"Tuttun'altra Troia"

Da Taranto al Gargano, passando per la Valle d'Itria, Bari, Castel del Monte, Canne e concludere con Troia

  • di Gerardo Guida
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

*Se il titolo ti incuriosisce, nel testo troverai la risposta

19 Agosto 2012, Domenica

La nostra piccola odissea estiva comincia da Lagonegro (dove abbiamo trascorso una prima settimana di relax), direzione della prima meta, la città di Efesto: Taranto.

Il posto in cui sorge la città è bellissimo: un grande bacino interno (Mare Piccolo) e un bacino ancora più esteso (Mare Grande), separati da uno stretto istmo. Proprio lì i Greci fondarono la città, un comodo porto naturale, ambito sempre da tanti. Dopo varie trafile storiche, ai giorni nostri la città è preda di un enorme porto commerciale, di un porto e arsenale militare (corazzate, sommergibili...), di una raffineria di petrolio con le sue sbuffanti torri di raffinazione e infine della sede attuale dell'uomo delle vecchie 50 lire, la gigantesca acciaieria dell'Ilva. Superata la cortina di mefitica arriviamo alla città vecchia (l'ex acropoli greca) separata dal Borgo Antico (città romana con decumani e cardi) dal canale (artificiale) dei Due Mari, ma unite dal ponte girevole. Posteggiato nel quartiere Borgo Antico (oggi formato da abitazioni tutte dalle facciate Ottocentesche), chiediamo suggerimenti su cosa vedere in città al chioschetto informativo. Una volontaria sciorina la cantilena delle cose da non perdere e tira fuori un libretto con le immagini della città. Con gesto attento e studiato lo apre delicatamente alla metà, dove ci sono le spille, armeggia con il ripiegato paginone centrale e con colpo di teatro, sicura di impressionare il suo pubblico, spiega in modo secco tutto il foglio. Compare una foto panoramica, larghissima, dell'altare iperpolicromo della Cattedrale San Cataldo. Con orgoglio si gira verso di noi e pare che dica: "e scusate se è poco". In effetti è un altare circondato da un abside completamente rivestito di marmi e statue, molto barocco, pure troppo. Ad ogni modo ringraziamo, salutiamo ma cominciamo col Museo Archeologico di Taranto, attirati dall'aver letto che è il più grande museo della Magna Grecia. Di magno è magno. E' un palazzo di almeno 3 piani, nuovissimo. Dotato di tutto il necessario di un museo che si rispetti, compreso le custodi con la Settimana Enigmistica. Peccato che è riempita solo una metà di un solo piano.... Comunque ospita dei bellissimi oggetti della città greca e altri manufatti del periodo romano (statue e dei bei mosaici) tutti trovati nella città. A differenza di altri musei (come quello di Policoro/Heraclea, molto ben fatto pur essendo piccolissimo) non è molto didattico, non racconta la storia della città, la sua vita etc. Diciamo che c'è spazio per lavorare. Tra i vari reperti del museo siamo stati colpiti da un bellissimo orecchino a forma di navicella, ma soprattutto da un superbo ed elegantissimo schiaccianoci Lasciato il museo, riattraversiamo il ponte girevole per tornare alla parte vecchia. Gustando un calippo ghiacciato scattiamo qualche foto a due possenti colonne doriche, piantate di lato al palazzo comunale. Queste colonne erano inglobate in un vecchio palazzo ed in una chiesa. Negli anni '70 è stato demolito il palazzo per liberarle e farle rivivere.

Decidiamo di saltare la Cattedrale tanto coreograficamente presentata, per visitare il Castelllo Aragonese. Il comando generale dello Ionio e del canale di Otranto della Marina lo occupa come sua sede (di rappresentaza) ma lo fa visitare al pubblico, gratuitamente, come più volte ci viene ricordato dalla guida. Molto affabile, vestita di bianco dalla punta delle scarpe al cappello, il nostro accompagnatore ha un tono gentile da mètre di grand hotel. Ci accompagna per le sale del castello commentando i vari punti con delle battute dall'aria un po' stantia (si vede che con riflesso pavloviano ripete sempre le stesse cose appena arriva negli stessi angoli) Il castello è posto a difesa della città vecchia e del porto. Costruito dai Bizantini, è stato trasformato dagli Svevi dotandolo di alte e strette torri (così come in altri castelli Svevi). Giunto in mano Aragonese, essendo cambiate le tecnologie (la polvere da sparo), non andava più bene una difesa "a caduta" (cioè lanciare dall'alto pietre contro il nemico assediante) ma dovendosi difendere dalle bombe, le torri sono state abbassate e "ingrassate". I muri sono diventati circolari e spessi fino ad 8 metri

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