Isole Australi, ovvero l’altra Polinesia

Patrizio ci racconta un viaggio ancora tutto da inventare

 

Le Australi non c’entrano nulla con l’Australia, sono uno degli Arcipelaghi della Polinesia Francese, nella zona orientale dell’Oceano Pacifico. Se qualcuno si ricorda, o se addirittura possiede ancora la preziosa copia, nel numero uno del magazine abbiamo proprio cominciato raccontando il nostro viaggio in Polinesia. Piuttosto però, dovremmo dire i nostri viaggi, perché da quelle parti ci siamo stati un paio di volte. La prima volta che sono arrivato in aereo alle Marchesi mi son fatto tatuare sul braccio una serie di simboli locali, che assieme componevano una frase che era un auspicio: quello di tornare da quelle parti ma non in aereo, in barca. Il primo simbolo, che assomiglia a una faccia con due occhioni, rappresenta me stesso. Il secondo, che raffigura una doppia piroga, significa “lungo viaggio per mare”, il terzo è la croce marchesiana, simbolo dell’armonia e dell’equilibrio ma me l’hanno raffigurata un po’ strana e irregolare: dopo lunga discussione col tatuatore abbiamo concluso che significa “il caso”. Infine l’ultimo simbolo significa “buona fortuna”. Il risultato dovrebbe essere appunto, secondo il codice polinesiano “l’auspicio di un lungo viaggio in mare, per caso”, cioè “velistipercaso”.

A proposito del tatuatore: mi avevano detto che anda­vo sul sicuro perché lavorava nel locale nosocomio. Ho poi scoperto che era sì in servizio all’ospedale di Nuku Hi­va ma faceva il meccanico e si occupava del generatore. Ma alla fine il rito propiziatorio ha funzionato e il desiderio si è avverato: nel 2003 col giro del Mondo di Adriatica, ho attraversato il tratto di Pacifico fra le Galapa­gos e le Marchesi (più di 3.000 miglia, 6.000 chilometri) e, assieme a David Riondino, Marco Covre e tutta la ciurma marinaresca e televisiva, abbiamo realizzato il nostro sogno. In quel viaggio abbiamo visitato e ri-visitato appunto le Marchesi, le Isole della Società e le Tuamotu, vale a dire la Polinesia Francese “classica”, quella già ampliamente scoperta dal turismo di massa. Ma mancano due arcipelaghi, lontani e poco raggiungibili, vale a dire l’Isola Gambier a sud-est e le Australi, le più lontane, a quasi 600 chilometri a sud-sudovest di Tahiti.

ISOLATE-ISOLE “VERGINI”

Le Australi sono sette Isole in tutto. Le principali sono tre: Tubuai, Rurutu, Raivavae. Poi ci sarebbe Rapa Iti (per non confonderla con Rapa Nui, l’Isola di Pasqua), Rimatara, Marotiri e l’Isola Maria. Queste ultime due però, sono disabitate. Si trovano a cavallo del Tropico del Capricorno, quindi più a sud delle altre isole della Polinesia Francese. Qui siamo lontani dall’equatore, il vento tira più forte e ci sono le stagioni. Nell’arco dell’anno cambiano anche le temperature, anche se c’è poca differenza: le minime sono attorno ai 18-20 gradi, le massime attorno ai 28. Piove molto: 1.800 millimetri all’anno. La stagione delle piogge va da dicembre ad aprile, quindi la stagione migliore per andarci oscilla tra maggio a novembre (regola che comunque vale per tutto il Pacifico). E in questo periodo, che corrisponde all’inverno dell’emisfero sud, non c’è pericolo di tifoni. Il risultato di questo clima, unito alla natura delle Isole, che sono vulcaniche-calcaree e quindi “giovani” e ricche di rilievi e di pianure, è che c’è agricoltura: que­sto significa anche che le Isole sono relativamente autosufficienti, e che il paesaggio è vario. Anzi, l’agricoltura è una delle attività principali, assieme all’artigianato. E – guarda caso – la ricchezza delle Isole non viene dal turismo. Segno che è vero quello che dicono: per tutta una serie di circostanze, le Australi rappresentano ancora la Polinesia di 50 anni fa, quella che scoprì Folco Quilici e di cui si innamorò Bernard Moitessier, il grande navigatore francese giramondo, autore de La lunga Rotta, la Bibbia dei velisti non-per-caso.

IL GIRO DEL MONDO

Il viaggio per raggiungere le Isole Australi è lungo, naturalmente. Solo per arrivare a Papetee, cioè a Tahiti, da Parigi, ci vogliono più di 24 ore (il fuso è di 10 ore). Un biglietto andata e ritorno, per un viaggio “veloce”, si aggira sui 5.000 euro. Se siete disposti a fare soste e tappe, anche un po’ meno. Dopodiché con Air Tahiti si può raggiungere Raivavae con un volo “interno” di poco meno di tre ore: andata e ritorno poco più di 500 euro. Ma volendo c’è un altro modo, che permetterebbe di toccare direttamen­te anche Tubuai, Rurutu e Rimatara: salire sulla Tuhaa Pae IV, la nave che porta i rifornimenti da Tahiti alle varie isole. Si tratta di una nave “mista”, cargo e passeggeri: trasporta i container, le merci e i ricambi ma dispone anche di 100 posti per i passeggeri, che si possono sistemare in cabine da due, quattro e anche su delle poltrone. Il viaggio deve essere più lungo di una traghettata per la Sardegna, ma mi pare un ottimo modo per arrivare alle Australi, toccarne alcune (la nave fa scalo per caricare e scaricare) e magari poi, restare nell’arcipelago fino all’arrivo della successiva (se ho ben capito un paio di settimane), oppure tornarsene a Papeete con l’aereo (una tratta singola, sola andata, costa circa 260 euro). Ma perché mai sobbarcarsi un viaggio così impegnativo? Cosa c’è alle Australi di tanto interessante?

MARE & MONTAGNA

Cominciamo da Tubuai

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