In Portogallo dall'Algarve a Porto

In viaggio per scoprire città, villaggi, paesi medievali, torri merlate, spiagge e località famose per le gigantesche onde cavalcate dai surfisti

  • di dpellizzon
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Volendo ottimizzare al massimo il poco tempo a nostra disposizione per visitare il Portogallo decidiamo di arrivare all’aeroporto di Faro, nel sud del paese, e di ripartire da Porto, nel nord.

Per arrivare a Faro prendiamo un volo della Brussels airline via Bruxelles; il pilota ci informa che nella capitale belga il tempo è bellissimo e la temperatura è ideale: 15 gradi!

Trascorriamo i primi giorni alla ricerca del relax nell’Algarve, la parte più meridionale del paese.

Il primo assaggio di Portogallo lo abbiamo a Tavira un paese attraversato da un grande fiume con diverse piccole piazze e vie in acciottolato che conferisce una luce unica alla strada; ritroveremo poi questo tipo di marciapiede in quasi tutte le altre città del paese.

Ci spostiamo a Benagil, un piccolo villaggio di pescatori; la spiaggia è bellissima ed è protetta dal vento da splendide scogliere; purtroppo però è molto piccola e praticamente troviamo il tutto esaurito.

Nei pressi della spiaggia si trovano delle impressionanti grotte con degli enormi buchi tondi sul soffitto dai quali filtra la luce; le grotte sono raggiungibili, per chi ha più pazienza, in barca, vista la fila di natanti di qualsiasi tipo all’ingresso (dalla nave dei pirati al surf con remo) o per chi ha più coraggio, a nuoto, vista la temperatura dell’acqua.

Alloggiamo nella vivace cittadina turistica di Lagos che in passato è stata il luogo dove avvenne il primo mercato di schiavi africani portati da navi portoghesi. Ora è una vivace cittadina turistica con un bel centro storico e con molti ristoranti e locali.

Il giorno successivo ci inoltriamo fino al faro di Cabo de São Vicente che è il punto più a sud-ovest dell’Algarve ed è caratterizzato da alte scogliere a picco sull’oceano.

Andiamo poi alla ricerca di una spiaggia frequentata dai surfisti consigliataci da una commessa di un negozio di surf e ci godiamo il paesaggio molto bello, isolato e selvaggio fino a quando la macchina si insabbia inesorabilmente. Nonostante tutti i nostri sforzi, non riusciamo a venirne fuori; ad un certo punto spunta dal nulla un tizio in moto da cross che prima ci riprende dicendo una cosa del tipo “ma tu non hai gipo” (come se non lo sapessimo) e poi, nonostante temperature che sono più del doppio di quella ideale per il pilota belga, si unisce a noi dandosi un gran da fare e con l’aiuto del crick libera l’auto. Esultiamo tutti come se avessimo vinto la champion league e comunque apprezziamo la nota di generosità e disponibilità dei portoghesi che avremo modo di notare anche in seguito.

Sulla guida leggiamo che Beja è una cittadina che offre bellezze pari ai centri più rinomati ma non essendo altrettanto famosa è un po' snobbata dai turisti. In effetti il centro storico, circondato da mura, offre posti interessanti da visitare come piazze, un museo di arte sacra, un castello e un convento.

Di sera, forse per l'atmosfera malinconia della cittadina, forse parché le strade sono completamente deserte, forse perché la bistecca di cena aveva qualche nervetto di troppo decidiamo che ne abbiamo abbastanza e andiamo a letto presto per essere in forma il giorno successivo.

La tappa successiva è la più famosa Evora, una bella città medioevale con una suggestiva piazza e molte vie molto strette e caratteristiche che salgono verso la cima di una collina.

In primis visitiamo la Capela dos ossos sulle cui pareti sono state esposte dai frati francescani le ossa e i teschi di migliaia di persone. All'entrata della cappella c'è l'invitante scritta "noi ossa che qui siamo le vostra aspettiamo". Altre cose interessanti che visitiamo ad Evora sono la cattedrale medioevale, che assomiglia più ad una fortezza che ad una chiesa e il tempio romano. Per errore lasciamo l'auto in un'area riservata ai residenti, al nostro ritorno troviamo un foglietto sul parabrezza; leggendolo realizziamo che è solo un avvertimento del tipo "per questa volta passi ma la prossima ti facciamo la multa". Il concetto “multe per far cassa” qui è sconosciuto.

Ci attardiamo in albergo e all'uscita i ristoranti sono già chiusi o pieni, entriamo quindi, cosa che non facciamo mai all'estero, in un ristorante italiano; la cosa si rivela un'ottima scelta; mangiamo benissimo e il simpatico gestore della Basilicata ci spiega che il bestiame in Portogallo è allevato generalmente al pascolo e ci da delle ottime dritte sui vini e sul pesce che dovremmo provare nel nostro viaggio parlandoci ad esempio dei percebes che sono dei crostacei che crescono sulla costa di Mafra

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