Tre giorni in Alta Pusteria

In montagna tra belle camminate e ottimo cibo

  • di m.niselli
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro

Alle 18 usciamo di nuovo in direzione San Candido. Lungo la strada la temperatura scende molto: sono già -5°C e ci ricordiamo di fare diesel artico per evitare il congelamento. Fra Sesto e San Candido c’è un unico distributore di benzina, tra l’altro parecchio caro! In circa un quarto d’ora siamo di fronte alla pista da sci illuminata a giorno (il martedì sera si può sciare in notturna). Parcheggiamo vicino alla stazione (1 euro/ora) e ci addentriamo nel paesino di San Candido che è delizioso! Il centro è zona a traffico limitato ed è pieno di negozi carini. Ci imbattiamo subito nel Wachtler che uno di noi due ha definito “la rovina di noi uomini”. Al di là degli articoli natalizi è pieno di oggettistica per la casa, tutta sfiziosa: dalle lanterne alle coperte, dalle ciabatte in pelo alle porcellane, con prezzi abbordabili. Fa freddissimo e passiamo una buona mezzora a girovagare per il negozio con l’intento anche di riscaldarci.

Quando usciamo ci rechiamo in Piazza dove sono ancora allestiti i mercatini di Natale: le casette non sono molte e non si ripetono, nel senso che c’è la casa del cioccolato, quella della grappa, quella del formaggio... ed è una per tipo. A nostro avviso è carino perché è più intimo rispetto ai grossi mercatini di Bozen e c’è tutto. Molto caratteristica la parte che si trova dietro la chiesa, dove ci sono i banchetti di cibo e bevande calde: noi abbiamo optato per una patata calda ripiena di formaggio fuso e alle erbe, squisita!

Quando usciamo dal dedalo dei mercatini ci accorgiamo che sono le 19 e che dobbiamo affrettarci a mangiare perché qui alle 21.30 è tutto chiuso! Ci rechiamo al Ristorante Kupferdachl che giudichiamo un buon compresso qualità prezzo: si mangiano piatti semplici e tradizionali a buon prezzo. Siamo stanchi, fra freddissimo e decidiamo di tornare in albergo: non possiamo affrontare la pista da slittino in notturna con questo freddo!

6 gennaio 2016

Oggi è il giorno della grande escursione. Passiamo un buon quarto d’ora con il proprietario della Gasthaus che ci spiega in quali sentieri possiamo andare a passeggiare viste anche le condizioni meteo. Optiamo per la Nemesalm. Dopo una lauta colazione a base di pane, marmellata, yogurt e speck con formaggio, ci facciamo la sacca e partiamo. La macchina segna -11 °C ed è congelata (anche all’interno!): raggiungiamo il Passo Monte Croce Comelico e lasciamo la macchina al parcheggio di fronte agli impianti sciistici. Il passo è a quota 1636 m: imbocchiamo il sentiero numero 131 e iniziamo subito a salire lungo una strada forestale ben segnalata e ben battuta. Lungo il percorso attraversiamo un bel bosco di larici fino a raggiungere la torbiera di Palu Alta che ora è una immensa distesa di ghiaccio che luccica ai raggi del sole. Camminiamo lungo delle belle passerelle di legno che d’estate devono stare sopra un bel bacino di acqua dall’aspetto palustre. Il bianco intorno a noi è abbagliante.

A questo punto prendiamo la strada forestale con segnavia numero 13 in direzione Nemesalm: attraversiamo dei tratti dove il fiume è ghiacciato, fino a sbucare, dopo un’ultima salita, alla Malga. Il percorso è di media difficoltà e dura in tutto un’ora e mezza. Il paesaggio intorno a noi è molto bello anche se ancora non riusciamo a scorgere le Tre Cime che immaginiamo essere nascoste da una delle Cime che compongono la Meridiana di Sesto. Questo orologio naturale segna l’ora dalle 9 alle 13, in quanto i raggi del sole illuminano una montagna alla volta a seconda dell’ora. Le montagne ci circondano a 180 gradi, dietro di noi c’è il Monte Rotek che non è incappucciato dalla neve ma che appare brullo nei suoi toni sul marrone.

Il rifugio è carino e si mangia bene: optiamo per un piatto di penne delle casa (panna-speck-funghi) e uno di tagliatelle al ragù di selvaggina. Siamo sazi, e ci accorgiamo ancora una volta che è presto e abbiamo ancora voglia di esplorare. Puntiamo quindi la Klammbachalm, che ci dicono essere distante un’altra ora e mezza circa dalla Nemesalm. Rimaniamo lungo il sentiero numero 13, costeggiando il Rio di Pulla. La strada sale subito, e forte. All’inizio facciamo un po’ di fatica ma piano piano ci abituiamo all’altezza e iniziamo a pestare. Attraversiamo alcuni punti completamente ghiacciati: a posteriori abbiamo sottovalutato il problema e ci rendiamo conto che dovevamo comprarci quegli strani “ramponi” da attaccare sotto gali scarponi a mo’ di catene da neve, come ci aveva detto il proprietario dell’albergo. Ormai dobbiamo cavarcela e decidiamo di evitare il ghiaccio per la sicurezza offerta dalla collina erbosa, a scapito della fatica. Passiamo il fiume nel punto più alto del sentiero (2050 m) e quindi costeggiamo i prati fino alla Klammachalm, che compare improvvisamente alla fine di un bosco. Lungo il cammino passiamo dalla radura, al prato al bosco fitto nell’arco di un’ora circa: è molto bello cambiare set così frequentemente! Un’ultima salita ed eccoci in Malga: finalmente vediamo le Tre Cime di Lavaredo, seppur da distante. Il paesaggio è molto più bello rispetto alla Nemesalm: adesso siamo circondati dalle montagne e l’atmosfera intorno a noi è surreale. Entriamo dentro al rifugio (finalmente al caldo!) e ci godiamo una buonissima fetta di strudel con panna. Il rifugio è splendido, in stile, con tanto di canzoni tirolesi di sottofondo. Non è proprio economico ma considerato dove si trova ci sta che abbia quei prezzi.

Ripartiamo sulla via del ritorno alle 15, prendendo la segnavia numero 133: ci aspetta (dicono) un’altra ora e mezza di cammino. In realtà abbiamo la percezione che la strada sia ben più lunga, o forse siamo solo stanchi e abbiamo il passo più corto. Il sentiero che porta a valle è una pista da slittino e noi, nonostante la poca neve, proviamo a lanciarci giù con le padelle. Riusciamo solo a tratti a venire giù di fionda ma di fatto roviniamo le padelle che si aprono in due a causa dei sassi. Uno sforzo fisico bestiale ma è valso il divertimento! Verso la metà del nostro cammino proviamo a lanciarci con le padelle lungo un torrente di ghiaccio: anche qui il risultato è mediocre a causa della scarsa pendenza

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