Praga d'inverno, tra bello e belletto

Praga 2006 Sabato 16 dicembre Uno squillo sul telefonino. Sono le 9. Michele, puntualissimo, è sotto casa, a Novara. Ci porta all’aeroporto. Il tempo è nuvoloso. Fresco. Non freddissimo. Chiudo le valigie, il piumino con il collo di pelliccia, metto ...

  • di giovanni rutili
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Praga 2006 Sabato 16 dicembre Uno squillo sul telefonino. Sono le 9. Michele, puntualissimo, è sotto casa, a Novara. Ci porta all’aeroporto. Il tempo è nuvoloso. Fresco. Non freddissimo. Chiudo le valigie, il piumino con il collo di pelliccia, metto fretta a Vale. Scendiamo. Partiamo. Mezz’ora e siamo al ceck in. Sbrighiamo con una certa lentezza le faccende per l’imbarco. Alle 11.40 il Malpensa – Ruzyne (277,46 Easyjet) parte in orario. Sotto un cielo di neve... Penso mentre guadagniamo quota, sorvoliamo le alpi e la terra diventa piccola. Sotto un manto di neve. Immagino Praga. Siamo quasi a Natale. Bianca. Rosso di tetti, oro delle luci accese già presto perché la notte arriva subito. Le procedure di sbarco sono rapide. A un quarto alle due usciamo e troviamo un signore con il cartello Golden Horse in evidenza. Ci avviciniamo. “Italian? Alex?”. Sono le uniche due parole che riesce a dirci. Al momento della prenotazione della stanza, avevamo scelto anche il servizio navetta fino all’albergo (19 euro, taxi Skoda Octavia seminuova interni in pelle nera un po’ da maranza).

Praga mi sorprende subito: c’è sole sbiadito, freddo timido, neanche un grammo di neve, gente in maniche di camicia, quartieri da periferia urbana europea. Un po’ anonimi. Bah! Sono perplesso. Ad un certo punto l’auto comincia una dolce salita. Scolliniamo e si gira in Pod Chotkova: la città si svela. La Moldova, i tetti spioventi, alberi e facciate di palazzi. Passiamo dentro il cuore di Mala Strana e risaliamo lungo Nerudova. Arriviamo in via Uvoz. Il taxi si ferma di fronte ad una casa dalla facciata azzurra. E’ un edificio elegante, dall’aria fresca, pulita. Le case salgono unite l’una all’altra, come un grande abbraccio. Fraterno e fondamentale, nel senso stretto della parola. Abbiamo prenotato alla pensione The Golden Horse house, 4 notti, (45 per notte + 7 euro per la colazione, www.Goldenhorse.Cz alexx@cmail.Cz, via Uvoz 8). La descrizione della Routard ci aveva colpito, la disponibilità ad una settimana dall’arrivo, convinto. Una ragazza ci accompagna in camera. Le scale sono ripide: il recente restauro ne ha consolidato (con un abuso di cemento, forse) la struttura senza lenirne le difficoltà. La stanza è al terzo ed ultimo piano. Vi si accede tramite un ballatoio e poi una porticina. E’ un sottotetto delizioso: travi a vista, arredamento Ikea, piacevole vista, spazioso. C’è l’angolo cottura. Ma le travi fanno polvere. Troppa per chi soffre solo un po’ d’allergia. Così scegliamo la camera del secondo piano. Alex, che ha curato la sistemazione di questa dimora del ‘400, ha gusto ed è riuscito a ricavare ambienti gradevoli. Poggiamo le valigie, cambiamo le maglie e scendiamo con la voglia di scoprire questa città. Proseguiamo a piedi la salita verso il vertice della collina dove c’è l’abbazia di Strahov, e verso le 15.30 ci sediamo per un pranzo con menù a prezzo fisso nel ristornate U Sevce Matouse. L’ambiente è carino, anche un po’ chic. L’apparecchiatura ed il servizio di qualità. Cibo e birra, poi, non deludono per un rapporto qualità prezzo (calcolate intorno 12 euro a testa per una minestra, un secondo con contorno e una birra) validissimo (8).

Scendiamo verso il castello e cominciamo a leggere la città, come si fa con le riviste nuove: sfogliamo le pagine, scorriamo i titoli con sguardi curiosi e rapidi. Un’istantanea, una visione di insieme. Ci colpisce il panorama, poi scendendo a Mala Strana e sul Ponte Carlo, il numero di artisti di strada e quello, altrettanto significativo, di turisti. Il Ponte Carlo ha un valore monumentale modesto. Di bello ci sono le antiche porte, ma tanto i bastioni rocciosi che sorreggono arcate massicce, quanto le statue, sono poco più di buon artigianato. E allora perché, cosa spinge centinaia di persone ad attardarvisi sopra ogni giorno? La risposta ci piove addosso mentre calpestiamo le vecchie pietre e scopriamo poesia, fascino, romanticismo, immergendoci dentro Praga. E’ arrivata la sera. Arriva presto nei giorni dopo Santa Lucia. Continuiamo su via Krapova tra palazzi e conventi medioevali. Sbuchiamo davanti alla nostra signora di Tyn. Ci fermiamo sotto la torre dell’orologio a scrutare il meccanismo del cambio dell’ora. Recuperiamo materiale turistico. Abbiamo già le tasche piene di volantini relativi a concerti in chiese, biblioteche e sale varie. In piazza ci accolgono musica dal palco, un albero di Natale gigante, decine di bancarelle con dolciumi, giochini di legno, abbigliamento tipo peruviano, vin brulé ed inutili cosette. Molto accogliente, molto natalizio, ma non posso fare a meno di immaginare come sarebbe stata questa piazza vestita di un semplice manto di neve, dell’azzurro pallido del cielo invernale, di qualche carrozza e gente a piedi

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