Praga, città magica

A spasso per le vie (e i dintorni) della capitale della Repubblica Ceca

  • di OSVITOL
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Quando si parla di Praga città magica o si guardano documentari relativi a questa città o si sfogliano guide illustrate se ne può solo intuire il fascino ma è solamente passeggiando per le sue vie, respirando la sua aria, sbirciandone il suo cielo che rimani intrappolato dalla sua magia. Ovunque vai per Praga intuisci lo scorrere della Moldava; anche se sei distante ne avverti la presenza, il grande fiume non solo attraversa la città scolpendone il profilo ma diventa un palcoscenico osservabile dai suoi diciotto ponti, con le sue isole più grandi, i suoi isolotti, i battelli, i suoi molini a vento,etc

A tratti ti senti come a Parigi o a Vienna quando percorri a bordo di un battello il corso del fiume, a volte intravedi squarci di Venezia o Bruges quando tra le isole appare un ponticello ma sei semplicemente a Praga… Già, non si può immaginare Praga senza i suoi ponti, senza il suo ponte: il ponte Carlo. La prima volta che lo vedi da lontano già te ne innamori; poi inizi a percorrerlo, ti senti osservato dalle sue statue, guardi da una parte il profilo della Stare Mesto (la città vecchia) con il tempio di Thyn e San Nicola, dall’altra non scorgi la torre che apre a Mala Strana (città piccola) poiché avverti la presenza incombente del castello e sei costretto ad alzare lo sguardo verso di lui. Una cosa è certa: dopo che l’hai percorso la prima volta ti verrà immediatamente voglia di ripercorrerlo; di giorno frastornato dal brulicare di turisti, musicanti, pittori improvvisati e artisti di strada e di sera, affascinato dalle luci di una città millenaria, tra splendidi affreschi illuminati e musiche di ogni tipo.

Andiamo verso la città vecchia percorrendo le strade antiche che percorrevano i cortei imperiali sino al castello. Qui i bellissimi palazzi sono un po’ scalfiti dall’avvicendarsi di negozietti di souvenir e dalle folle di giapponesi, italiani, spagnoli, inglesi che si dirigono verso il cuore di Praga. Ecco, siamo nel cuore di Praga, circondati da dimore antiche che ci narrano un passato sontuoso di una città capitale del Sacro romano Impero, del regno boemo, dal fascino asburgico e un po’ tedesco ma con classe tipicamente italiana. Ci avviciniamo all’attrazione forse più curiosa della città; l’Orloy, l’antico orologio astronomico che da sette secoli scandisce ogni ora della vita dei praghesi.

Allo scoccar dell’ora si aprono le finestre dell’orologio ed inizia, assieme al rintocco delle campane, lo spettacolo dell’apparizione delle figure dei dodici apostoli. In chiusura lo squillo di trombe dall’alto del municipio chiude il siparietto applaudito da migliaia di turisti. Niente di speciale alla fin fine ma quel motivetto ti entra nel cervello e ad ogni ora ti sembra di sentirlo anzi lo senti anche a distanza di qualche chilometro. Percorriamo ancora qualche centinaio di metri ed arriviamo alla porta da dove tutti i cortei reali avevano inizio. Martina sale sulla splendida torre (troppi scalini per me!) e scatta qualche foto. La città d’oro, la città dalle cento torri, dalle mille chiese, eccola qua.

Percorrendo il tragitto dell’antica strada imperiale questa volta in direzione giusta riattraversiamo il ponte Carlo e ci avviamo verso il castello. Uno strano senso d’inquietudine pervade il mio animo; mi immagino questo castello incombente a simboleggiare il potere oscuro, la burocrazia , a scandire in maniera drammatica l’angoscia dai praghesi dall’antichità fino all’invasione tedesca, poi a quella sovietica

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