L'altra Rimini

Una domenica tra tesori sepolti, templi misteriosi e il libro di sogni di Fellini

  • di AlixA
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro

Il Museo della città

La visita continua nell’adiacente Museo della città, collocato negli spazi del settecentesco Collegio dei Gesuiti. Distribuite su tre piani, più uno interrato, le eterogenee collezioni del museo riflettono la lunga parabola di Rimini, partendo dalla preistoria fino all’epoca moderna. Al piano terra si possono visitare un paio di ambienti suggestivi, che ricostruiscono la taberna medica e la stanza per la degenza dei pazienti della domus, insieme alle vetrine che contengono il famoso corredo del chirurgo ed altri preziosi reperti archeologici.

Un paio di sale monotematiche celebrano invece i personaggi più noti della Rimini novecentesca. Una è dedicata a René Gruau (1909-2004), illustratore di talento, che collaborò con importanti riviste internazionali e case di moda.L’altra sala è dedicata al personaggio più famoso e amato di Rimini, Federico Fellini (1920-1993), che trascorse i primi 19 anni di vita nella cittadina romagnola e ne portò sempre un affettuoso ricordo. In mostra ci sono alcuni fogli originali del suo “Libro dei sogni”, in cui Fellini annotò ed illustrò per trent’anni le proprie fantasie notturne, dal 1960 al 1990; una carrellata surreale, a volte dissacrante, delle immagini che popolavano l'universo interiore del regista, in cui spiccano le procaci forme delle signore, in pieno stile felliniano…

Al primo e secondo piano del museo, cui si accede grazie ad uno scenografico scalone settecentesco, si trova la Pinacoteca; tra le opere risaltano La pietà di Giovanni Bellini (1470) e i dipinti della Scuola riminese del Trecento. Nel maestoso cortile del collegio, mi godo il mio pranzo al sacco sotto ad un sole tiepido, che sa già di primavera.In questo angolo del museo regnano la poesia ed il silenzio; tra le zolle d’erba, spuntano pallide le steli di marmo. Il lapidario romano, qui ospitato, conserva iscrizioni funerarie realizzate tra il I a.C. e il IV sec. d.C.; parlano degli uomini e delle donne che un tempo hanno camminato per le strade della città.

Una passeggiata in centro

Uscita dal museo, mi spingo verso il centro storico. In via Gambalunga si trova la biblioteca civica omonima, fondata nel Seicento; poco più in là si trova Piazza Cavour. E' dominata da imponenti architetture di diversi periodi storici, come il Palazzo dell’Arengo o il Teatro Amintore Galli. L’edificio che più mi colpisce però è la Vecchia Pescheria, un’imponente loggia con banconi in pietra d'Istria, realizzata nel XVIII secolo per ospitare il mercato del pesce, che precedentemente si teneva a ridosso della Fontana della Pigna. Percorro Corso d’Augusto, in direzione sud est, e raggiungo Piazza Tre Martiri. E' situata dove si trovava il foro romano, cuore di Ariminum e punto d’intersezione del decumano e del cardo massimi, oggi Corso d’Augusto e via Garibaldi. Il suo toponimo ricorda tre giovanissimi partigiani che qui furono uccisi nell'agosto del 1944. La loro colpa? Quella di aver tentato di sabotare una trebbiatrice, per evitare che il grano finisse nelle mani dei nazifascisti. Furono catturati e giustiziati su di una forca si legno, montata al centro della piazza. Oggi però l'aspetto di questo luogo appare molto diverso da quei tempi drammatici; è pieno di sole ed allegria, con la confusione del mercato domenicale di Rimini Antiqua.Continuo la mia passeggiata su Corso d’Augusto, seguendo l'antico tracciato del decumano ed oltrepassando la settecentesca Torre dell’orologio ed il Tempietto dedicato a S. Antonio da Padova, che qui operò il miracolo della mula, facendo inginocchiare l'animale davanti all'ostia consacrata.Proseguo diritto fino all’Arco di Augusto, un tempo uno degli ingressi trionfali della città romana

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