Praga cammina cammina

Premessa (sine die) Che senso avrebbe visitare una città come Praga, standosene poi chiusi in albergo (seppure splendido com’era il nostro) a farsi una sauna o a giocare al casinò? Nessuno, sostengo io. La nostra gita sarebbe stata ancora più ...

  • di mikino
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Premessa (sine die) Che senso avrebbe visitare una città come Praga, standosene poi chiusi in albergo (seppure splendido com’era il nostro) a farsi una sauna o a giocare al casinò? Nessuno, sostengo io. La nostra gita sarebbe stata ancora più bella, replicherebbero in coro Maria e Valeria (le mie due compagne di viaggio assieme a Salvo, mio fratello).

Dove stia la ragione è ancora oggi oggetto di dibattito tra noi quattro. Io e Salvo sosteniamo che una città incantevole come Praga vada vissuta fino in fondo, per poterne succhiarne il midollo (per dirla alla John Keating) nella sola settima a nostra disposizione; Valeria e Maria ribattono che l’unico midollo che ci siamo succhiati io e Salvo sia stato quello delle loro vite e delle loro gambe, consumate dal tanto famigerato “Cammina, cammina” (e così diamo subito un senso al titolo del mio racconto di viaggio). Ai posteri, come direbbe lo Scrittore, (e a quanti avranno la pazienza di leggersi tutto il mio resoconto) l’ardua sentenza. Io dal canto mio, mi limiterò, come direbbe l’altro Scrittore, a raccontare i fatti (anche se, a dire il vero, un pò di sana faziosità per la mia causa tenterò di mettercela; non tanta, ok?, giusto un pò).

Agli albori (una ormai lontana domenica di giugno).

Può un viaggio per Praga partire dalle Eolie? Si, è la mia risposta. Almeno a noi è capitato così.

Eravamo sei amici al bar (canterebbe Gino Paoli), seduti attorno a un tavolo, intenti a deliziarci la bocca con granita e brioche prima di andare in spiaggia. Facevano compagnia ai quattro sopra citati Guido e Concetta.

Quest’ultima, consapevole della mia passione per i viaggi e desiderosa di spronare il marito a partire (Guido vi direbbe: una poltrona, un paio di pantofole e un buon libro mi sono sufficienti per essere il re del mondo), butta là l’idea di un weekend da trascorrere tutti assieme da qualche parte.

Si inizia soft rispetto al punto di partenza (noi viviamo in un solare paese della Sicilia sud-orientale): le Eolie, appunto.

Poi, una volta gettato il sasso, le onde iniziano ad allargarsi: perché non Taormina, sostiene qualcuno. Allora la Calabria, replica qualcun altro. Io propenderei per la Sardegna, si lancia Concetta, subito fulminata da un’occhiata di Guido che, nel giro di qualche minuto, si ritrova proiettato dalla terrazza di casa propria al bordo di una piscina in un villaggio turistico sulla Costa Smeralda.

Dal canto mio, pur spinto dal mio personale diavoletto del viaggio che fiuta l’occasione e mi incita forsennato, tento di riportare tutti alla realtà. Rilevo come la Sardegna sia una meta estremamente cara e questo mal si concilierebbe con l’idea di non spendere cifre rilevanti (uno dei presupposti da cui siamo partiti). La mia osservazione sposta la destinazione del nostro viaggio a Sharm (in realtà io oooodio i villaggi) ma il Mar Rosso concilierebbe il desiderio di relax di qualcuno (pensate a Guido? Bè, si, lui in primis) col desiderio mio e di Salvo di immergerci in mezzo alla barriera corallina.

Si raggiunge una bozza di accordo tra le parti, e ricevo l’incarico di studiare tariffe e mete (Maria, la mia ragazza, osserva sarcastica che da lì alla granita successiva, la domenica seguente, tutto il gruppo sarà a conoscenza pure di quanti piante di ficus ci sono nel villaggio in cui dovremmo andare. Neanche sotto tortura ammetterei che ha ragione ma, detto tra noi, è proprio così: amo i viaggi e il compito di organizzare questo mi stuzzica non poco).

Col senno di poi, circa quattro mesi dopo, Sharm è rimasta un’idea incompiuta

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