La bellezza del mare e dei paesaggi naturali, il fascino dei paesini dimenticati dal tempo, le avventure in scooter alla ricerca di calette deserte e la bontà della cucina già apprezzati a Santorini e Karpathos ci portano anche quest’anno a ...
La bellezza del mare e dei paesaggi naturali, il fascino dei paesini dimenticati dal tempo, le avventure in scooter alla ricerca di calette deserte e la bontà della cucina già apprezzati a Santorini e Karpathos ci portano anche quest’anno a scegliere le isole greche come meta delle nostre vacanze estive.
La scelta ricade su due isole dell’Egeo nord-orientale: la già nota Samos, rigogliosa patria di Pitagora ad un passo dalla Turchia, e la meno conosciuta Ikarìa, l’isola di Icaro e Dionisio, ma anche delle capre e dei giovani hippy greci.
Il volo con la compagnia Neos parte alle 7:10 di mattina dall’aeroporto Catullo di Verona. Arriviamo 2 ore e mezza prima della partenza e già ci troviamo in fondo ad una fila piuttosto lunga ai 2 banchi del check-in. La spossante lentezza della coda è dovuta al fatto che la gran parte dei viaggiatori non ha rispettato il limite dei 15 kg per il bagaglio da stiva e quindi, una volta giunto al banco del chek-in, protesta indignata per i 10 euro che vengono addebitati per ogni chilo in eccesso e si adopera in improbabili tentativi di alleggerire il ricco guardaroba da viaggio togliendo qualche innocente T-shirt da pochi grammi. Dopo la lenta coda al check-in poteva forse mancare quella al controllo del bagaglio a mano per entrare nella zona dei gate? Ovviamente no, e così riusciamo a malapena a ingoiare in tutta fretta cappuccino e brioche al bar prima dell’imbarco (acquistiamo anche mezzo litro d’acqua a ben 2,50 euro allo stesso bar e restiamo vagamente disgustati dalla sfacciataggine dei bar che si trovano nella zona dei gate e approfittano del fatto che non si possono portare con sé liquidi dopo il controllo del bagaglio a mano).
L’aereo arriva puntuale all’aeroporto di Samos e ci portano subito all’albergo dove trascorreremo la prima notte “di transito” in attesa di prendere il traghetto per Ikarìa il giorno successivo. L’hotel Paradise a Samos città non è neanche lontanamente all’altezza né del nome né delle sue 3 stelle. Le stanze, soprattutto al piano terra, sono piccole e tristi e aleggia un odore poco piacevole. Si trova in una parallela del lungomare, ma intorno si vedono solo edifici fatiscenti e in rovina. Per non farci impressionare negativamente da questo primo impatto con l’isola, usciamo immediatamente a noleggiare uno scooter.
Raggiungiamo la spiaggetta cittadina di Gagou a nord della capitale, una piccola baia attrezzata e ben curata, separata dalla strada da un muretto orlato da maestose palme. Non esattamente la spiaggia deserta e selvaggia, ma per essere una spiaggia cittadina il colore del mare è sorprendente e la spiaggia di sassi molto pulita (grazie al gestore, un ragazzotto tarchiato col cappello da cowboy, che passa tra gli ombrelloni non solo a riscuotere i consueti 5 euro per l’uso di 1 ombrellone e 2 lettini dotati di cuscinetto per la testa, ma anche a portare ad ogni ombrellone piccole ciotole di terracotta per buttare i rifiuti – un’attenzione per la pulizia che, ahimè, non abbiamo potuto notare in nessun’altra spiaggia dell’isola). La taverna bianca e blu che si trova dietro la spiaggia dove lavora lo stesso ragazzo che gestisce gli ombrelloni serve il gyros pita più buono che abbiamo mai mangiato in Grecia (e costa solo 2,50 euro!). La taverna è aperta anche di sera e ha un menù molto ricco. Sicuramente varrebbe la pena provare anche gli altri piatti.
Proseguiamo verso nord alla ricerca delle altre spiagge segnate sulla utilissima cartina che viene distribuita ai turisti e, dopo aver doppiato il primo promontorio, prendiamo una strada sterrata sulla sinistra che prosegue lungo il secondo promontorio fino a raggiungere la spiaggia di sabbia di Livadaki (che però non è segnata sulla cartina, ma è segnalata lungo la strada). Ci accoglie una spiaggia di sabbia molto carina e attrezzata (non te lo aspetteresti venendo da quel lungo sterrato polveroso). Il mare è cristallino, alle spalle della spiaggia ci sono una taverna, un bar e un campo da beach volley. Se non fosse per la musica dance che rimbomba dalle casse del bar e che risulta insopportabile per chi, come noi, si è alzato alle 2 di notte ed è quindi leggermente provato dalla giornata di viaggio, avremmo trovato il nostro angolo di paradiso