Dalle Tremiti a Ostuni: il bello e il buono di una vacanza in Puglia

Perdersi tra i vicoli dei borghi più belli della Puglia alla ricerca di sapori e profumi della tradizione

  • di posatespaiate
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Il profumo delle foglie di fico che ti sorprende per strada. Le mandorle fresche raccolte dall'albero. I nodini di mozzarella e la burrata del caseificio. I muri e i gradini bianchi. Le chianche lisce. Le piccole pere dolci. I fichi d'india. La luce forte del sole. La focaccia. Le foglie argentate degli ulivi e l'olio buono. I ricci di mare e gli scogli. La carne alla brace, le mandorle tostate e i fichi al forno.

E’ una lista apparentemente disordinata tra cui ci sono alcuni dei motivi per cui ho deciso passare le vacanze estive in Puglia e poter rivivere dal vero certi profumi, sapori e sensazioni per tornare alle origini. Chiudendo un attimo gli occhi credo che possiate anche voi immaginare e sentire questi profumi ora, mentre state leggendo.

La abbiamo percorsa in auto partendo dalle isole Tremiti e andando giù fino ad Ostuni, mangiando, camminando tra gli ulivi, guardando il mare seduti sugli scogli o passeggiando tra i vicoli dei paesini.

ISOLE TREMITI E IL PROFUMO DI SALE E DI PINI

Piccole piccole le Tremiti sono cinque, quasi tutte vicine come a volersi tenere compagnia, ognuna fa da sfondo all’altra regalando un paesaggio magico.

San Nicola ci ha stupiti con i suoi edifici di epoca medioevale e con i ciuffi di piante di cappero che crescono in ogni angolo o muro assolato. Capraia è disabitata e ricoperta di vegetazione, Cretaccio è poco più che uno scoglio, come Pianosa che è l’unica più lontana e non visibile dalle altre.

San Domino è la principale, dove si arriva col traghetto e dove abbiamo dormito. Sulla costa si alternano piccole calette di sabbia, quasi tutte raggiungibili a piedi con i sentieri, e scogliere frastagliare. La nostra stanza era vicino a Cala Matano, vicino alla quale c’è una villa in cui Lucio Dalla scrisse Luna Matana e Com’è profondo il mare. Camminando nella pineta e sugli scogli abbiamo raggiunto anche altri angoli incantati dove i colori ci hanno tolto il fiato: il mare e la macchia mediterranea, il turchese e il verde, il profumo di sale che si affianca a quello dei pini, mentre gli occhi si immergono nella trasparenza dell’acqua.

Facendo il giro dell’arcipelago con le barchette che partono dal porto abbiamo fatto il bagno davanti a Capraia e ci siamo emozionati guardando la statua di bronzo di padre Pio che giace a 15 metri di profondità con le braccia protese verso l’alto.

Ogni giorno centinaia di persone invadono le Tremiti, ed è quasi inspiegabile come facciano ad essere ancora così autentiche, genuine e legate alle tradizioni: poco dopo il porto abbiamo trovato un bar che ci ha offerto la focaccia fatta in casa, ed era proprio come quella della mia mamma, da tagliare in due e farcire con la mortadella.

Quando l’ultima barca si allontana insieme agli ultimi turisti della giornata arriva finalmente la pace della sera con tanti ristorantini dove mangiare ottimo pesce e perdersi in chiacchiere e fantasticherie su come sarebbe vivere su un’isola in mezzo al mare.

NEI DINTORNI DI BARI: CATTEDRALI, ULIVI E ORECCHIETTE

La nostra seconda tappa di viaggio ci ha portati a Trani: lasciate le Tremiti abbiamo corso per arrivare prima del tramonto e goderci lo spettacolo della luce rosa che invade la piazza della cattedrale di San Nicola Pellegrino, costruita a pochi metri dal mare con la pietra locale che è calda perché oltre al bianco avorio possiede sfumature gialle e rosate. Così come sono calde, lisce e morbide le chianche che sono le pietre rettangolari delle strade. Il porto di Trani è vivo e ricco di ristoranti e locali: bello per mangiare, tirare tardi o passeggiare, oppure per comprare il pesce dai pescatori mentre ripongono le reti al mattino.

Anche Barletta ha una bella cattedrale, in cui stava per essere celebrato un matrimonio e la navata era tutta un gran sventagliare per il caldo. Il castello è poco lontano e merita una visita, anche solo per vedere il grande fossato che ora a volte viene anche usato per i concerti, come anche il vicoli del centro dove passeggiare per provare ad immergersi un po’ nella vita di paese.

Ad Andria abbiamo dedicato la pausa pranzo: il richiamo forte era quello dei caseifici tradizionali e della burrata, che mangiata appena fuori dal caseificio è stata una meraviglia: poco più di un centimetro di pasta filata, ripiena di stracciatella e poca panna e chiusa con un nodo all’apice. Dolce e saporita insieme, morbida con un cuore cremoso che richiama istinti primordiali e toglie le parole. Andria è anche sede della confetteria Mocci Giovanni, una delle più antiche d’Italia: abbiamo visitato il museo e assaggiato gli storici confetti Tenerelli, inventati e creati qui. Buonissimi e originali quelli ripieni di liquore o con la fava di cacao.

Le distese infinite di ulivi che circondano Andria ci hanno accompagnato fino a Castel del Monte, che svetta sulla pineta. Una costruzione medioevale, imponente e perfetta che sembra una candida corona ottagonale di pietra.

La visita a Bari è stata breve ma sufficiente per vedere la cattedrale di San Sabino, con il suo rosone frontale che riflette la luce sul pavimento il giorno del solstizio d’estate, e la basilica di San Nicola, imponente e preziosa.

Bari vecchia ti accoglie nei suoi vicoli con le porte delle case aperte e il profumo di sugo e di bucato.

Vicino al castello Svevo c’è una stradina dove le signore preparano le orecchiette e la pasta fresca: ormai la chiamano la strada delle orecchiette e penso sia uno spettacolo unico per la velocità e manualità con cui viene prodotta la pasta, ma anche per il dialogo che si crea con i turisti che comprandole si portano a casa un pezzettino di Puglia.

Oltre alle orecchiette abbiamo assaggiato gli altri sapori tipici di questa terra e vissuto alcune delle sue tradizioni: le fave cotte sul fuoco nella brocca di terracotta servite con le cicorie e la carne alla brace. I caroselli, che sono simili ai cetrioli ma molto più dolci e croccanti, le piccole pere e i fichi raccolti in campagna. I latticini freschi del caseificio e la focaccia pugliese cotta nella tipica teglia di ferro e portata al forno del paese dove mi sono intrufolata per scattare delle fotografie per il blog, così come ho fatto nel caseificio.

Siamo andati in campagna a passeggiare tra gli ulivi e a farci raccontare come ci si prende cura delle piante. Coltivare gli ulivi senza un impianto di irrigazione significa saper potare le piante nel modo giusto, saper riconoscere e assecondare l’alternanza produttiva cercando di ottenere frutti di alta qualità nel rispetto dei ritmi della natura.

GROTTE, TRULLI E SCOGLIERE A PICCO SUL MARE IN VALLE D’ITRIA

Spostandoci verso sud il paesaggio cambia: gli ulivi sempre più grandi con le loro chiome immense, la terra sempre più rossa e i muri dei paesini sempre più bianchi. Mentre scrivo e riguardo le foto mi viene da socchiudere un po’ gli occhi ricordando la luce forte del sole che ci ha quasi sempre accompagnati

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