L'altra Rimini

Una domenica tra tesori sepolti, templi misteriosi e il libro di sogni di Fellini

  • di AlixA
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Rimini è sinonimo del divertimento estivo più sfrenato, un tripudio rutilante di sole, ombrelloni e piadina. Il tutto condito dalla tradizionale ospitalità romagnola, che colora il quadro dei toni pastello e rassicuranti ancora in stile Sixties, quelli caserecci del buon tempo andato; pensando a lei e alle sue spiagge, sembra quasi di sentire Gino Paoli che canta “Sapore di sale”. Eppure la cittadina della Riviera Adriatica possiede un volto alternativo particolarmente ricco, per chi si prende la briga di scoprirlo; dietro la facciata godereccia e maliziosa della Rimini estiva -tintarelle estreme, storie d’amore brevi quanto uno schiocco di dita e falò sotto la luna- c’è quella invernale, che vanta toni più delicati.

Niente più sedie sdraio sulla spiaggia, niente locali stracolmi di turisti gozzoviglianti; le strade di Rimini, libere dal chiasso, sono pronte ad accogliere le orme visitatori più discreti, interessati alla sua storia. E’ con uno spirito curioso e ben disposto, dunque, che un mattino di fine febbraio prendo il treno che da Ravenna, la mia città, scende verso sud, percorrendo la costa adriatica fino a Rimini. La carrozza è vuota, silenziosa, e mi posso godere i paesaggi che via via inquadra il finestrino: il folto bosco della pineta di Classe, il pittoresco porto-canale di Cesenatico, disegnato da Leonardo da Vinci, e poi tutta una serie di località con nomi che sanno d’azzurro, di sabbia e di gabbiani: Gatteo A Mare, Bellaria, Igea Marina. Infine, dopo neanche un’oretta di viaggio, eccomi arrivata alla stazione di Rimini. Non c’è bisogno di prendere alcun mezzo: sono già a due passi dal centro.

La Domus del Chirurgo

La mia prima tappa, a 5 minuti di cammino, è un luogo intriso di storia, che mi porterà alle origini della cittadina romagnola, nell’antica Ariminum. In piazza Ferrari, dove un giovane Fellini veniva a sospirare davanti alle forme giunoniche del Monumento ai Caduti, si trova un edificio basso, costruito con vetro e mattoni e posto lungo il fianco della grandiosa mole della Chiesa del Suffragio. Attraverso la porta a vetri e, di colpo, mi ritrovo in un altro mondo.

Sotto di me, si aprono oltre 700 m² di scavi: storie stratificate, abbandonate a loro stesse per secoli, come foglie cadute, una dopo l’altra. Le antiche vicende legate a questi resti sarebbero rimaste sepolte dall’oblio, se nel 1989 non si fosse deciso di pavimentare il giardino di Piazza Ferrari. Quando si rimosse un grosso albero, si trovò attaccato alle sue radici un lacerto di mosaico romano. Ritraeva Orfeo, il celebre personaggio della mitologia greca che scese negli Inferi con la sua lira, per salvare l'amata sposa Euridice; i successivi scavi archeologici riportarono alla luce i resti di un vasto complesso, che comprendeva abitazioni di periodi diversi ed alcune sepolture.

Il più interessante e completo dei ritrovamenti è senza dubbio quello della Domus del Chirurgo. Si trattava di una casa lussuosa, costruita nella seconda metà del II sec.d.C. e strutturata su due piani. Com’ è accaduto per molte vicende archeologiche, fu un evento disastroso a preservare i resti di questo luogo; in questo caso un incendio, avvenuto nel III sec. d.C., che fece crollare la casa su se stessa, nascondendo per sempre tra le ceneri gli oggetti e i pavimenti della casa, come una capsula del tempo. Grazie ai reperti rinvenuti, si è potuto ricostruire la storia del proprietario della domus, come le tessere di un antico puzzle: un po’ alla volta si è andata formando l’immagine di Eutyches, brillante medico chirurgo, di origine orientale. Specializzato in ortopedia, probabilmente aveva esercitato la professione nell’ambito militare, concludendo la sua carriera ad Ariminum. Ai veterani di guerra spettavano case e terreni e la città di Rimini, già a quei tempi, doveva essere piuttosto accogliente. Fondata nel 268 a.C., le fu dato il nome Ariminum probabilmente per il fiume che qui scorreva, l’attuale Marecchia. Presto la città si trasformò in un importante snodo viario del mondo antico, con le tre grandi strade consolari che partivano da qui o vi giungevano: la Flaminia, l’Emilia e la Popilia.L’isolato cui apparteneva la domus si trovava al limite della città, sul lato nord est, e dalle sue finestre si poteva vedere il mare, dato che la costa all’epoca era molto più arretrata. Il ricchissimo corredo di strumenti chirurgici, ritrovato al suo interno e conservato oggi al Museo della città, è quasi un unicum nella storia archeologica della medicina. La domus era suddivisa in ambienti di servizio e e residenziali ed era impreziosita di splendidi mosaici pavimentali, sia geometrici che figurativi. L’incendio che la distrusse, fu appiccato probabilmente dagli invasori che in quel periodo si riversarono su Rimini, gli Alemanni. Secondo gli storici, è altamente improbabile che Eutyches sia sopravvissuto: in caso contrario sarebbe tornato a recuperare i suoi preziosi strumenti.Circa 150 anni dopo il crollo la Domus del Chirurgo, giunsero nuovi abitanti ad occupare questo isolato. Prima fu innalzato un elegante palazzetto tardoantico, poi, più avanti nel tempo, un cimitero cristiano ed, infine, una casa altomedievale con pareti d'argilla. Fino al VIII secolo, dunque, la vita su questo pezzo di terra è continuata, nelle sue diverse forme. Poi, l’oblio; la vegetazione che si riappropriava man mano del terreno, nascondendo i ruderi. Fino al 1989, quando si aprì una finestra sulla storia

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