Ponza e le sue sorelle

Le isole pontine preferite dagli imperatori e abitate da pescatori, oggi sono meta di sub, turisti e appassionati

 

Faraglioni a picco sul mare, scogli, spiaggette sassose, pareti di lava vetrosa, grotte e archi naturali. Le insolite forme di Ponza e del suo arcipelago sono state modellate nel tempo dall’azione del vento, dalla forza del mare e dalla lava dei vulcani ormai spenti. Aspre e impervie, Ponza, Ventotene, Gavi, Palmanova, Zannone e Santo Stefano sono nate dal fuoco meno di 3 milioni di anni fa, e sono il risultato dell’eruzione di vulcani i cui crateri si aprirono in punti diversi, posizionandole davanti alle coste laziali, al largo del golfo di Gaeta. Si dice che la maga Circe abbia fatto di Ponza la sua vera dimora e la fonte dei suoi filtri. Quel che è certo è che vi approdarono i Fenici e in seguito gli Ausoni, i Greci, i Volsci. Ma anche i Romani che hanno scavato i cunicoli sottoterranei, tra Santa Maria e la spiaggia di Chiaia di Luna, una mezzaluna, appunto, che si apre sotto una falesia di tufo dalle pareti a picco alte più di cento metri.

cale dantesche e scale infinite

Dalla costa laziale, in 70 minuti di aliscafo si approda nel porto settecentesco dell’isola fatto costruire dai Borboni, signori delle isole Pontine. Con i suoi 41 chilometri di periplo, 7 chilometri di lunghezza e poco più di 2 chilometri di larghezza, l’isola si sviluppa tutta verso l’alto. Per avere una veduta d’insieme, bisogna mettere in conto di camminare, ma soprattutto di scendere e salire i moltissimi scalini che si snodano tra mura di cinta e archi a tutto sesto. Ponza Porto e Le Forna sono i due principali centri abitati. Fulcro della vita quotidiana fin dalle prime ore del mattino, il porto è animato dal mercato del pesce, dal vociare dei pescatori e dei turisti che sbarcano al molo Musco per trascorrere una giornata di mare. La spiaggia più comoda è Chiaia di Luna, che merita una sosta, almeno nelle prime ore della mattinata, quando il sole non è ancora alto. In barca passando sotto lo scoglio di Caciocavallo si raggiunge invece l’attrezzata spiaggia del Frontone, un tempo amata da Vittorio Gassman. La caletta più suggestiva è Cala Inferno, per l’aspetto dantesco della scala scavata nella roccia che scende verso il mare. Passando per tornanti e curve strette, si raggiunge la frazione di Le Forna. Via terra si arriva a Cala Fonte, la più a nord, perfetta per crogiolarsi al sole. Al tramonto si ritorna verso il porto, si passeggia lungo corso Pisacane, per poi sostare nella piazza omonima, la terrazza di Ponza. Prima di lasciare l’isola, vale la pena di salire fino agli Scotti di Sopra, passando per La Parata. Affacciandosi sul mare dal belvedere, nel silenzio della notte, si può distinguere la voce delle onde tra i bagliori delle stelle. Mentre al largo, oltre i Faraglioni della Madonna, si possono scorgere Le Formiche, scogli insidiosi che affiorano dalle acque del Tirreno.

isole sorelle, selvagge e disabitate

Un braccio di mare di appena 130 metri separa Ponza dall’isola di Gavi. Vasta solo quattordici ettari, presenta coste rocciose e solitarie, bagnate da acque trasparenti. Brevissima è anche la distanza tra Ponza e Palmarola (sette miglia circa) raggiungibile con un gozzo in poco meno di un’ora. Disabitata e silenziosa, è caratterizzata da calette selvagge, punteggiate dalle palme nane che danno nome all’isola. Quando si approda all’unico minuscolo porto ci si sente novelli Robinson Crusoe: sullo sfondo, poche abitazioni bianche, il ristorante O’ Francese e le “case grotta”, scavate nella roccia dagli antichi abitanti. In barca si fa il giro dell’isola: prima tappa è Cala Brigantino, dove ci si tuffa per fare il bagno in un cratere dall’aspetto lunare. Dirigendosi verso Punta di Mezzogiorno, si scoprono faraglioni ripidi e lo scoglio Il fucile, dalla curiosa forma di una doppia canna mozza che esce dal mare

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