La Polinesia Australe: Raivavae

L’ATR 72 dell’AirTahiti decollò in perfetto orario dall’isola di Tubuai. Al momento del check-in, chiesi ottenendolo, un posto vicino al finestrino. Ebbi fortuna, vidi le spiagge, i motu e la casa che mi aveva ospitato. Dopo circa mezz’ora di volo, ...

  • di pai1947
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: 3500
 

L’ATR 72 dell’AirTahiti decollò in perfetto orario dall’isola di Tubuai. Al momento del check-in, chiesi ottenendolo, un posto vicino al finestrino. Ebbi fortuna, vidi le spiagge, i motu e la casa che mi aveva ospitato. Dopo circa mezz’ora di volo, il turbo elica iniziò la discesa. Guardai fuori e vidi nel blu dell’oceano, circondata dalla barriera corallina e dagli isolotti chiamati motu: Raivavae. Pochi minuti dopo l’aereo atterrò su una pista. Vista dall’alto era una striscia nera, costruita artificialmente fuori dalla superficie dell’isola e a questa collegata solo per accedere allo scalo. Vidi tra le persone che aspettavano conoscenti o erano lì solo per vedere l’arrivo di “manureva” aereo in polinesiano, un giovane che mostrava un foglio con il mio nome. Mi presentai, consegnai il voucher. Mi mise al collo una collana di fiori e foglie di basilico salutandomi con “maeva”.

Nelson questo è il nome del proprietario della pensione familiare. Mi accompagnò in quella che fu la mia casa per 8 giorni, mi presentò la moglie Linda, il loro bimbo e la domestica. Mi propose il giro dell’isola, Km 35 circa in fuoristrada, in quanto la strada principale costiera è asfaltata dall’aeroporto al porto di Rairua- km 3 e da questo villaggio fino a Mahanatoa è pavimentata a lastre di cemento, poi diventa una carreggiata in terra battuta. Le spiagge migliori sono nella parte nord, dopo Mahanatoa; per raggiungerle ho affittato una bicicletta, (in questa isola circolano pochi mezzi a motore). Ho fatto il giro completo del perimetro fermandomi molte volte ad ammirare panorami di indescrivibile bellezza e fare qualche diapositiva. Tutte le sere a tavola, (ho sempre cenato assieme a quella simpaticissima famiglia), mi domandavano come avevo trascorso la giornata e mi davano consigli per il giorno dopo. Mi proposero di andare su un motu, ho accettato con piacere. Fu una bellissima giornata di mare e sole. Anche se solo per pochi giorni divenni parte della famiglia. Partecipai, come uno zio venuto da lontano, al loro vivere quotidiano. Anche la loro domestica, mi raccontò una leggenda legata ad un luogo che aveva suscitato in me un certo interesse. Una sera Nelson e Linda mi portarono ad una festa nel villaggio di Anatonu, il terzo per grandezza dell’isola. Fu per me un’esperienza che non dimenticherò mai. Ballai sia motivi moderni e tentai, non so con quale successo, i loro balli locali.

La domenica mattina, dopo le petit déjeuner, mi chiesero se volevo partecipare con loro alla funzione religiosa (protestante). Da come risposi accettando quell’invito, compresero di avermi fatto un regalo. In chiesa, oltre ai canti polifonici in polinesiano, mi colpirono la partecipazione a questi, con entusiasmo, di tutta la popolazione; le donne, con i testa cappelli ornati con fiori freschi, nei banchi avanti e gli uomini sistemati nei banchi dietro, in camicia a maniche lunghe; gli adolescenti, maschi e femmine al piano superiore. All’uscita dall’edificio, oltre al Pastore mi salutarono, stringendomi la mano, anche altre persone che avevo conosciuto la sera prima.

Arrivò il giorno della partenza e, sazio di bagni e sole, salii sull’aereo che mi avrebbe portato alla mia terza tappa: Rurutu. (continua...)

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