Ritmo dominicano a Samanà

Finalmente le tanto sognate vacanze sono arrivate e io e mio marito siamo riusciti a prenotare una settimana nella Repubblica Dominicana, e precisamente nella penisola di Samanà. La scelta è ricaduta su questa zona, meno lanciata turisticamente, proprio perché cercavamo ...

  • di totta73
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Finalmente le tanto sognate vacanze sono arrivate e io e mio marito siamo riusciti a prenotare una settimana nella Repubblica Dominicana, e precisamente nella penisola di Samanà. La scelta è ricaduta su questa zona, meno lanciata turisticamente, proprio perché cercavamo un posto non troppo affollato e possibilmente non strapieno di italiani. Direi che da questo punto di vista siamo stati accontentati, avendo incontrato 6 italiani in una settimana. Approfittando di un’offerta del sito todomondo.It, abbiamo prenotato con un anticipo di soli sette giorni una settimana al Viva Wyndham di Las Terrenas, scelto fondamentalmente per il buon rapporto qualità/prezzo e per la spiaggia, a detta di tutti i turisti naviganti su internet spettacolare. Purtroppo però due giorni dopo la nostra prenotazione, il tour operator ci ha informati di un disguido avvenuto con la prenotazione stessa, per cui ci hanno riprotetto su un altro resort. Niente da dire in proposito, il resort propostoci era di una categoria (o forse due) superiore a quello da noi scelto, ed ovviamente non ci è stata chiesta alcuna differenza di prezzo (anche se costava ben 500 euro a testa più di quello che avevamo prenotato). Peccato che l’hotel si trovasse in tutt’altra parte della penisola di Samanà, cioè non a Las Terrenas, bensì a Santa Barbara di Samanà, quindi non sulla costa nord ma sulla costa sud della penisola. La differenza è di non poco conto se si considera che a nord ci sono le spiagge e a sud no! A parte una spiaggia, molto carina ma di sabbia riportata e soprattutto piccola, propria dell’hotel, l’intera zona è priva di spiagge, mentre a Las Terrenas ci sono chilometri e chilometri di sabbia bianca. Pazienza, lo spirito vacanziero ottimista e positivo si è impadronito di noi e ci ha impedito di rovinarci il fegato. Tanto avevamo comunque intenzione di muoverci dall’hotel e girare un po’ la zona, cosa che abbiamo puntualmente fatto.

L’hotel era veramente meraviglioso e anche questo ha contribuito a farci tornare a casa comunque soddisfatti. Si tratta del Gran Bahia Principe Samanà, sito nella località di Los Cacaos, a circa 10 minuti di macchina da (Santa Barbara di) Samanà.

Camere ampie, nuove, pulitissime, con vista favolosa sull’oceano. Personale efficientissimo, gentilissimo, pulitissimo. Cucina ottima, buffet sempre vario, massima attenzione all’igiene e alla pulizia (c’era sempre un addetto che passava col termometro a controllare la temperatura dei formaggi, per intenderci). Area piscina molto carina. Bar che serviva ottimi cocktail, compresi nella formula all inclusive (apprezzati soprattutto dai turisti canadesi, che costituivano circa il 98% della popolazione dell’hotel e che si aggiravano con in mano degli specie di thermos, che io chiamavo biberon, sempre pieni dal mattino alla sera di cocktail superalcolici: un mistero come facessero a stare in piedi!). Spiaggia molto piccola ma molto carina, con un buon numero di lettini e le palme da cocco a fare da ombrelloni. Ovviamente, essendoci sabbia riportata, di colore quindi non chiarissimo, ed essendo il mare leggermente ondoso (non pensate però a onde gigantesche, erano ondine), il colore dell’acqua ne risentiva, non era il classico turchese da cartolina dei Caraibi, ma l’acqua è sempre stata pulita e soprattutto di una temperatura favolosa, io che sono una freddolosa entravo e uscivo dal mare senza il minimo brivido. Il clima è meraviglioso, caldo ma leggermente ventilato quel tanto che basta per sopportare di stare al sole ore a leggere (anche perché alle 7.30 del mattino il sole era già piantato in cima come se fosse da noi mezzogiorno), non ho mai messo il maglioncino di cotone neanche la sera. Dei famigerati mosquitos neanche l’ombra, mi ero attrezzata con l’Autan blu, ma non l’ho mai tirato fuori dalla borsa. Protezione solare: 50 per tutta la settimana, e nonostante questo qualche bruciatura me la sono beccata. Quanto alle escursioni fuori dall’hotel, noi abbiamo preferito organizzarci per conto nostro, un po’ perché in hotel c’era solo un’assistente che organizzava le escursioni per i turisti canadesi (quindi con interprete in lingua inglese o francese), sia perché i prezzi ci sono parsi subito altissimi. Così ci siamo presi un taxi il secondo giorno, siamo andati a Samanà e ci siamo fatti portare in una di quelle piccole agenzie locali che organizzano escursioni. Tra l’altro, quando hanno saputo che eravamo italiani e hanno sentito che parlavo spagnolo (parlare spagnolo è un enorme vantaggio!), si sono dimostrati particolarmente gentili e nel prezzo dell’escursione ci hanno messo dentro, regalandocelo, anche il transfer dall’hotel a Samanà e ritorno. Con 45 $ a testa abbiamo prenotato la gita alle cascate del Limon per il lunedì alle 13. Ci sono venuti a prendere puntualissimi con un taxi, ci hanno portato a Samanà, da lì ci siamo uniti ad un gruppo su una specie di furgone tendato aperto tutto colorato e siamo partiti alla volta di Limon, piccolo paesino dell’entroterra in mezzo a piantagioni di ananas (VERO ananas, non quello artificiale ed insapore cui siamo abituati noi, questo lo chiamano pan de azucar, e si capisce il perché assaggiandolo: è un vero pane di zucchero!). Arrivati in loco ci hanno servito un gustosissimo pranzo a base di riso, pollo, manioca, patate e frutta, con acqua, coca cola e cuba libre (!) inclusi, e poi ci hanno assegnato un cavallo a testa. Eh sì, perché l’escursione si svolge per la gran parte a cavallo, percorrendo un sentiero bellissimo che si snoda all’interno di una foresta di palme, piante da caffè e mango, con tanto di attraversamento di un rivo. Ciascun partecipante ha un accompagnatore (di solito sono bambini del posto che sperano in una mancia alla fine del giro: siate generosi con loro, non vengono pagati!) che cammina di fianco al cavallo, curandosi che questo cammini e che cammini sul percorso giusto. La mia escursione è stata particolarmente divertente perché il mio cavallo aveva una gran voglia di correre, così siamo andati al galoppo tutto il tempo (certo, se non fossi stata una cavallerizza esperta forse avrei avuto un po’ di paura); inoltre il mio accompagnatore era un ragazzino simpaticissimo, con cui ho chiacchierato, riso e scherzato, e alla fine - presa da pietà perché lo vedevo stanco - l’ho fatto anche salire a cavallo con me e siamo tornati indietro insieme. Dopo circa una mezz’oretta di cavalcata, si arriva a vedere dall’alto la cascata. Lo spettacolo è davvero stupendo! Lasciati i cavalli, si deve percorrere un sentiero in discesa (sconsigliato alle persone anziane), al termine del quale ci si ritrova ai piedi della cascata, alta circa 45 metri. Lo spettacolo più bello è vedere i ragazzini del posto, estremamente coraggiosi ed esperti, che si arrampicano sulla cascata e si tuffano da altezze incredibili nel laghetto sottostante. Quest’ultimo, di acqua dolce e freschissima, merita senz’altro un tuffo ristoratore! Noi ci siamo divertiti a fare il bagno e abbiamo fatto a gara con altri turisti a chi riusciva a passare sotto la cascata senza morire affogato! Bello! Al ritorno si fa il percorso inverso: prima la salita a piedi, poi la passeggiata a cavallo, poi si riprende il furgone e si torna in paese, stanchi ma sicuramente felici! Qualche giorno prima di andare a fare questa escursione, sempre tramite un’agenzia di Samanà, abbiamo deciso di noleggiare una jeep per un’intera giornata, in modo da andare a vedere Las Terrenas e le sue spiagge e verificare con i nostri occhi quello che ci eravamo persi a causa del disguido del tour operator. Vorrei precisare che, a differenza di quello che dicono i gestori dei resorts (che evidentemente hanno il loro interesse a far passare questa convinzione), non è affatto pericoloso girare da soli per le strade della penisola di Samanà. Ovvio, qualche precauzione banale ci vuole, ma non diversa da quelle che adotteremmo per girare per Milano: niente gioielli con diamanti in bella vista, chiudere la macchina quando la si parcheggia e non lasciare dentro niente di valore in esposizione, evitare di andare in giro di notte. Punto. Noi ci siamo attraversati tutta la penisola (le strade sono allucinanti, non ci sono solo buche ma dei veri e propri crateri, motivo per il quale si possono usare solo le jeep) avanti e indietro e non abbiamo incontrato problemi di alcun tipo. Le spiagge di Las Terrenas, in particolare la famosa Playa Bonita, sono spettacolari. Sono proprio quelle spiagge da cartolina, con la sabbia bianca, le palme e il mare turchese con acque caldissime, che tutti sognamo. Abbiamo pranzato sulla spiaggia, sotto una palma, ad una specie di baracchino dove un pescatore preparava il suo pesce su una piastra. Ci siamo scelti cinque aragoste (eravamo in 5), tre pescioni che ci hanno gentilmente pulito, e un contorno di patate al cartoccio e riso, per un totale in pesos dominicanos equivalente a 50 euro, 10 euro a testa! Che paradiso! Altra escursione, che abbiamo organizzato questa volta in taxi, è stata a Las Galeras. Morivo dalla voglia di vedere la famosa Playa Rincon che Condè Nast ha inserito nella classifica delle 10 spiagge più belle al mondo, ed in effetti ne valeva la pena! Quando siamo arrivati, verso le 10 della mattina, non c’era nessuno. Ci siamo accomodati sul tratto di spiaggia più a nord, un po’ più ventilata e assolutamente deserta. Quando poi in pomeriggio ci siamo spostati nella baia principale, si era riempita di gente - soprattutto turisti locali che festeggiavano la settimana santa (che è un po’ come da noi il ferragosto) - ma non aveva perso la sua magia. Indubbiamente la spiaggia più bella che abbia mai visto! Anche qui abbiamo mangiato aragosta e pesce alla griglia, spendendo un pochino di più che a Las Terrenas, ma sempre un’inezia: 15 euro a testa! Nel pomeriggio il nostro mitico taxista (lì i taxi fanno anche da guide, ti accompagnano tutto il giorno e ti portano dove vuoi, più che un taxi è una specie di servizio di noleggio auto con autista) ci ha portati in paese a Las Galeras perché i due italiani che si erano uniti a noi nella gita volevano fare un po’ di shopping. In realtà, nelle botteghe locali non c’è molto da comprare. A parte i sigari, che abbiamo preferito comprare sulla spiaggia da un rivenditore “ufficiale” autorizzato, nei negozi ci sono solo gioielli con ambra o una pietra locale azzurra simile all’acquamarina (larimar è il suo nome), che però lasciano alquanto a desiderare in termini di “design”, o delle specie di dipinti molto colorati che francamente non vedrei molto nelle nostre case di città (forse se uno ha una casa al mare...)

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