L’ospedale dei falchi

Viaggio tra grattacieli e tradizione beduina, in una terra ricchissima, dove persino i falchi hanno il proprio ospedale

  • di Andrea Bonfitto
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Sorvolandola, si rivela agli occhi del viaggiatore come una terra desertica, del colore dorato tipico delle sabbie arse dal sole e dal vento. Se si osserva una cartina della Penisola Araba, si nota, dopo Dubai, andando verso nord, una brusca interruzione della linea costiera settentrionale: è l’antica terra di Katara, oggi conosciuta come Stato del Qatar.

Il Qatar è tornato a far notizia a luglio di quest’anno, dopo che quasi tutti gli Stati membri della Lega Araba hanno deciso di isolarlo, accusandolo di terrorismo. In realtà il Qatar è una monarchia la cui religione ufficiale è la corrente wahhabita del Sunnismo islamico, la stessa che viene seguita nel Paese rivale, l’Arabia Saudita. Sono tante le situazioni dubbie, per le quali il Qatar dovrà far chiarezza, se vuole ritornare alla normalità. In realtà, però, c’è da dire che esso è forse l’unico Paese sunnita che ha portato avanti una politica distensiva nei confronti dell’acerrimo nemico dei sauditi, ovvero l’Iran, dove invece si professa l’Islam sciita. Tuttavia, all’interno del Paese la vita sembra scorrere come se nulla fosse cambiato, se non sugli scaffali dei negozi, dove ora le marche degli alimenti, che non possono venire più importati via terra, a causa della chiusura della frontiera, sono ora in turco o persiano, e non più in arabo.

Inizialmente il mio viaggio avrebbe dovuto concentrarsi sul tour dell’Oman, che ero già da tempo intenzionato a fare. Poi, però, accorgendomi che le tariffe più convenienti erano quelle della Qatar Airways, mi sono chiesto: perché non fare scalo con pernottamento sia all’andata che al ritorno? Sarebbero d’altronde 4 giorni passati alla scoperta dell’ennesima nazione non ancora esplorata! E così eccomi qua a raccontarvi del mio viaggio in Qatar!

Decido innanzitutto di pernottare presso l’Hotel Al Nakheer, centralissimo, con tariffe molto convenienti che includono anche la prima colazione, e, soprattutto, il comodissimo servizio gratuito di navetta aeroportuale, sia all’andata che al ritorno.

Arrivo dopo il tramonto. Pulizia impeccabile per le strade, traffico ordinatissimo e rispetto assoluto del codice stradale: il primo impatto col Qatar è molto piacevole! Anche l’ottenimento del visto all’aeroporto è in realtà una procedura rapidissima: grande esempio di efficienza!

La mia camera dà verso nord, regalandomi uno spettacolare skyline notturno dei grattacieli del centro di Doha, metropoli araba ultramoderna che conta 1.500.000 abitanti, ovvero più della metà del totale di abitanti dell’intera nazione!

LA VISITA DI DOHA

Subito dopo colazione incontro quindi il mio amico Soud, couchsurfer ventiquattrenne, operaio all’aeroporto di Doha, che con me condivide la passione per la lingua e la cultura bosniaca, ed insieme incominciamo il tour della città!

Prima tappa è il finemente restaurato Souq Waqif. Nel passato è qui che i beduini portavano lana, capre e pecore, per poterli scambiare con alimenti ed altri prodotti. Dopo un lungo periodo di degrado, l’area è stata completamente abbattuta e ricostruita con materiali tradizionali, rendendolo un piacevolissimo luogo di incontro, dove ristorantini, caffè e negozietti di vario genere animano la vita sociale cittadina. Sono tanti i soggetti adatti a delle fotografie: la polizia a cavallo, artigiani che producono liuti, collanine di conchiglie, capi di abbigliamento tradizionali… Mi stupiscono gli interni finemente decorati di un ristorante siriano e del centro dell’artigianato. In quest’ultimo mi colpisce un ritratto dell’emiro con la tecnica della calligrafia: in pratica i tratti del disegno non sono altro che parole minuscole in lingua araba ripetute all’infinito! Ci spostiamo quindi nel Bird Souq, dove si vendono centinaia di canarini dai colori pastello, conigli, pappagalli… Noto che molti dei venditori hanno tratti somatici molto diversi da quelli arabi: sono tantissimi infatti gli immigrati di origine asiatica ed indiana.

Ci spostiamo quindi nel Falcon Souq: uno dei mercati più importanti al mondo dove poter acquistare questi stupendi rapaci. La cultura della falconeria, infatti, è parte integrante della vita di ogni uomo qatariota. Intere piazze e negozi sono ricoperti di sabbia, all’interno della quale vengono sistemati i falchi col capo coperto da un cappuccio, incatenati a terra in attesa dei loro nuovi padroni. Sono rimasto davvero impressionato da questo aspetto del Qatar: la falconeria è un’attività talmente radicata nella popolazione, che vi è persino un Ospedale dei Falchi (Souq Waqif Falcon Hospital). Decidiamo di entrare: Soud vuole mostrarmi com’è al suo interno. Si tratta di una vera e propria struttura sanitaria, con tanto di accettazione e ricovero dei piccoli pazienti, per i quali vengono persino compilate delle cartelle cliniche. I falchi che hanno ricuperato la salute vengono poi sistemati all’interno di un salotto, incappucciati e con la zampetta incatenata ad un piccolo tavolino, in attesa che arrivi il loro padrone. Oltre al via vai di uomini nel loro tipico abito bianco, osservo anche delle interessanti tabelle a muro, con la nomenclatura in inglese ed arabo di ogni singola parte che compone il corpicino di questi rapaci

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