Sapore di mare a Natale. Vacanza strenna a Ponza

Lungo piste e sentieri impreziositi da spettacolari scorci sulla costa ruvida e frastagliata, con l’idea di vivere scollegata dalla realtà quotidiana per 10 giorni

  • di cappellaccio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Trekking d’inverno a Ponza

A Ponza Babbo Natale arriva in barca anziché scivolare sul ghiaccio con la slitta e le renne sono dei pupazzotti avviluppati in fili di luminarie che contribuiscono in misura pari a zero al traino. All’imbrunire i bambini scrutano l’orizzonte per tentare di scorgere Santa Claus che attracca nei pressi della stazione marittima col suo natante. Il giretto dura appena una decina di minuti ma sono istanti vibranti di emozione e di felicità per i più piccini. Il porto, illuminato da una miriade di luci che si riflettono nell’acqua, sembra sotto un incantesimo. Dalla penombra emerge l’abitato, improntato a una grande armonia architettonica e cromatica e disposto a guisa d’anfiteatro attorno al porto settecentesco, lambito dal mare.

Lo stupore legato al Natale è anche quello che si prova davanti al presepe interamente ambientato sull’isola di Ponza all’interno della chiesa di S. Maria Assunta a Le Forna. La Piana, il quartiere sacrificato in nome degli interessi della S.A.M.I.P., che dagli anni ‘30 agli anni ‘70 gestì lo sfruttamento minerario delle Isole Pontine, rivive in questo allestimento. Il paesaggio in rilievo è quello di un tipico insediamento mediterraneo, fatto di case a terrazza o a cupola, che appaiono come cubi in sequenza, intonacati con i quattro colori tradizionali: il celeste degli agricoltori, il rosa dei pescatori, il bianco candido della calce e il giallo della roccia, che entrano in risonanza con quelli della vegetazione circostante, degli orti ricavati su piccoli terrazzamenti, dei muretti a secco, del blu del mare.

Ed ecco tratteggiato l’universo che sono venuta a scoprire a Ponza, attratta dalle varie piste e sentieri impreziositi da spettacolari scorci sulla costa ruvida e frastagliata, e con l’idea di vivere scollegata dalla realtà quotidiana per tanti giorni quanti si contano sulle dita di una mano.

Sulla mappa la sagoma contorta dell’isola è simile a una lettera “C” un po’ deforme e callosa. Il perimetro è un continuo susseguirsi di baie, calette che talvolta terminano in grotte, e spiagge difese da scogli e faraglioni. Quelli del Calzone Muto, il Caciocavallo o lo Spaccapolpi restano impressi per i loro nomi peregrini. La sommità più alta, Monte Guardia, non supera i 300 metri, la lunghezza rasenta gli 11 km e la larghezza massima è sui 2,5 km. Queste dimensioni ridotte mi inducono a pensare di avere almeno settanta possibilità su cento di cavarmela nell’esplorazione del territorio senza rimetterci la ghirba. Pronta a inaudite prodezze ginniche, ossia inciampare, scorticarmi le ginocchia e vagare in crepuscoli di tempesta pur di starmene immersa nella festa sfavillante della natura, mi metto dunque in marcia alla velocità di una motozappa, con il consueto armamentario da trekking, dalla località di Cala Fonte che si trova agli antipodi rispetto a Ponza Porto.

DA CALA CECATA A CALA DELL’ACQUA

Il 24 dicembre pare un giorno fabbricato apposta per passeggiare: è deflagrata la primavera in inverno, l’aria è dolce e fresca, il cielo terso; nonostante ciò, a causa dello scarso appeal turistico dell’isola nel periodo natalizio, i luoghi che attraverso sono totalmente spopolati. Buon per me, che sono un topo di campagna. Il silenzio dei campi mi ha viziato e non possiedo gli anticorpi per sopportare la caciara estiva. Per Cala Cecata c’è una freccia e ci picchio subito il naso contro: è sufficiente svoltare a destra dalla variante bassa della strada principale

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