Whale Watching alle Azzorre

[premessa: se siete interessati al whale watching magari prima leggete la puntata precedente, pubblicata sotto la Norvegia] 1999 - Isole Azzorre Dopo due anni di intervallo, con un viaggio alle Svalbard ed uno a Capo Verde (isole anche queste con ...

  • di calvitour
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
 

[premessa: se siete interessati al whale watching magari prima leggete la puntata precedente, pubblicata sotto la Norvegia] 1999 - Isole Azzorre Dopo due anni di intervallo, con un viaggio alle Svalbard ed uno a Capo Verde (isole anche queste con storie di balene e balenieri, ma senza attività organizzate di whale watching), la voglia di balene ci è tornata. Abbiamo così scelto le Azzorre, per un viaggio che prevede tre tappe: l’isola di Sao Miguel, per escursioni ai crateri con laghetti di incredibile bellezza; poi l’isola di Pico, che prende il nome dal maestoso vulcano (3500 m) che la sovrasta; e infine l’isola di Faial, famosa fra i velisti transoceanici.

A Lajes do Pico da qualche anno uno skipper francese, Serge Vialelle, innamoratosi delle balene (e di una ragazza azzorrana) ha avviato una attività di whale watching, con il centro “Espaco Talassa”. In un’isola di radicate tradizioni baleniere (qui la caccia è terminata solo negli anni ’70) ha saputo recuperare e valorizzare il patrimonio conoscitivo degli ex-balenieri, assumendoli come avvistatori e mettendo le loro postazioni di osservazione a terra (le “vigias”) in contatto radio con le barche.

17/08 – Dopo un adeguato briefing presso il centro balene, che qui si chiama “a boca”, prima uscita su gommoni appositamente attrezzati. L’inizio sembra deludente, ma dopo un po’ di vano pattugliamento sottocosta arriva il messaggio radio dalla “vigia”, ci spostiamo e finalmente ecco il primo avvistamento di Capodogli: si tratta di femmine con i piccoli, che si fermano in queste acque d’estate, mentre i maschi adulti si spostano a latitudini più elevate; infatti li abbiamo visto in Norvegia nel ’96. Rispetto a quella situazione quindi i comportamenti dei cetacei sono molto diversi, la permanenza in superficie più lunga, quella sott’acqua molto più breve (le madri stanno insegnando ai piccoli l’arte dell’immersione) e purtroppo solo raramente si osserva il classico sollevamento della coda. Durante l’uscita incontreremo anche dei Grampi, riconoscibili per il dorso nerastro coperto da caratteristiche striature. L’esperienza dal gommone (rispetto alla baleniera “Reine” utilizzata alle Vesteralen) è senz’altro diversa: la mobilità è maggiore ma il punto di osservazione più basso riduce la visibilità e l’instabilità nuoce alla qualità delle foto. Resta comunque un’esperienza vivace ed appagante, grazie anche alla presenza di un naturalista su ogni gommone.

18/08 – Seconda uscita. Incontriamo ancora Capodogli, ma anche Balenottere Boreali (le prime per noi), una coppia costituita da madre e piccolo che nuotano affiancati: le due pinne dorsali che sfilano appaiate sono uno spettacolo notevole. Incrociamo anche un branco di Delfini Comuni, che si dedicano a spettacolari acrobazie, con inseguimenti e balzi fuor d’acqua, emozionanti quanto difficili da fotografare. Al ritorno arricchiamo la nostra collezione di magliette, libri e gadget a soggetto baleniero. Altri se ne aggiungeranno a Faial, dove il mitico “Peter – Cafè Sport” di Horta ha il capodoglio come logo e insegna del locale; anche da qui è possibile effettuare whale watching ma a mio parere è molto meglio da Pico.

[prossimamente le puntate successive, in Nuova Caledonia, Madagascar e Liguria]

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