Sulle orme di San Francesco

Rieti e i cammini spirituali nella Valle Santa

IL PRESEPE VIVENTE

Sono a Greccio, piccolo borgo in provincia di Rieti, un luogo importante nella vita di San Francesco. Qui lui veniva a ritirarsi in preghiera e sempre qui, nel 1223, ebbe l’idea di realizzare il primo presepe vivente della storia. Dal 1973 gli abitanti di Greccio ricreano ogni anno il presepe vivente per mantenere viva la tradizione e per questo Greccio è riconosciuta e gemellata con Betlemme. Ma a proposito di presepe vivente, ho un’idea! Dopo Rossellini, Zeffirelli e la Cavani, anch’io vorrei girare un film su San Francesco! I miei attori saranno, come nei film di Pasolini, gli abitanti stessi del borgo. Adesso sono in camerino a mettersi i vestiti d’epoca fatti da loro. Ma chi può interpretare il mio San Francesco? Non sarà Mickey Rourke, non sarà Elio Germano, ma anche il vice-sindaco Federico se la può cavare! È anche abbastanza filologico a camminare scalzo sul selciato freddo del paese, e lo fa anche il 24 dicembre! Ci siamo, nella prima scena che giriamo San Francesco, accompagnato da altri due frati, entra nel castello di Greccio, il borgo scenografico del castello. Storicamente questo era il castello di Giovanni Velita, feudatario di Greccio che aiutò San Francesco nel 1223 a rappre­sentare per la prima volta la scena della nascita del Signore. Il Velita che “ho a disposizione” è altrettanto filologico: barba bianca e capelli lunghi, sembra Leonardo da Vinci! Nella realtà storica il signore feudatario del Castello di Grec­cio era un guerriero che, conosciuto il santo, “appese la spada al chiodo”. Se questo fosse davvero il mio film, ci vorrebbe l’incontro tra Francesco e il feudatario con questo dialogo; Velita: «E così, Francesco, quali buone nuove da Roma?»; Francesco: «Regola e presepe, approvati!»; Feudatario: «Il presepe? Ho sentito bene?»; Francesco «Giovanni, amico caro, ho vissuto giorni e giorni in queste grotte pensando al presepe, voglio realizzare un presepe con personaggi veri! Vorrei raffigurare il bambino nato a Betlemme, vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si trovava per la mancanza di quanto occorre a un neonato. Per amore del Signore fatemi questa grazia». E il Velita già convinto: «Immagino che vorrete una mangiatoia con la paglia, il bue, l’asinello…»; Francesco: «Sì proprio così! Bravo Giovanni, suoneranno a festa le campane di tutta la valle». E infine il Velita: «La notte del 24 dicembre il vostro sogno diventerà realtà!». Questa rappresentazione realizzata all’epoca di Francesco è stata ripresa dagli anni 70 e ha come sfondo la grotta proprio sotto al santuario. Una scenografia naturale splendida che la notte di Natale ripete una magia unica, fatta di fede, ma soprattutto della capacità e della volontà di un paese interno di tenere viva una tradizione che unisce chi la fa e chi assiste. Chiuderei con le parole di San Francesco/vice-sindaco, Federico: «Fratelli, è in una notte come questa, in questa stessa semplicità che è nato il Salvatore e questo è il presepe vivente di Greccio, la nostra tradizione e il nostro vanto!»

Il Santuario di Fonte Colombo

Lungo la strada per Fonte Colombo ho incontrato uno strano pellegrino, Massimo, un trekkinista-viaggiatore alla ricerca di una spiritualità ecumenica. Massimo scrive per una rivista americana e farà un reportage su questo cammino. Insieme saliamo dal bosco per il sentiero che porta a Fonte Colombo. Qui Francesco meditò digiunando per 40 giorni, per poter scrivere la Regola. Quaranta giorni, proprio come Gesù Cristo nel deserto! E la Regola ha 12 punti, come i 12 apostoli e le 12 costellazioni… Con Massimo riflettiamo su quanto i numeri e i simboli ritornino sempre identici, per conservare un senso del sacro! A Fonte Colombo ci sono una chiesa e un convento, dove ci attende Frate Marino, un sacerdote, ma fondamentalmente un francescano. Non resisto e gli chiedo quando e come ha avuto la sua vocazione. Mi risponde che è successo nel momento in cui si è chiesto che senso avesse la vita… Ce lo chiediamo tutti spesso, in effetti! La risposta che lui si è dato è quella ispirata da Francesco, che non voleva cambiare il mondo o le persone, solo se stesso! «Si comincia sempre da lì - mi dice Fra Marino - la prima rivoluzione ho dovuto farla dentro di me»

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