Le meraviglie della Sardegna del Nord

Palermo-Fiumicino-Alghero. Volo AirOne, auto a noleggio e via verso il mare della Sardegna del Nord: quindici giorni (8-22 luglio 2007) per assaporare acque smeraldine e meraviglie della natura. Non eravamo mai stati nell’Isola e, pur se in un contesto qua e là oltraggiato da colate di cemento, il bilancio è davvero positivo. Bellezze...
Scritto da: prof
le meraviglie della sardegna del nord
Partenza il: 08/07/2007
Ritorno il: 22/07/2007
Viaggiatori: fino a 6
Spesa: 2000 €
Palermo-Fiumicino-Alghero. Volo AirOne, auto a noleggio e via verso il mare della Sardegna del Nord: quindici giorni (8-22 luglio 2007) per assaporare acque smeraldine e meraviglie della natura. Non eravamo mai stati nell’Isola e, pur se in un contesto qua e là oltraggiato da colate di cemento, il bilancio è davvero positivo. Bellezze ambientali, trasparenze verdi e azzurre, raffinatezze gastronomiche, radici culturali: la Sardegna non viene meno alle attese. Ecco qualche consiglio per chi capiterà dalle stesse parti.

Il Villaggio e le occasioni per le famiglie La base scelta per la vacanza familiare (siamo in quattro, con due ragazzi di 13 e 11 anni) è un villaggio vacanze a Platamona (Sassari), nel Golfo dell’Asinara. Fa parte della catena Aurum, diventata famosa per la martellante campagna pubblicitaria tra tv e giornali. La novità è la gestione diretta del pacchetto turistico tra proprietario dell’hotel e cliente, attraverso internet o un call center, senza l’intermediazione di un’agenzia di viaggi.

Il soggiorno nel villaggio (tre stelle superiore) si può infatti acquistare direttamente dal sito della catena o al telefono. Secondo la Aurum, eliminando l’intermediazione delle agenzie, si realizzano prezzi inferiori fino al 40 per cento, con un grande vantaggio per i clienti. Il “Villaggio dei Pini” è una struttura creata negli Anni Sessanta da un gruppo di imprenditori inglesi e poi passata nel 2004, dopo varie gestioni, alla Aurum: la catena ha ristrutturato sia l’albergo che i bungalow, ospitati nella fresca e circostante pineta, creando in particolare il Centro benessere. Camere e bungalow sono dotate di aria condizionata regolabile, cassaforte, tv, phon. Compreso nel prezzo l’uso delle strutture sportive (tennis, calcetto), di due piscine, ombrellone e sdraio nella spiaggia riservata di sabbia e conchiglie, e l’animazione. Il pacchetto soggiorno viene venduto nel Villaggio a pensione completa: nella sala ristorante il servizio è a buffet sia a pranzo che a cena (grandi quantità e buona qualità). Ma l’ottima gestione assicura un tavolo prefissato in sala, tre ampie postazioni per la distribuzione dei pasti e camerieri puntuali e cordiali. In sostanza, per lo più, si evitano il caos e le code che in altri villaggi contraddistinguono i buffet. Il prezzo, come per tutte le strutture Aurum, è tutto compreso. Se si vuole spuntare la tariffa migliore, occorre prenotare per tempo a febbraio-marzo quando escono sui giornali i primi annunci. Oppure aspettare e sperare nel last minute a giugno. Molto favorevoli le condizioni per le famiglie come la nostra: un bambino sotto i 18 anni è gratis, per il secondo lo sconto è del 50%. Già sul sito è possibile avere subito il preventivo complessivo. Noi abbiamo pagato circa 1.150 euro a settimana per tutti e quattro.

Stintino Godendo di un soggiorno di due settimane, abbiamo deciso di prendercela comoda. Alternando le giornate nel villaggio, con ritmi lenti e riposanti, alle escursioni in auto verso le mete più affascinanti della Sardegna del Nord. Il Villaggio è in posizione strategica nel mezzo del Golfo dell’Asinara: a occidente in mezz’ora di auto si arriva a Sassari o ad Alghero o a Stintino e da quest’ultimo porticciolo in venti minuti si raggiunge l’isola-ex penitenziario. Verso oriente, seguendo la costa, si possono scoprire infinite spiagge e calette. Santa Teresa di Gallura è a circa un’ora e mezza. In due ore si arriva a Palau e da lì ci si può imbarcare per la Maddalena o scorrazzare per la Costa Smeralda. Per le escursioni di un giorno (Maddalena, Costa Smeralda) il Villaggio provvede al cestino da viaggio.

Il nome Stintino deriva da “s’istintinu”, cioè l’intestino, il budello, lo stretto “fiordo” dove sorse il paese di pescatori sull’estremo lembo della Sardegna, in passato importante per le sue tonnare.

La spiaggia di Stintino detta “La pelosa” è una di quelle immagini da cartolina della Sardegna che ritrovi dappertutto (ad esempio è sulla copertina della guida di Dove). La torre sullo sfondo e acque trasparenti e cristalline. Arriviamo dopo trenta minuti di polverosa strada provinciale e ci accostiamo cauti, dopo aver “dribblato” albergoni e alberghetti che occupano lunghi tratti del litorale. Eppure lì – lasciata l’auto sul lungomare – il colpo d’occhio è davvero maldiviano. Ci si immerge in un mare indimenticabile, verde-azzurro trasparente, con i pesciolini che ti nuotano intorno alle caviglie. Si cammina così per decine di metri e davvero non c’è nulla da invidiare a destinazioni più chic (Sharm e Varadero comprese).

Asinara Dal porticciolo nuovo di Stintino partono le escursioni di un giorno verso l’Isola dell’Asinara. Le organizzano varie compagnie, noi scegliamo una coop, La Sinuaria, con guide esperte e autorizzate dall’ente parco. Il costo è sui 40 euro a persona per l’intera giornata (pranzo a sacco escluso) in nave più pullman. Pagando qualcosa in più si può fare l’escursione in fuoristrada o (con una differenza notevole) in barca (con pranzo). Sulla spiaggia di Stintino si possono contrattare con i privati anche tour solo intorno alle coste, ma ricordatevi che in molti punti la riserva è inviolabile e i gommoni non possono neanche avvicinarsi.

Dal ’94 l’isola non ospita più il supercarcere ed è oggi Parco Naturale: mantiene un aspetto selvaggio e ha un fascino tutto particolare all’interno. Poche strade sterrate sui 50 kmq totali e ambienti naturali incontaminati. E’ un rifugio ideale per rapaci, uccelli marini, mufloni e cinghiali per non parlare di varie rarità botaniche. Durante il giro e le varie soste adocchiamo proprio un paio di cinghiali intenti a scavare. Poi incontriamo i famosi asinelli, tra cui quelli albini, che danno il nome all’isola. Proprio all’arrivo si visita il laboratorio/ambulatorio dove specialisti curano le tartarughe marine ferite da ami ed eliche. Alla fine del giro scendiamo a Cala Sabina per un bagno indimenticabile in un’acqua cristallina. Pochi metri più su, con una vista mozzafiato sul mare, c’è una tettoia con tavolo e panche di legno e si può consumare il pasto. Attenzione: sull’isola non ci sono negozi, bar o ristoranti, quindi portatevi dietro tutto quello che vi può servire.

Un aspetto particolare della visita – oltre a quello ambientalista – è la possibilità di curiosare nel passato dell’Asinara. Il supercarcere di Fornelli è inaccessibile da un paio di anni: si può guardare solo dall’esterno la costruzione che ospitò mafiosi (Riina, Bagarella, Brusca) e brigatisti, oggetto di rivolte e di vicende drammatiche. Possibile invece la visita all’interno delle celle dell’altra struttura carceraria oggi dismessa, all’altro capo dell’Isola: si conserva persino una sala da barba con ancora le immagini sbiadite di donnine. In quell’area esiste ancora la costruzione di mattoni rossi (oggi caserma) che ospitò negli anni Ottanta Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (e i loro familiari) per la stesura dell’istruttoria del maxiprocesso contro la mafia. Una pagina della memoria importante, da non dimenticare. Sassari E’ la città più grande del comprensorio e merita senz’altro una visita. Nel centro storico il Duomo dedicato a San Nicola ha una facciata barocca notevole e non si può fare a meno di una passeggiata lungo corso Vittorio Emanuele che introduce al mondo dello shopping sassarese (è tra l’altro periodo di sconti). Peccato che la città sia tutto un cantiere aperto: l’emiciclo Garibaldi è una voragine (parcheggio in costruzione) e piazza d’Italia, col palazzo della Provincia in stile neoclassico è interamente assediata da ruspe e operai per lavori alla pavimentazione. Una segnalazione merita la Mostra permanente dell’artigianato che si trova all’interno dei giardini pubblici che danno sull’emiciclo. Fa parte del consorzio “Isola” che raggruppa l’artigianato locale ed espone i pezzi migliori delle varie coop: collane e altri gioielli ma anche vasi, terrecotte, tappeti e ricami. A prezzi abbordabili. Sempre in tema di shopping nei dintorni di Sassari vi sono diverse aree industriali e commerciali con almeno un paio di “mall” all’americana che meritano una visita (magari nelle ore di maggior caldo).

Alghero e le Grotte di Nettuno E’ la più spagnola tra le città sarde, anzi la più …Catalana, con tanto di targhe stradali bilingue.

Ha un centro storico delizioso, oltre al Duomo non si può mancare San Francesco col chiostro e una passeggiata sui bastioni con vista mozzafiato sul mare. Negozietti di tutti i tipi con un occhio di particolare interesse per il corallo rosso (ma da gennaio la Regione ha proibito la pesca).

Dal porto di Alghero parte una interessante escursione verso le Grotte di Nettuno: via mare (due le compagnie al lavoro con diversi orari, sul luogo si paga poi a parte l’ingresso di dieci euro) si aggira l’altissimo promontorio di Capo Caccia e si arriva a un moletto circondato da meduse per immergersi poi nel fantastico scenario delle stalattiti. I più coraggiosi possono anche arrivare via terra attraverso le centinaia di gradini (656 per l’esattezza) della “Escala del Cabirol”, la scala del Capriolo: a scendere magari il percorso sembra agevole ma chissà poi la risalita… Le grotte furono esplorate a partire dal ‘700 e ci riservano alcuni dei momenti più emozionanti del viaggio. Nel corso di millenni la natura ha forgiato vere e proprie sculture dalle forme più impensate e affascinanti: l’itinerario turistico è limitato a qualche centinaio di metri sul totale di vari chilometri di grotte ma è sufficiente ad emozionarsi. Il paragone più immediato è con le Grotte del Drago a Palma di Maiorca. Al ritorno la barca permette un giro panoramico dell’Isola Foradada. Nel “buco” della roccia c’è chi riconosce (?) il profilo di Dante Alighieri col suo nasone… Maddalena-Caprera Da Platamona si può percorrere la costa settentrionale fino alla Gallura, incontrando un’infinità di spiagge e calette. A metà circa del percorso, per la verità, si incontrano anche un numero inverosimile di curve, per cui chi ha bambini al seguito è bene che stia attento e pronto …A tutto. Ad ogni modo, superata Santa Teresa, si arriva a Palau, porta della Costa Smeralda. Dal porto ogni mezz’ora traghetti verso la Maddalena, la più grande delle sette isole dell’Arcipelago. Già la traversata è uno spettacolo indimenticabile così come l’arrivo nel porticciolo. Passeggiata piacevolissima (nonostante il caldo) sul lungomare e tra la piazza Umberto I e via Garibaldi. Una visita merita anche la chiesa di Santa Maria Maddalena con i due candelieri donati dall’ammiraglio Nelson. Dalla Maddalena è possibile una serie di gite verso le altre isole. Noi scegliamo il tour verso Caprera, collegata con un ponte e bus urbani (risparmiosi).

L’isoletta è legata indissolubilmente alla storia e al mito di Garibaldi che ne diventò esclusivo proprietario e vi morì il 2 giugno del 1882. Proprio per questo si è mantenuta pressoché intatta e incontaminata. Il clou della visita è il museo del “Compendio garibaldino” ricco di ricordi e cimeli, visita che si conclude poi all’esterno sulla tomba di rozzo granito dell’eroe dei due mondi. C’è persino una targa che ricorda la cavalla Marsala: lo accompagnò nel trionfale ingresso a Palermo, liberata dai Borboni.

Costa Smeralda E’ l’escursione più impegnativa, vista la distanza. Scegliamo stavolta non la litoranea ma la statale a 4 corsie che è la cosa che più s’avvicina a un’autostrada in tutta la Sardegna. Percorriamo quindi all’interno dell’Isola aree brulle e rocciose ma dal fascino incredibile, con saliscendi che ricordano le strade dell’Arizona. Uscendo infine a Olbia siamo all’altro capo della Costa Smeralda rispetto a Palau. Proseguendo sul lungomare incontriamo tante località alla moda e dei cui nomi sono pieni i rotocalchi, per arrivare infine a Porto Cervo e Porto Rotondo. In quest’ultima cittadina – proprio per poterlo raccontare – prendiamo una granita nella piazzetta (tonda pure quella) al modico prezzo di sei euro cadauna. Così come a Porto Cervo, la vera curiosità è lo struscio lungo i moli per ammirare yacht e panfili e imbarcazioni da spavento. Per il resto, lungo le scorribande in auto e un passaggio davanti al “Billionaire”, registriamo chilometri e chilometri in cui il mare si sente ma non si vede. E’ tutta una sequenza di alberghi, ristoranti, villette e villone, colate di cemento senza più tanto ritegno. E, a leggere i giornali, la nuova amministrazione della Costa Smeralda (in mano all’americano Tom Barrack) progetta ancora di peggio. La stessa Porto Cervo nel suo nucleo più antico rispetta quell’architettura neo-mediterranea che era nei piani originari (anni Sessanta) dell’Aga Khan ma l’insieme ha un che di artificiale. Tra piazzette, sottoportici e negozi griffati sembra di trovarsi in un paradiso da laboratorio, pari pari come l’area di un parco giochi tematico a Disneyland che riproduce una piazza “alla maniera di…”. La cosa più autentica è forse la chiesetta Stella Maris a Porto Cervo che merita una sosta e una preghiera. Insomma la Sardegna più autentica e affascinante cercatela altrove.

Nuraghi e smog Con la loro forma a tronco di cono i nuraghi costituiscono parte integrante del panorama della Sardegna, che ne annovera oltre 7 mila. Sono il simbolo della civiltà fiorita tra il 1800 e il 500 a. C. E che solo i Romani (pur tra lughe resistenze) riuscirono a spazzare via. Essendo fuori portata il complesso di Barumini, scegliamo per una visita-simbolo il Nuraghe di Santu Antine (Sant’Antonio), uno tra i più grandi e meglio conservati (è dell’VIII-IX secolo a.C.), a meno di mezz’ora da Sassari. E’ un nuraghe trilobato, cioè con tre torri laterali e una grande torre centrale, in origine circondato da un villaggio di capanne. Colpisce soprattutto la cosiddetta costruzione “a secco” cioè la collocazione degli enormi massi uno sull’altro senza utilizzo di altri materiali, un metodo che ricorda quello utilizzato nell’Antico Egitto. A Santu Antine la visita è emozionante: si possono ispezionare tutte le torri e i bastioni di collegamento: grazie anche a un ottimo sistema di illuminazione si respira un’atmosfera magica. Come in altre aree archeologiche o monumenti troviamo guide, bookshop e assistenza. Peccato che il negozio sia ospitato in una costruzione in muratura di epoca moderna che è un pugno nell’occhio… Stesso dubbio viene nei pressi del paesino di Castelsardo, dove la famosa roccia dell’Elefante si trova praticamente a un metro dal nastro d’asfalto della strada. Foto e sosta d’obbligo ma c’è da chiedersi: qualcuno ha pensato al danno che possono fare alla lunga smog e vibrazioni delle auto? Dove non hanno potuto millenni di storia, chissà l’uomo moderno… Se siete vicini a Castelsardo ricordate che la fortezza (XII-XIV secolo) merita una visita non foss’altro che per la vista mozzafiato da lassù. E che i negozi nei dintorni (corallo e artigianato) hanno probabilmente i prezzi migliori della zona.Altre rocce ideali per il “photo point” sono sparpagliate ovunque, da quella dell’Orso a quella del Fungo (dentro Arzachena).

Chiese e mucche Dopo la caduta dell’Impero Romano, dopo l’anno Mille, mercanti, soldati e predicatori pisani e genovesi entrarono in contatto con la cultura dell’Isola. Le chiese romaniche del Nord della Sardegna, il cosiddetto “Logudoro”, sono il frutto di quest’incontro, un “unicum” in Italia. Anche qui abbiamo la possibilità solo di una visita “a campione” e scegliamo la SS. Trinità di Saccargia, con la sua imponente mole bianca e nera, che si staglia accanto alla strada,e gli straordinari affreschi dell’abside. Peccato che il gigantesco campanile non sia visitabile. Il tutto a pochi chilometri da Sassari. Vuole una leggenda che intorno al 1100 una mucca si inginocchiava sempre in un punto della campagna, come in preghiera. E proprio lì una nobile famiglia fece costruire la chiesa. In uno dei capitelli del portico si nota proprio la mucca… Gastronomia-L’avventura Dal pane carasau al vino cannonau, al mirto (cercate non quello industriale che si trova ovunque ma quello artigianale), al porceddu (maialino), alle tante varietà di pesce, ai dolci come pardulas e seadas, alla fregula (pasta di semola lavorata che ricorda un po’ il cous cous) con le arselle. Insomma, aspra e semplice ma gustosa e piena di sapori, la cucina sarda rimane nel ricordo. Oltre alla cucina del Villaggio, abbiamo provato qua e là diversi assaggi che nelle papille gustative ci hanno lasciato il marchio “Sardegna” tanto quanto il mare e i monumenti. Una tra tutte: alla Maddalena abbiamo scelto un ristorante, “L’Avventura”, per gustare l’astice alla catalana (olio, limone, pomodoro e cipolla): un “bestione” di quasi tre chili che il cameriere ci presenta al tavolo con le sue chele in movimento e poi torna succulento dentro un’enorme zuppiera. Un’avventura gastronomica da non dimenticare. E una chela che abbiamo portato a casa: oggi è in mostra su un mobile, come un trofeo di caccia d’altri tempi…



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