Lisbona e la forza centrifuga

Non è stato amore a prima vista. Ho trovato Lisbona una città strana e da poter apprezzare pienamente solo dopo averla sbirciata da fuori e ammirata dall’alto, inquadrata e “digerita”. La zona centrale di Baixa, i quartieri storici di Alfama ...

  • di LunaB
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Non è stato amore a prima vista. Ho trovato Lisbona una città strana e da poter apprezzare pienamente solo dopo averla sbirciata da fuori e ammirata dall’alto, inquadrata e “digerita”. La zona centrale di Baixa, i quartieri storici di Alfama e Bairro Alto, si inerpicano, annodandosi, su salite di ogni pendenza e la sensazione che prevale a primo impatto, percorrendoli, è quella soffocante di case, edifici, chiese e piccole botteghe stratificati, posti uno sull’altro, in una piramide infinita che toglie luce e respiro. Le enormi piazze che si aprono all’improvviso, una dopo l’altra, da Praça de Figueira a Rossio, fino a Praça do Comércio, contribuiscono solo in parte al recupero di un ritmo del respiro più regolare: c’è qualcosa che disturba, che trascina, confonde, opprime. E’ il rumore onnipresente delle macchine che sfrecciano sulle strade ampie, anche a cinque corsie, e dello sferragliare continuo dei vecchi tram caratteristici che scorazzano turisti a ogni ora, ma è anche la spirale infinita dei colori e dei disegni di cui è ornata la città: i ghirigori in ferro delle ringhiere, le decorazioni degli infissi alle finestre, gli azulejos che rivestono gli edifici, gli arabeschi di sampietrini bianchi e neri lungo ogni marciapiede e ogni piazzale. Lo sguardo ha poco margine per spaziare, ogni angolo lo cattura in uno studio attento e impegnativo: quello che da vicino appare una semplice alternanza di piastrelle colorate, si rivela, solo allontanandosene un po’, una figura dai contorni ben precisi. Lisbona si lascia adocchiare, sorniona, dalle rovine del sovrastante Castelo de Sao Jorge, attraverso le grate di ferro dell’ Elevador de Santa Justa, dalle terrazze dei numerosi e inaspettati “miradouros” che offrono una vista meravigliosa sul fiume Tago. Un vortice di tetti rossi, piccole finestrelle di mansarde che si affacciano su altre tegole, panni stesi e balconcini fioriti. A questo nucleo centrale denso e magmatico, fanno da contraltare gli spazi immensi dei quartieri periferici e di tutto ciò che la circonda. Il Tago innanzitutto: grande, largo, immenso, che sotto i pilastri del ponte Vasco da Gama, a oriente, raggiunge l’ampiezza di 25 kilometri. Un ponte di cui non si vede la fine, che si perde fra le nuvole, sembra inghiottire le macchine che lo attraversano e protendersi verso l’infinito. Il recente e avveniristico Parque das Nacoes, con i padiglioni fieristici, l’Oceanario, i “giardini delle onde”, fatti di collinette che riproducono alla perfezione il movimento sinuoso del mare. E poi Belèm, nella parte occidentale, là dove il fiume incontra l’Oceano, salutato dalla caravella stilizzata con a bordo gli uomini delle scoperte portoghesi, dalla Torre simbolo di Lisbona su una sponda del fiume, dalle braccia aperte dell’immenso Cristo Rei sulla sponda opposta. E’ da questi privilegiati e lontani punti di vista che si coglie lo spirito variegato e contrastante di Lisbona. L’Arco della Vittoria, aperto sulla enorme e suggestiva Praça do Comércio, simboleggia la porta d’accesso alla città, introducendo direttamente nella centralissima Rua Augusta e delimita il confine tra il cuore pulsante della capitale portoghese e gli spazi aperti che la circondano, i luoghi distanti dal centro da cui spiarla e innamorarsene.

MERCOLEDì 11 APRILE Partiamo da Roma Fiumicino alle 12:40 a bordo di TAP Air Portugal. Volo tranquillo e sereno scosso solo da un atterraggio turbolento, ai limiti del paradossale, dovuto sicuramente ai tanti ed enormi nuvoloni che si addensano nel cielo portoghese giusto giusto al momento del nostro arrivo, ma anche, diciamolo, alle manovre acrobatiche del pilota che raggiunge la pista con un tonfo preoccupante e inchioda per riuscire ad arrestare la corsa del mostro alato...Superato lo sconcerto e recuperati i bagagli, ci dirigiamo alla fermata dei bus dove prendiamo il numero 44 che, in un quarto d’ora scarso, ci scarica nell’enorme Praça Marques de Pombal da cui (con qualche difficoltà, visti i trolley al seguito e le interminabili salite con cui nostro malgrado iniziamo subito a familiarizzare) raggiungiamo l’albergo prenotato, Residencial Joao XXI in Rua Gomes Freire. Economico e molto pulito (questi i vantaggi!), a conduzione quasi famigliare, con personale gentile e disponibile, non è però all’altezza delle 3 stelle di cui dichiara di forgiarsi. E’ in realtà una modesta e labirintica pensione, con stanze, reception, ascensore, spazio (il pianerottolo del primo piano!) adibito alla colazione...Tutto ammassato, intrecciato, ricavato. Una volta preso atto di questo, accettiamo anche la contraddizione di una stanza minuscola in cui sono stati infilati (e uniti) due letti a una piazza e mezza e di un bagno enorme, con una finestra che occupa quasi un’intera parete, in cui si può spaziare liberamente e quasi andarci in bici. Praticamente una camera ricavata all’interno di un bagno. Ci diciamo che l’albergo/pensione, o quello che è, in fondo deve fare solo da base d’appoggio quindi, passata la punta di sconforto iniziale, molliamo i bagagli, facciamo manovra per uscire nuovamente dalla stanza (lo spazio è davvero esiguo!) e ci immergiamo subito nella scoperta della città. La strada questa volta è in discesa. Il lato veramente negativo del nostro alloggio, pur venduto come centrale ( e di fatto lo è visto che in quella zona si concentra il 70% degli alberghi di Lisbona), è quello di avere la più vicina fermata della metro a quasi un chilometro di distanza, una linea di autobus (numero 790) che ferma proprio davanti al suo ingresso ma, ahimè, termina la corsa alle 21, quindi inservibile per la sera e Praça Marques de Pombal, snodo di tutte le altre linee urbane e perfino dei bus turistici, veramente troppo distante, considerando che al ritorno la strada è una salita ripidissima e spaccagambe, per nulla invitante dopo una intera giornata passata a marciare di brutto. Preso atto pure di questo, risolviamo stabilendo subito, per i giorni a venire, di uscire dall’albergo di mattina e di farci ritorno una sola volta, a fine giornata, per andarci a dormire! Realizzando che abbiamo nello stomaco soltanto il minuscolo panino del sacchetto viveri omaggio della TAP, facciamo un preliminare pit stop (il primo di una lunghissima serie fino alla fine della vacanza!!) in una attraentissima “Pastelaria” piena di dolcetti e paste giganti. La curiosità ci spingerebbe ad assaggiare subito le famose Pasteis de Belèm e le non meno meritorie (come scopriremo poi) Quejiadas ma una volta davanti al bancone delle delizie, senza andare troppo per il sottile, prendiamo la prima cosa che capita, con la certezza, subito confermata, di andare bene in ogni caso. Infatti da quel momento in poi, le soste in quei luoghi paradisiaci saranno all’ordine del giorno e in qualsiasi momento della giornata!! Scendiamo giù per la bella ed elegante Avenida da Liberdade, ammirando i negozi grandi firme e i marciapiedi a mosaico, il giardino di palme al piano rialzato del teatro Eden e l’imponenza della stazione Rossio ormai trasformata in padiglione per esposizioni, che con le luci notturne sprigiona tutto il suo fascino. Vaghiamo senza meta tra i vicoli della Baixa, la città bassa, mentre ogni tanto qualcuno si avvicina per chiedere qualcosa che all’inizio crediamo di non capire ma a cui presto faremo l’abitudine: marijuana, hashish? No no, grazie. Allora coca? E via dicendo allegramente e senza troppi sotterfugi, manco avessimo le facce di quelli in pesante crisi d’astinenza...Rimandiamo a domani la vista panoramica dall’ascensore di Santa Justa dal momento che il cielo, pieno di foschia, si fa sempre più grigio e minaccioso e ci infiliamo in un piccolo centro commerciale che ci si palesa provvidenzialmente di fronte, non appena, di lì a pochissimo, inizia a piovere... Giusto il tempo di curiosare un po’ qua e là e di comprare delle mantelle tascabili per la pioggia e riprendiamo il nostro giro passando accanto a una bottega dagli interni molto scuri che attira subito la nostra attenzione. Ficchiamo il naso e scopriamo una fila di sedie foderate di velluto rosso con un poggiapiedi davanti. La bottega di un lustrascarpe! E’ deserta e non ci lasciamo sfuggire l’occasione di fotografarla. Per cena decidiamo di rimanere in zona centrale, nonostante i ristoranti qui di tipico abbiano davvero poco e ci chiamino da ogni parte per segnalarci menu in italiano, decantarci piatti imperdibili, prometterci offerte supervantaggiose. Ci consultiamo e decidiamo per l’ultimo della via (“Cervejaria Moderna”, Rua de Correiros), quello che ci sembra il più carino anche all’interno e che ha “l’omino da richiamo” meno insistente. Proviamo la zuppa di caldo verde (patate e cavolo verde e, almeno qui, aglio a volontà da stendere un esercito intero di vampiri), poi il bacalhau (pare che i portoghesi conoscano 600 modi diversi di cucinare il baccalà, ma noi decidiamo di partire dal più semplice e lo ordiniamo alla griglia...) che ci viene servito accompagnato da insalata e patate. Scopriremo nei giorni seguenti che le “regole” degli abbinamenti dei cibi sono piuttosto semplici, una su tutte: carne con patatine fritte/pesce con patate lesse, ma a differenza di quanto accade per esempio nei ristoranti tedeschi, qui in Portogallo accettano di buon grado tutte le deroghe richieste dal cliente, senza scandalizzarsi troppo e questo ci piace. Per tornare in albergo decidiamo di aggirare la salita del pomeriggio e di provare a raggiungerlo attraverso Rua Santa Marta, lunga e caratteristica via un po’ desolata di notte ma animata di giorno da bottegucce di artigiani e minuscole osterie anche di soli 3 tavolini. La salita è decisamente più leggera, ma la situazione, una volta terminata la via (e quando manca ancora un bel pezzo all’albergo) non è molto diversa da quella affrontata nel pomeriggio e sempre una salita ripidissima ci tocca fare! GIOVEDì 12 APRILE Stendendo un velo pietoso sulla colazione in hotel (pane rifatto, marmellata semiliquida, e cereali ammorbiditi dall’umidità: nessun altra possibilità di scelta), usciamo presto diretti come prima tappa all’Elevador de Santa Justa con la complicità di un timido sole che inizia a farsi spazio fra le nuvole (ma per scaramanzia lasciamo gli occhiali da sole in albergo e infiliamo le mantelle nello zaino, anche in osservanza della legge di Murphy che in questi casi è chiara ed esplicita...Infatti poco a poco nel corso della mattinata, prende a splendere un sole tropicale e si raggiungono temperature decisamente estive grazie alle quali ci liberiamo, soddisfatti e felici, di tutto il superfluo del nostro abbigliamento pluristratificato). La vista dalla piattaforma panoramica è davvero molto bella e appagante, la delusione arriva quando ci dicono che il piano ancora rialzato, raggiungibile da due scale a chiocciola, non è in quel momento accessibile (non si sa perché, forse l’orario visto che sono appena le 9 e nel pomeriggio ripassando di lì vedremo gente passeggiarci tranquillamente...Rimane un mistero). Proseguiamo verso il Bairro Alto (il tram a cremagliera, Elevador de Graca, che lo collega alla città bassa, “naturalmente” è fermo per lavori!), passando accanto alle rovine del Convento do Carmo e imboccando Rua san Pedro d’Alcantara con la prospettiva di fermarci a riprendere fiato sulla sua bellissima (così almeno intuiamo debba essere...) balconata, ma ahimè, pure quella è completamente chiusa da bandoni metallici per i lavori in corso! A questo punto decidiamo di prendere il tram 28 e farci un giro completo da capolinea a capolinea. Raggiungiamo una fermata intermedia e lo prendiamo in direzione Estrela per fermarci a visitare la basilica e gli antistanti giardini curatissimi, pieni di fiori e con un palco centrale in ferro dove due giorni dopo, di domenica, vedremo esibirsi una piccola orchestra. Il tram compie un lungo giro attraverso tutti i punti nevralgici della città, inerpicandosi sulle salite di Alfama e rasentando i muri dei suoi strettissimi vicoli. Fra i palazzi rivestiti di azulejos colorati, ogni tanto si aprono piccole terrazze sul Tago che lasciano senza fiato, complice anche la bellissima giornata di sole che nel frattempo è uscita fuori. Ci lasciamo cullare pigramente fino al capolinea, in largo Martim Moniz dove si trova un grande centro commerciale che però decidiamo di ignorare e da lì, cartina alla mano, ci immergiamo nel popolare quartiere della Mouraria per raggiungere, in un percorso un po’ arzigogolato, il castello di Sao Jorge. Ci arriviamo all’ora di pranzo, perciò decidiamo di fermarci prima a mangiare in una minuscola osteria con dei tavolini all’aperto dove con pochissimi euro gustiamo, all’ombra di alcuni provvidenziali alberi che regalano una piacevole frescura, due piatti unici a base di carne e del pane caldo, buonissimo, indimenticabile, che ci facciamo riportare anche una seconda volta. Del castello rimangono soltanto le mura esterne, ma la passeggiata attraverso i suoi giardini offre un panorama incredibile che si può godere anche da diverse altezze grazie alle piccole terrazze sulle sommità delle torri rimaste. Riceviamo un’altra piccola delusione scoprendo che la Camara Oscura, nota anche come Torre di Ulisse, dove si trova un periscopio con uno specchio e due obiettivi che riflettono le immagini di Lisbona a 360°, è chiusa “solo per oggi, per scarsa visibilità” !!!!! Ci guardiamo intorno: splende un sole magnifico, il cielo è limpido, abbiamo scattato foto meravigliose...Boh, sarà, archiviamo il caso come l’ennesimo mistero (o esempio lampante di sfiga cronica, che dir si voglia) e proseguiamo il nostro giro tra i cannoni e i pozzi degli ampi giardini. All’esterno del castello ci fermiamo in uno dei tanti negozietti di souvenir pieni delle solite cose ma anche di originali borse e portafogli in sughero, che incontreremo più volte durante il soggiorno, però sempre, purtroppo, con prezzi inavvicinabili! Ridiscendiamo immergendoci nel quartiere di Alfama per raggiungere la cattedrale di Santa Maria Major, nota e indicata sui cartelli come “Sé de Lisboa”, che però, spoglia e disadorna, ci lascia quasi indifferenti. Dalle stradine di Alfama, dove i mezzi faticano a transitare e molte vie, per forza di cose, sono solo pedonali, dopo esserci fermati per le foto di rito sullo splendido belvedere di S.Ta Luzia (questo senza lavori in corso!) da cui si gode una vista meravigliosa sull’estuario e sugli intricatissimi vicoli del quartiere, raggiungiamo la sponda del fiume per prendere uno dei tanti bus che portano al quartiere di Belèm. La stanchezza comincia a farsi sentire, ma non vogliamo perdere nemmeno un secondo del tempo a disposizione e scendiamo proprio di fronte al Padrao dos Descobrimentos, il monumento alle scoperte portoghesi, con sopra raffigurati, tra gli altri, Enrico il Navigatore, Diogo Cao, Magellano e, naturalmente, Vasco da Gama. Facciamo il biglietto per salire in cima a scattare foto e, respirando a fondo la bellezza e l’immensità di quel panorama meraviglioso, proprio al momento di scattare la prima, dopo un quarto d’ora passato a mettere bene a fuoco il Ponte 25 aprile sul Tago luccicante e la statua del Cristo sullo sfondo, ecco che la digitale decide improvvisamente di sospendere il suo onorato servizio e regalarci la gioia di immagini completamente BIANCHE!! Proviamo e riproviamo, ma poi, riandando con la mente all’albergo/pensione scelto con cura proprio sul cucuzzolo più alto delle sette colline di Lisbona, all’ascensore panoramico con la terrazzetta inaccessibile, ai lavori in corso, alla torre di Ulisse chiusa, alla pioggia del giorno prima...Smettiamo di stupirci e prendiamo atto pure di questo, stabilendo di ignorare l’accanimento della sfiga nel precederci e di goderci perlomeno il panorama fissandocelo bene in mente e scattando fotografie virtuali. Vediamo lo stadio, abbracciamo con lo sguardo l’imponente Mosteiro dos Jeronimos (dal basso non ci sta tutto nell’obiettivo, non si riesce a vederne la fine, se ne perdono i contorni; da quella prospettiva invece se ne coglie tutto il fascino per intero), la Torre di Belèm e infine, proprio sotto di noi, solo sporgendoci un po’, l’enorme, bellissima Rosa dei Venti disegnata sul pavimento. Riprendiamo l’ascensore cercando di azionare quei 3-4 neuroni sopravvissuti alla marcia forzata e al caldo tropicale per trovare un’alternativa alla digitale agonizzante. Siamo al secondo giorno di vacanza, ce ne rimangono 3, miliardi di cose ancora da vedere, domani andiamo a Sintra...Che si fa? Una digitale nuova di zecca ma da quattro soldi/una di un prezzo adeguato, tanto me la devo ricomprare/sì ma poi se la compro qui e non funziona che faccio riprendo l’aereo per portarla in assistenza?/allora una semplice usa e getta e ti saluto: avremo foto meno belle ma perlomeno il ricordo/boh non lo so/proprio adesso doveva rompersi...Tra un’ipotesi e l’altra abbiamo chiaro comunque il proposito di rimandare a sabato la visita del monastero e della torre e di infilarci invece in un centro commerciale (El Corte Inglés di ispanica memoria), chissà che non ci venga un’idea. Prendiamo il tram 15 fino a Cais do Sodrè, quindi la metro blù fino a S. Sebastiao (ma la precedente fermata di Praça de Espanha come naturalmente scopriamo solo al ritorno, ha un percorso che dai sotterranei porta direttamente al secondo piano del centro commerciale...) e raccogliendo le poche energie rimaste gironzoliamo un po’ tra i 5 piani del colosso. Per l’ora di cena le forze ci abbandonano del tutto, così prendiamo due panini e alle 22:00 (con il colpo di grazia finale assestato dall’immancabile salitona) siamo già a nanna

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