Mosca in inverno

Chi programma un viaggio in Russia ed in particolare a Mosca ha sempre la testa imbottita di una miriade di stereotipi ed interrogativi. Come ottenere il visto turistico d’ingresso? Qual è la realtà locale? esistono effettivamente grossi problemi di sicurezza? ...

  • di goku
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Chi programma un viaggio in Russia ed in particolare a Mosca ha sempre la testa imbottita di una miriade di stereotipi ed interrogativi. Come ottenere il visto turistico d’ingresso? Qual è la realtà locale? esistono effettivamente grossi problemi di sicurezza? i tassisti sono tutti imbroglioni? non parlare russo rappresenta un handicap serio? Anche noi ovviamente nutrivamo le stesse paure e preoccupazioni, alcune si sono rivelate giustificate altre meno. Ma andiamo con ordine: problema n°1 il visto d’ingresso: un avventura perigliosa che richiede coraggio e pazienza (ovviamente solo per chi si organizza in autonomia come noi, altrimenti è tutto relativamente più semplice). Innanzitutto prima di recarsi in consolato sono necessari una lettera d’invito originale con convalida del Ministero degli esteri Russo e un assicurazione medica, riconosciuta in Russia, valida per tutta la durata del soggiorno. Il giorno fatidico ci presentiamo al Consolato di Genova con la lettera d’invito da parte dell’Hotel Ukraina, un’assicurazione medica europe assistance, una foto tessera, 30€ in contanti e ovviamente il passaporto in corso di validità. Compiliamo 3 formulari, consegniamo i soldi, i passaporti e dopo una settimana otteniamo finalmente il lasciapassare.

Per quanto riguarda il volo troviamo un Milano-Mosca con Alitalia pagato 244€ a testa.

LUNEDI 6 MARZO Partiamo da Malpensa alle 11.05 e dopo un volo tutto sommato soddisfacente atterriamo a Mosca Seremetevo alle 16.45 (+ 2 ore di fuso). Il controllo passaporti e il passaggio alla dogana si rivelano esperienze esasperanti e snervanti, con file lunghissime ed immobili con controlli ferrei e glaciali.

Usciamo dallo scalo dopo circa 1,5 h completamente stremati e per non farci mancare niente iniziamo una guerra tariffaria con i “famosi” tassisti moscoviti. Partendo dalla loro prima richiesta di 100$ arriviamo ad un accordo per 40$, ma che fatica... Usciti dalla zona aeroportuale colpisce fin da subito la lunga sequenza delle iper cementificate periferie cittadine, per poi arrivare in una giungla di macchine e di traffico mano a mano che ci si avvicina al centro. Dopo 45 minuti di taxy vediamo da lontano l’inconfondibile sagoma dell’Hotel Ukraina, uno dei 7 immensi grattacieli staliniani. Salutiamo il tassista e con i nostri bagagli entriamo in questo bizzarro edificio degli anni trenta. Ci accoglie una bellissima hall in marmo bianco con un immenso scalone interno e un soffitto affrescato in stile realismo socialista. Superiamo la hall e andiamo a fare il check-in lasciando i passaporti per farceli validare (non dimenticatelo!!). Saliamo in camera (niente di eccezionale vista l’eleganza dell’Hotel), disfiamo i bagagli e decidiamo di uscire subito per dare una prima occhiata alla città.

La temperatura esterna si aggira intorno ai -5°, ma tutto sommato si sopravvive! Il nostro Hotel si trova sulla Moskova di fronte alla Casa Bianca, ma senza mezzi propri, raggiungere il centro non è semplicissimo, quindi, visto che è il primo giorno in città, decidiamo di farci portare da un taxy (di fronte all’Hotel ce ne sono fermi a decine...) in Arbatskaja Pl. Da dove iniziamo a conoscere Mosca girando lungo la Vecchia Arbat, una graziosa strada pedonale molto animata, ritrovo dei giovani moscoviti e degli artisti di strada.

Facciamo un giro stando attenti a non scivolare sui lastroni ghiacciati, quindi vista l’ora (le 8 di sera) decidiamo di andare a mangiare e seguendo i consigli della Routard optiamo per Il Ristorante Barvikha in Bolshoy Nikolopeskovskij pereulok 8 (angolo Arbat), una casa russa che sembra un piccolo maniero. Mangiamo bene e spendiamo intorno ai 25€ in due; il problema è stato il menu scritto solo in cirillico e il cameriere che non parlava una parola d’inglese, quindi ordinare qualcosa di conosciuto era quanto mai impervio. Abbiamo risolto ricorrendo alla guida sia per la scelta del cibo che per la pronuncia (pirozky ai funghi e di carne, pelmeni, vodka)

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