Romania fuori dagli schemi

Itinerario di viaggio alla ricerca dei siti UNESCO fra la Transilvania, il Maramures e la Bucovina

  • di viaggiatori2000
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Nel suo libro Danubio Claudio Magris descrive le città dell’enclave tedesca in Transilvania (le cosiddette Siebenbuerger, cioè Sette Castelli) come il prototipo della città tedesca presente nell’immaginario collettivo, che oggi in Germania non si trova più. Racconta Magris “… le piazze di Sibiu-Hermannstadt e di Brasov-Kronstadt, immagini di una tradizione tedesca che in Germania forse non esiste più, sono, come gli acquedotti o gli archi romani, il sigillo di una civiltà unitaria che ha dato un volto all’Europa centrale”.

È da questa suggestione culturale, alla ricerca delle testimonianze di questa impronta centro-europea, che nasce la curiosità di conoscere qualcosa di più su questo frammento di storia europea (popolazioni tedesche che si sono stabilite in Romania fin dal 1200), per poi provare a organizzare un viaggio in Romania, perché l’Europa può continuare a stupirci con la sua ricchezza, qualche volta un po’ nascosta, se non misconosciuta.

Le testimonianze di chi ci ha preceduto ci convincono che la meta è interessante per quelli che sono i nostri canoni di viaggiatori. Per cominciare a tracciare un itinerario scegliamo come filo conduttore luoghi e beni dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Questa opzione ci porta a individuare tre regioni ricche di testimonianze artistiche, storiche ed etnografiche, cui si aggiungerà, strada facendo, una componente bucolica che possiamo definire come “la dolce campagna rumena”. Le tre regioni sono il Maramures, la Bucovina e la Transilvania.

Oltre a tutte le informazioni che si reperiscono in rete, ci affidiamo alla solita Lonely Planet (che si rivela ancora una volta deludente) e prima di partire leggiamo il libro Lungo la via incantata di William Butler che, immediatamente dopo la caduta del comunismo, ha visitato il paese e ha poi vissuto diversi anni tra il Maramures e la Transilvania, condividendo la vita quotidiana con i contadini, gli zingari, le popolazioni di lingua tedesca, oltre a occuparsi della tutela di alcuni beni storico-artistici. Pur se l’autore, a mio avviso, ha un atteggiamento eccessivamente romantico e nelle sue affermazioni/giudizi a volte sembra non tenere conto di un semplice senso di realtà, il racconto della sua esperienza fornisce una chiave di lettura utile al viaggiatore.

Il Maramures

La nostra amica Laura ci aveva consigliato: non perdetevi il Maramures.

La regione si trova al confine con l’Ucraina e ha una chiara impronta agricola, di un’agricoltura ancora non meccanizzata: il fieno viene falciato a mano e raccolto in grandi covoni che caratterizzano il paesaggio, si pratica l’allevamento brado e nei villaggi si incontrano senza problema galline che razzolano per la strada. I campi sono raggiunti con carretti tirati da uno o due cavalli e non è raro, a sera, incontrarli pieni di fieno, con i contadini appollaiati in cima.

Le tradizioni sono molto sentite e la domenica le donne si recano alla funzione religiosa indossando gli abiti tradizionali, gonne colorate, camicia immacolata e foulard in testa, senza disdegnare scarpe moderne, tacco dodici. Ma abbiamo incontrato qualcuno che calzava le opinḉi, così simili a quelle dei pastori ciociari che oggi scendono in città nel periodo natalizio per suonare la zampogna.

L’artigianato del legno è presente e ancora molto importante. Le fattorie, i poderi presentano importanti cancelli di legno intagliato, tipici di questa regione - non li abbiamo incontrati altrove - con una porta grande che consente di far entrare il carro e una più piccola per le persone. Ed è ancora la costruzione in legno che caratterizza le chiese tradizionali, dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, che in alcuni casi presentano significativi dipinti all’interno, con scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, semplici e con un chiaro intento didattico per i fedeli. I cartigli in caratteri cirillici le rendono quasi dei fumetti. In alcuni casi ricordano la pittura sognante di Chagall. Alcune di queste chiese prevedono l’ingresso a pagamento, altre a offerta libera. Gli orari di apertura sono diversificati, spesso è prevista una pausa all’ora di pranzo. A volte un numero di telefono affisso alla porta d’ingresso consente di chiamare il custode con le chiavi. Noi ne abbiamo visitate diverse nei villaggi di Desesti, Budesti, Calinesti, Ieud, Barsana, Botiza, Surdesti. In alcuni di questi villaggi sono presenti piccoli “musei” che espongono oggetti tradizionali: lavori in legno, ricami colorati, giacche in pesante lana cotta, ceramiche, tappeti tessuti a mano. Spesso si tratta di iniziative private di persone che allestiscono a questo scopo un paio di stanze della loro casa e ti invitano con gentilezza a entrare. Poi cercheranno di venderti qualche oggetto e dopo la prima esperienza si riesce a scantonare e a declinare le loro offerte. Il senso dell’ospitalità è comunque molto spiccato e in qualche caso ci è stato offerto qualcosa da mangiare che la padrona di casa stava preparando: un’ottima pasta lievitata e fritta, ancora calda, per esempio

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