Partenza il 6/9/2014 · Ritorno il 10/9/2014
Viaggiatori: 3 · Spesa: Da 500 a 1000 euro

Roma, il passato... è presente

di MICAROX - pubblicato il

Io e la mia famiglia abbiamo alloggiato presso l’hotel Tiberio che si trova dietro il Vaticano, scelto perché facilmente raggiungibile con l’auto e dotato di parcheggio interno gratuito, prenotato su Booking che ci ha fatto uno sconto del 30% sul prezzo già ribassato. Inoltre, offre ai clienti un servizio di bus navetta con due fermate, una ai musei vaticani e l’alta davanti al palazzo di giustizia, ha vicino sia la fermata d’autobus sia quella del treno regionale, che noi abbiamo trovato comodissimo (grazie anche ai proverbiali ritardi dei treni che più di qualche volta sono tornati utili). La prima mezza giornata era di sabato con prenotazione on-line obbligatoria per le ore 17.00 alla Galleria Borghese. Lasciata l’auto in hotel abbiamo preso il treno regionale in ritardo di 10 minuti e dunque preso per un soffio e scesi alla prima stazione Valle Aurelia per prendere la linea A del metrò e scendere alla fermata Flaminio. Infatti, la ns. prima tappa era Piazza del Popolo, ben visibile attraverso l’omonima porta (l’antica Porta Flaminia) che si vede usciti dal metrò. L’impatto con la grande piazza, l’obelisco Flaminio (il più antico di Roma) e le due chiese di Santa Maria del Montesanto e dei Miracoli in fondo a separare le arterie principali dello shopping è stato notevole, e visto che le chiese non erano ancora aperte (aprono alle 16.00) ne abbiamo approfittato per mangiare un gelato, e goderci le fontane del Valadier e l’animazione nella piazza, tra artisti seduti nel vuoto e mimi. Le due chiese sono così diverse dalle solite che siamo abituati a vedere per la loro forma ellittica con nicchie laterali (6 per la chiesa degli artisti e 4 per quella dei Miracoli) che ci hanno piacevolmente sorpreso. E come attirati da una forza sconosciuta ci siamo inoltrati per via del Corso, animata più dai turisti che dai romani, con negozi che rilasciavano aria fresca che, vista la calura era molto gradita, e ogni tanto ci infilavamo dentro a qualche chiesa, come quella di San Giacomo, addobbata per un matrimonio e molto simile alle altre due di piazza del Popolo o la basilica dei SS. Ambrogio e Carlo con marmi policromi e un ricchissimo soffitto a volta. Mentre camminavamo tra i vari negozi e chiese, non ci siamo accorti di aver superato via Condotti per andare in piazza di Spagna, la ns. seconda meta. Nessuna paura, se tutte le strade portano a Roma, molte portano a Piazza di Spagna e così presa via del Tritone, dove abbiamo riempito la bottiglia d’acqua alla fontanella nell’omonima piazza e tagliato per via due macelli ci siamo ritrovati nella famosa piazza che … ci ha deluso molto. Sapevano che la famosa fontana “barcaccia” era in ristrutturazione e dunque coperta, che stavano restaurando anche la chiesa di Trinità dei Monti, e che in piena estate non ci sono i fiori lungo la famosissima scalinata, ma la nostra delusione è stata forte. Va ben, ci siamo detti, abbiamo visto la barcaccia senza acqua, cosa che in pochi possono dire di aver visto, e con questa magra consolazione ci siamo diretti alla chiesa di Trinità dei Monti per vedere la bellissima Deposizione di Cristo e tutto il ciclo di affreschi di stile Manierista, purtroppo anche l’interno era ricoperto per gran parte dalle impalcature e così, ci siamo consolati con una foto su via Condotti vista dall’alto. Avevamo ancora mezz’oretta prima della visita alla Galleria Borghese e l’abbiamo trascorsa passeggiando nell’immenso parco tra fontane, laghetti e chiostri. La biglietteria della Galleria si trova sotto la scalinata, dove ci sono anche i bagni e un piccolo bar. Che dire di questo museo, organizzato in modo davvero ottimo, con l’obbligo della prenotazione, c’è la giusta quantità di visitatori che ti permette di fotografare le bellissime statue del Canova, del Bernini e di tanti altri artisti, senza confusione e calca, di gustarti appieno l’atmosfera che dentro vi si ricrea. Sono venti piccole stanze su due piani che in un paio di ore si visitano bene e per chi vuole c’è anche l’audio-guida, noi invece ci siamo arrangiati con quanto è pubblicato sul sito http://www.galleriaborghese.it/borghese/it/default.htm. Davvero molto bella questa Galleria, anche per chi non è un cultore dell’arte, come mio marito.

Quando siamo usciti, i piedi ci dolevano un po’ e rifare tutto il parco fino al Pincio non era il massimo, così abbiamo preso il trenino che ferma proprio davanti alla Galleria e che con € 3,00 a testa il quale ha portati in questa famosa terrazza per rivedere la nostra prima tappa, piazza del Popolo, dall’alto con il sole che tramontava. Per chi vuole all’interno del parco si possono noleggiare biciclette, tandem, Segway, carrozze con cavalli, ecc. Una volta scesi dalla terrazza del Pincio, abbiamo passeggiato fino a Montecitorio, piazza Colonna, galleria Alberto Sordi e ultima tappa alla Fontana di Trevi. Anche questa famosa attrazione di Roma era senz’acqua e ricoperta da un’impalcatura per il restauro, comunque la vivacità non ne ha risentito e ci siamo gustati un ottimo gelato al limoncello. Oramai era scesa la notte e la stanchezza della giornata ci ha portati verso la fermata del metrò di piazza Barberini. Arrivati in hotel, avevamo un certo languorino che il gelato non aveva placcato del tutto e così ci siamo serviti del ristorante, buon cibo e prezzi in linea con i vari ristorantini di Roma.

La domenica, visita al museo dell’Ara Pacis e a Castel Sant’Angelo e soprattutto la benedizione di Papa Francesco (altrimenti le nonne non ci avrebbero più rivolto la parola). Prima domenica del mese e dunque musei statali gratuiti, così dopo una fila di 15-20 minuti è iniziata la ns. visita al sepolcro dell’imperatore Adriano, avamposto fortificato, carcere e residenza papale. Insomma un edificio che racconta la storia di Roma negli ultimi 2000 anni. Anche per questa visita ci siamo arrangiati con quanto scritto nel sito http://www.castelsantangelo.com/visita.asp. All’interno c’era una mostra incentrata sulla religiosità e, infatti, molti turisti erano preti e suore, e anche loro spingono. Dalle terrazze si gode una bellissima vista su Roma e San Pietro, munitevi di una piantina del castello, altrimenti si rischia di non visitarlo tutto e saltare le stanze più belle e il piccolo cortile interno che viene usato ancora oggi per i concerti. Usciti quando mancavano 15 minuti alle dodici, siamo corsi in piazza San Pietro e per mezz’ora sotto il sole abbiamo ascoltato il Papa riempiendoci gli occhi con la maestosità del colonnato del Bernini. Con una passeggiata a piedi, passando davanti al palazzo di Giustizia, gustandoci una granita lungo il Tevere siamo arrivati all’edificio bianco di Renzo Piano che contiene l’Ara Pacis, e che ospitava la mostra allestita nelle stanze sotterranee “L’arte del comando. Eredità di Augusto.” All’entrata c’è un plastico che riproduce il campo Marzio e dov’era situata l’Ara Pacis. In qualche modo mi ha riportato con la memoria al Pergamun Museum di Berlino dove si trova l’altare di Pergamo, con i muri ricoperti di sculture a raccontare una storia passata, sebbene l’Ara Pacis sia molto più piccolo. Anche l’allestimento della mostra (che si conclude proprio oggi) ti accompagna attraverso i secoli, dove l’arte del comando si rifà ai predecessori fino appunto all’età Augustiniana. All’uscita del museo c’è il mausoleo di Auguto, in restauro e ricoperto di erbacce e a noi sembra in grave stato di abbandono. Una vera tristezza, ma non perdiamoci d’animo: piazza Navona ci aspetta e perché prendere un autobus per andare fino alla piazza? Meglio passeggiare tra le viuzze di Roma, almeno così si trovano le fontanelle per riempiere le nostre bottigliette d’acqua che si prosciugano alla velocità della luce. Sulla nostra strada incrociamo il Pantheon e accompagnati dai tanti turisti ci mettiamo in coda. Una coda che defluivano dentro in maniera veloce. Per questa attrazione di Roma mi ero premunita di alcune righe sulla storia e scaricato gratuitamente un audio-guida da internet http://www.italyguides.it/it/roma/audioguide/ipod_mp3/ipodguides.htm. Non ci sono parole per descriverlo, il Pantheon è unico ed è grandioso, e non si può saltarne la visita. Da qui a Piazza Navona, ci sono pochi passi che appare dalle viuzze all’improvviso, inondata di luce, piena di gente con la sua forma ellittica a ricordare la forma dello stadio di Domiziano che qui vi sorgeva. La cosa che ci colpisce subito è la fontana dei 4 fiumi: imponente e maestosa con sullo sfondo la chiesa di Sant’Agnese in Agone con i due campanili, che apre i cancelli proprio quando arriviamo noi. Ne approfittiamo per entrarci e rinfrescarci, godendoci la bellezza di questa chiese a croce greca. Riposati, decidiamo di proseguire per campo dei Fiori, che però non ci dice molto e palazzo Farnese dove facciamo la foto di rito. Questo ci da l’occasione di passare anche davanti a palazzo Spada e intravvedere dietro una porta di vetro la famosa galleria prospettica, ma rimandiamo a un’altra volta la visita di questa famosa galleria, perché dobbiamo visitare i resti di Torre Argentina o per meglio dire il rifugio dei gatti. In effetti, i resti sembrano un po’ abbandonati a sé stessi, ma visto che ci eravamo prefissati come titolo del viaggio “Roma l'antica” non potevamo saltarli e poi con l’aiuto delle spiegazioni scaricate da internet, abbiamo capito dove Giulio Cesare fu ucciso. Finalmente, camminando lungo via delle Botteghe Oscure arriviamo alla meta finale di oggi, ossia Piazza Venezia, Campidoglio e l’Altare della Patria (o Vittoriano). La prima cosa che ci colpisce è la ripida scalinata che sale alla chiesa di Aracoeli, ma la lasciamo da parte per salire invece la scalinata, più dolce, che ci porta in Campidoglio, da cui si ha una vista mozzafiato sui fori romani e sulla colonna di Traiano. Vederli mentre il sole scende all’orizzonte, è davvero affascinante, ma perché non salire più in alto e vederli ancora meglio? Così prendiamo le scale che si trovano a sinistra rispetto il municipio di Roma e saliamo al Vittoriano, ma, visto che la chiesa di Aracoeli è illuminata per un imminente matrimonio, ne approfittiamo per entrare e fotografare, infatti, terminata la funzione, le luci vengono spente e si perde molto del fascino di questa bella chiesa e dei suoi dipinti. Simpatica è la seconda cappella di sinistra adibita al presepio. Usciti dalla chiesa, ci dirigiamo sulla terrazza e ne approfittiamo, visto che l’ascensore oggi è guasto, di gustarci una bibita fresca al bar che lì vi si trova (i prezzi sono normali), prima di visitare il museo del Risorgimento che c’è all’interno dell’Altare della Patria. E’ un piccolo museo gratuito, che secondo noi dovrebbe essere visitato soprattutto dalle scolaresche, perché contiene tante foto e descrizioni dei giovani che hanno creduto nell’unità dell’Italia. Mia figlia l’ha molto apprezzato, come pure il piccolo museo dell’immigrazione (anche questo gratuito) che c’è al pian terreno e che contiene foto, cartoline e racconta i viaggi dei nostri avi in cerca di fortuna. Purtroppo il sacrario delle bandiere era ahimè già chiuso (chiude alle 15.00), ma va ben, ci consoliamo con delle belle foto di piazza Venezia, prima di dirigerci verso la Fontana di Trevi perché qualcuno aveva fame. Abbiamo mangiato al ristorantino Allegro Pacchino, via dei Crociferi, un primo (buono), due secondi di carne (la tagliata era un po’ grassa, mentre i petti di pollo alla griglia erano nella norma), acqua e un bicchiere di vino per poco meno di € 50,00. Visto che, non avevamo camminato abbastanza, abbiamo deciso di salire al Quirinale nella speranza di un caffè offerto dal Presidente e sua moglie, ma c’è andata male e ci siamo consolati con la vista di Roma in notturno. Abbiamo preso il metrò a Piazza Barberini e siamo tornati in hotel per coricarci, perché l’indomani ci aspettava un tour nella città del Vaticano.

Per fortuna non abbiamo dovuto fare la fila sotto le mura vaticane come le migliaia di persone che erano in attesa da metà di via Leone IV. Avevamo prenotato on-line la visita e l’audio-guida ai musei vaticani per le 9.30, ma siamo riusciti a entrare una ventina di minuti prima e saliti al secondo piano, senza fare fila, abbiamo preso i biglietti in sostituzione della prenotazione e le audio-guide prima di entrare nel museo vero e proprio. Che dire, troppo da vedere: i primi musei fino a quello etrusco si potevano visitare abbastanza tranquillamente, dalla Galleria degli Arazzi fino alla Cappella Sistina, si veniva trasportati dalla folla e nonostante i ripetuti inviti al silenzio, era quasi impossibile ascoltare l’audio-guida. Sinceramente troppa confusione e troppe persone, che non ci hanno fatto gustare i dipinti di Raffaello e di Michelangelo; dovrebbero istaurare un numero chiuso come a Galleria Borghese. Vista l’ora, erano le 14.00, abbiamo mangiato un trancio di pizza con bibita al bar dei musei Vaticani (4,50 €), prima di metterci in coda per visitare la Basilica di San Pietro. La coda ci aveva spaventato, perché arrivava fino alla fine del colonnato del Bernini, ma si muoveva velocemente e in meno di 15 minuti siamo entrati nella Basilica, muniti di piantina, didascalie e audio-guida scaricate da internet. Che dire anche questa fermata ci ha lasciati senza fiato, nonostante io e mio marito l’avessimo già vista, ogni volta ci affascina. Da qui abbiamo preso il metrò per andare a visitare le terme di Diocleziano che si sono in parte salvate, grazie al fatto che il tiepidarium è stato trasformato nella chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. La chiesa ci ha trasmesso un grande senso di pace e tranquillità. E’ stata uno degli ultimi lavori di Michelangelo che ha realizzato la navata dove una volta c’era il Frigidarium, utilizzando alcune colonne romane per sorreggere il soffitto formato da 3 grandi volte a crociera. Impressionanti sono le antiche colonne dal diametro di oltre 150 cm e alte 14 m. che ci danno un’idea di cosa dovessero essere queste terme. La piscina scoperta di acqua fredda (natatio) è stata usata per metterci l’abside. Altre cose che ci hanno molto colpito sono state il bellissimo organo di Formentelli e la meridiana posta dinanzi alla tomba del maresciallo Diaz, che attraversa la chiesa e che riporta i segni zodiacali a cui corrispondono le costellazione e che segna il tempo che passa. Se avete tempo, vi consigliamo di fermarvi a visitarla e di uscire dalla cappella di S. Teresa del Bambin Gesù, dove sono conservati grafici, disegni e fotografie che spiegano la trasformazione dalle terme di Diocleziano alla chiesa attuale. Alle 17.00 avevamo appuntamento a Palazzo Valentini per visitare le Domus Romane. La visita si deve prenotare on-line (http://www.palazzovalentini.it) e dura circa un’ora e mezza. Sicuramente da non perdere se si vuol capire come vivessero i romani una volta, infatti, la voce narrante di Piero Angela spiega ciò che man mano viene illuminato nella sottostante Domus (si cammina sopra al vetro). Alla fine della visita ci si siede in una piccola sala a visionare un breve documentario che spiega la colonna traiana, perché prima di uscire la si può vedere a 2 metri di distanza, infatti il percorso sotterraneo si snoda verso i fori romani. Siamo usciti tutti felici, perché non ci aspettavamo di essere catapultati 2000 anni addietro. Andateci perché ne rimarrete entusiasti. Palazzo Valentini è vicino a Piazza di Spagna e così abbiamo fatto un giro nella Galleria intitolata a Sordi e cenato all’OSTERIA ALLORO in via Di Santa Maria in Via (3 primi piatti buoni con un litro d’acqua e un bicchiere di vino per circa € 50,00). La serata è terminata con una passeggiata tra le viuzze del centro mangiando un gelato e col rientro in hotel.

Il quarto giorno ci svegliamo pronti ad affrontare i leoni ops, volevo dire il Colosseo e i fori romani/Palatino. Arriviamo davanti al Colosseo con la ns. prenotazione on-line e gentilmente una ragazza dello staff ci invita ad andare a fare i biglietti ai fori per evitare code e così, visto che eravamo lì e l’enorme fila di persone che volevano entrare al Colosseo, abbiamo iniziato dal Palatino. Era la prima volta che vedevo il Palatino e dunque è stato grandioso poterlo visitare con pochissime persone per gustarne appieno la maestosità dei resti. Non mi soffermerò a spiegarvi cosa si vede, vi consiglio di fare come noi e di partire con la visita da quella che solitamente è la parte finale. Le varie costruzioni sono spiegate da cartelli posti in punti strategici, altrimenti potete scaricare una guida da http://www.archeoroma.com/palatino.htm. Purtroppo la visita alla casa di Livia e Augusto sarà per un’altra volta, in quanto le prenotazioni (obbligatorie) iniziavano dal 18 settembre. All’inizio della visita del Palatino, quando ci si trova sulla Domus Augustana si ha una bella foto del circo Massimo. Una volta arrivati ai Fori Romani, ci siamo trovati sommersi dai turisti e dalle loro guide. Alle 2 pomeridiane, il sole caldo e la stanchezza ci hanno portato al Colosseo che abbiamo visitato in un’oretta approfittando anche della mostra all’interno per rinfrescarci un po’. Però, che fascino nonostante i suoi 2000 anni, soprattutto ora che è stato ripulito. La Domus Aurea era in restauro e chiusa al pubblico, ed è stato meglio così, perché eravamo davvero sfiniti. Una granita vicino alla colonna di Traiano, gustata seduti sulla scalinata di via Magnanapoli ci ha ricaricati. E qui purtroppo, la cafonaggine romana si è fatta sentire appieno: mio marito si era seduto in un bar Caesar Pizza a mangiare una pessima insalata di riso quando mia figlia si è avvicinata, invita da suo padre per assaggiarne un po’ e la cameriera/titolare, l’ha scacciata in malo modo, parlandole in un pessimo inglese. Quando con lo sguardo l’ho fulminata e in italiano gli ho risposto per le rime, si è scusata, ma ciò non toglie il gesto arrogante e poco carino verso un turista straniero.

Riposati e ristorati siamo pronti per affrontare la basilica di San Giovanni in Laterano e il suo Monastero. La piazza enorme e la maestosità della chiesa lasciano senza fiato, ma ancor più bello a nostro parere, è stato il monastero, un po’ nascosto dietro alla chiesa sul lato destro. In effetti, si capisce perché sia definita la “madre di tutte le chiese del mondo”. Ma la giornata non è ancora finita. Dobbiamo vedere il Quirinale di giorno, Montecitorio e Piazza Colonna e finalmente concederci un po’ di shopping tra le vie del centro. La serata decidiamo di concluderla a Trastevere e con un autobus raggiungiamo la chiesa di Santa Maria in Trastevere. Erano quasi le 18.30 e la chiesa era molto buia all’interno, così i bellissimi mosaici per cui è famosa, non si sono visti appieno. La piazza antistante era animata da bambini piccoli e dalle loro madri, e come da consiglio di altri turisti abbiamo cenato qui, alla trattoria Da Cencia in via della Lungaretta, sinceramente non siamo rimasti soddisfatti dei secondi e così per rifarci la bocca ci siamo presi un cestino di frutta da una bancarella poco più avanti. La stanchezza della giornata e l’ora tarda non ci hanno permesso di visitare la chiesa di Santa Cecilia, che ha detta di alcune persone conosciute durante questo viaggio, nasconde degli affreschi bellissimi nel convento adiacente (il Giudizio Universale di Cavallini) basta chiedere alle suore di poterli visitare (loro non chiedono nulla, ma è buona usanza dare qualcosa per il disturbo).

L’ultimo giorno della nostra permanenza a Roma è arrivato e prima di ritornare abbiamo l’ultima visita alla villa dei Quintili lungo via Appia Nuova. Non ci sono molte indicazioni, è sulla destra poco prima dell’ippodromo (l’entrata sull’Appia Antica, è aperta solo nei week-end e non c’è parcheggio). Ci incuriosiva l’enorme area che ricopre, e d’infatti le mura che rimango, sono ben visibili dalla strada che dista un chilometro, ha dei bei pavimenti a mosaico e ci vogliono circa 2h per girarla tutta. L’esclamazione di mia figlia è molto eloquente nel spiegare perché bisogna vedere questa villa: “Cavoli i romani antichi ricchi sapevano come vivere bene”, peccato che la storia di questa villa racconti dell’uccisione per invidia e gelosia dei suoi proprietari, i fratelli Quintili, da parte di Commodo. Usciti all’una dalla villa, abbiamo fatto qualche passo nella via Appia Antica, una vera emozione, peccato che il sole ci stia abbandonando e il GRA ci aspetti. Che dire Roma, ovunque ti giri, la storia ti parla della grandiosità che fu, e tutto il mondo dovrebbe aiutarci a preservarla, invece molti turisti stranieri, nonostante i cestini, lasciano cadere a terra le carte. La prossima volta abbiamo deciso di ritornarci in inverno, per evitare la calura estiva e la calca di gente. A proposito l’unica cosa che a Roma non manca è l’acqua, non compratela, perché ci sono fontanelle con acqua potabile a ogni angolo.

di MICAROX - pubblicato il
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