anatolia sono molto numerosi, se si pensa che l’analisi del DNA dei Sardi ha rivelato collegamenti proprio con quella parte della Turchia e che vicino a Ismir esiste un antico sito chiamato Sardes. La visita a questi luoghi della Sardegna, oltre alla bellezza del posto e all’importanza storica, ti fa capire una cosa molto interessante, cioè che quelle erano tombe comuni, e che quindi la società neolitica, dominata dal culto della Dea Madre, era una società comunitaria, egualitaria. Non c’erano tombe importanti di re o di una casta superiore. E in più non c’erano tracce di conflitti né di armi, perché quelle Popolazioni non facevano la guerra, quindi erano certamente più civili di noi…

MENHIR

Ma una volta che si è a Laconi non si può perdere il Menhir di Monte Curu Turdu di Villa S.Antonio. In mezzo alla campagna svetta appunto un Menhir che sembra quello di Obelix, che sembra messo lì, in bella posizione, un po’ a caso: in realtà si è scoperto che segna il quarantesimo parallelo! A vederlo, effettivamente, è un po’ fallico… e ci si chiede come i Menhir possano appartenere ad un’epoca così caratterizzata dal femminile. Andando al Museo di Laconi, dove sono conservati tutti i Menhir e le lapidi trovate nella zona (che sono centinaia se non migliaia) si scopre che i Menhir hanno appunto una forma femminile sulla quale sono state incise – forse successivamente – i larghi coltelli che caratterizzano l’Età del rame. E quindi segnano l’arrivo di un altro tipo di popolazione, un cambio epocale di cultura che introduce appunto coltelli, spade, archi, frecce: insomma, una volta – come nelle favole – si diventava re sposando la figlia del re, ma poi tutto cambia e anche questi popoli cominciano a combattere, a difendersi, ad espandersi, fino a diventare il Popolo di Bronzo che noi conosciamo attraverso le statuette che sono rimaste come offerte e che ora sono conservate, perlopiù, al Museo Archeologico di Cagliari.

I BRONZETTI

Sono i famosi “Bronzetti nuragici”, bellissimi e misteriosissimi. Almeno fino a che recentemente una mia a mica, Angela De Montis, non li ha studiati e ricostruiti a grandezza naturale, fino a ridisegnare una vera e propria “linea di moda” nuragica! A questo proposito c’è una interessantissima Mostra ("Il Popolo di Bronzo"). Del resto, al museo cagliaritano, c’è anche la Pietra di Nora, sulla quale per la prima volta viene citato il nome “Srdn”, che sarebbe una specie di codice fiscale dei Sardes, cioè delle popolazioni guerriere e di grandi navigatori che furono uno dei più importanti Popoli del Mare, i Shardana, che – come mi ha raccontato lo storico Leonardo Melis - finirono con lo scontrarsi persino con gli Egizi.

TERRA DI ATLANTE

Come finì questa Grande Civiltà? Da chi fu sconfitta? E come mai i sardi – forse anche oggi -preferiscono fare gli allevatori in montagna piuttosto che avventurarsi per mare? Il giornalista Sergio Frau, mi ha spiegato che il grande complesso nuragico di Barumini e molti altri siti che si trovano nel Campidano furono coperti da 30 metri di fango dall’arrivo di una grande onda, un vero e proprio tsunami, che venne definito dagli antichi “lo schiaffo di Poseidone”. La stessa fine di Atlantide? Non è che la Sardegna era Atlantide?? “Possiamo definirla la terra di Atlante” mi ha risposto appunto Frau, citando Platone. Ma Atlantide non doveva essere in Atlantico, al di là delle Colonne d’Ercole? Ma poteva essere che l’Oceano fosse considerato il Mediterraneo Occidentale, e che le colonne d’Ercole fossero collocate fra la Sicilia e la Tunisia

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