La Polinesia Australe, Tubuai

Quante volte sono entrato in una agenzia di viaggio ed ho consultato i cataloghi che trattavano la Polinesia. Quando lavoravo avevo due problemi. Primo: era difficile ottenere con un certo anticipo, due o meglio tre settimane di ferie, il secondo: ...

  • di pai1947
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: 3500
 

Quante volte sono entrato in una agenzia di viaggio ed ho consultato i cataloghi che trattavano la Polinesia. Quando lavoravo avevo due problemi. Primo: era difficile ottenere con un certo anticipo, due o meglio tre settimane di ferie, il secondo: il costo del soggiorno. In mio aiuto sono arrivati: internet ed il pensionamento. Virtualmente ho iniziato a conoscere meglio la Polinesia ed ho scoperto che esistono pensioni familiari e i piccoli alberghetti. Così, per e-mail ho contattato l’organizzazione che raggruppa queste sistemazioni per viaggiatori, e pian piano, il mio sogno ha iniziato a prendere forma. La notte del 30 aprile ho dormito poco e alle 5,30 del 1° maggio ero all’aeroporto di Bologna, impaziente di partire per Parigi, dando così inizio alla mia avventura. Dopo un lungo viaggio di circa 26 ore, con una sosta a Los Angeles per consentire il rifornimento al grande Jumbo 747, ed il cambio dell’equipaggio, (ho notato con piacere due hostess, dai tratti decisamente polinesiani, sembravano uscite da un quadro di Paul Gauguin) sono arrivato all’aeroporto FAAA (con 3 A) di Papeete, isola di Tahiti.

Recuperata la valigia, non ho seguito i turisti, che venivano accolti (a pagamento) con collane di fiori, ma da semplice viaggiatore, mi sono recato, all’interno dell’aeroporto, presso un ufficio indicatomi dall’organizzazione.

Accolto con un “Ia Orana” (buon giorno polinesiano) ed un sorriso da una graziosa vahine, dopo avermi consegnato una grossa busta, contenente voucher e biglietti aerei per le altre isole dei quattro arcipelaghi, mi fornisce tutte quelle spiegazioni utili per il proseguimento del mio soggiorno. Cambiati gli Euro con i CFP (Cours Franc Pacifique), mi reco nella parte riservata ai voli domestici (voli interni fra le isole) in attesa di imbarcarmi per la prima tappa Tubuai (Arcipelago delle Australi, situato sul Tropico del Capricorno).

Dopo circa due ore di volo da Tahitit a bordo di un ATR 72, raggiungo quest’isola famosa per essere stata nel 1789 una tappa degli ammutinati del Bounty. La proprietaria della pensione familiare viene ad accogliermi, e mettendomi al collo una collana di fiori ed erbe aromatiche, mi dà il benvenuto dicendomi “ maeva”. Il mattino seguente, dopo aver finalmente riposato in un letto, sono pronto per conoscere Tubuai.

Yolande, questo è il nome della padrona di casa, propone di fare il giro dell’isola (Km 25) in auto, accetto con entusiasmo. Davanti ai miei occhi, passano una chiesa protestante, la mairie (municipio), il porto e varie coltivazioni. La strada costiera lascia intravedere un mare di vari colori ed alcune deliziose piccole spiagge, di cui prendo nota per frequentarle nei prossimi giorni. Su mia richiesta ho visitato, la casa di Noel Ilari, un francese di origini italiane, che divenne Presidente dell’Assemblea della Polinesia Australe. La sua tomba si trova nel bellissimo giardino attiguo all’abitazione. I luoghi legati ai marinai fedeli a Christian Fletcher sono: Fort Gorge, del quale si sa solo dove sorgeva, e Boody Bay, una bella baia di sabbia corallina, che fu teatro di un sanguinosa battaglia tra gli ammutinati e gli indigeni. Si dice che l’acqua divenne rossa per il sangue di quest’ultimi.

Gli abitanti di questo angolo dell’altra parte del mondo, fin dai primi giorni, si sono dimostrati gentili. Tutti salutavano ed erano contenti quando rivolgevo a loro la parola.

Tubuai è un’isola circondata dalla barriera corallina, sopra di questa sorgono, qua e là, i Motu (isolotti di sabbia bianchissima con palme, vegetazione e ...Vedute da poster). Durante la mia settimana di soggiorno, ho avuto l’opportunità di recarmi su uno di questi, situato a 30 minuti di barca, con i proprietari della pensione e loro conoscenti per un barbecue. Abbiamo gustato pesce pescato durante il tragitto e polli stanziali sul motu, a disposizione di tutti i gitanti In quel primo angolo di paradiso i sette giorni che avevo programmato, passarono veloci. Accompagnato da coloro che mi avevano ospitato, ritornai nel piccolo aeroporto, la cui base operativa è sotto una costruzione con solamente un tetto di legno a forma di capanna.

Mentre attendevo l’arrivo dell’ATR 72 con il quale avrei raggiunto Raivavae, un’altra isola delle Australi, vennero a salutarmi delle persone alle quali, un giorno avevo detto la data della mia partenza. Salendo sull’aereo mi sentivo commosso. Ho dissipato la mia momentanea tristezza cercando di pensare alla prossima avventura a cui andavo incontro. (continua)

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