Perù che stupisce!

Il Perù non finisce mai di stupire. Spesso le strade sono impossibili, ma il paesaggio è mozzafiato, commovente: cormorani, leoni marini, pinguini, foche e pellicani riposano al sole, sulle rocce, o volano a pelo d’acqua per pescare nel blu intenso ...

  • di cavalla pazza
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Il Perù non finisce mai di stupire. Spesso le strade sono impossibili, ma il paesaggio è mozzafiato, commovente: cormorani, leoni marini, pinguini, foche e pellicani riposano al sole, sulle rocce, o volano a pelo d’acqua per pescare nel blu intenso dell’oceano, che contrasta con il giallo deciso di una terra mai bagnata dall’acqua; spianate di verde, montagne dai mille colori, vigogne, pecore e lama liberamente al pascolo ovunque; clima e vegetazione tropicali nella zona del Machu Picchu… E poi la gente di questi pueblos, che risulta così affascinante ai nostri occhi… donne e bimbe vestono i loro coloratissimi abiti tradizionali dalle gonne larghe e dai cappelli buffi. Tutti si muovono a piedi su strade sterrate per kilometri, mentre portano a casa ciò che hanno comprato nel centro, nascosto dentro le loro sacche dai colori sgargianti, legate alla schiena. Bimbi e uomini accompagnano il loro piccolo gregge, solitamente vestiti di bianco e nero. Caratterizzano i loro volti e il loro incedere pacatezza, serafica tranquillità, adorabile ed amichevole cordialità disinteressata e gentilezza disarmante. Un popolo orgoglioso e fiero, così come lo furono i suoi antenati, grazie anche a quel meraviglioso rapporto che esso ancora mantiene con gli elementi naturali. Ho impresso nella memoria il sorriso e le chiacchiere di Faustina e delle sue amiche, che ci guardavano e commentavano chissà cosa di noi. E’ la prospettiva rovesciata: loro, dall’alto della loro purezza povera e fiera, guardano noi, un po’ tutti uguali, un po’ tutti diffidenti e impacciati di fronte a quella semplicità a cui non siamo più abituati. Tutti sorridiamo, curiosi verso l’altro, che ciascuno di noi osserva attraverso i propri parametri culturali, i propri riferimenti concettuali. Ma in realtà ciò che ci viene chiesto è la sospensione del giudizio, è uscire per una volta dai nostri meccanismi di categorizzazione per adottare un pensiero divergente, che accolga la diversità in modo autentico e gratuito. Così abbiamo cercato di fare noi in questo viaggio e per questo siamo stati così bene.

23/12 ore 18.05 S.MATTEO D/C I nostri amici ci comunicano che non sono più certi di partire, a causa di un incidente occorso alla madre di Stefano. Sono preoccupata: non mi sono più interessata al viaggio, mi ero completamente appoggiata a loro, al loro buon senso, all’agenzia che avevo trovato io in internet, ma i cui contatti avevo tenuto loro, essendo ubicata ad Udine. L’ansia mi sale (strano..!), in parte contenuta dalla tranquillità sfoggiata da Daniele, che, negli ultimi due giorni, ha letto parecchio sui luoghi da visitare. Ore 20.45 Ultima telefonata. Si parte in quattro. Bene. Ha inizio l’avventura così come l’avevamo progettata. 24/12 Ore 5.38 AEROPORTO DI VENEZIA Arriviamo all’aeroporto di Venezia con un certo anticipo. Facciamo colazione mentre aspettiamo l’arrivo di Graziella e Stefano. Siamo piuttosto stanchi per le poche ore dormite (alle 22.45 la luce era già spenta, ma io non ho dormito tutta la notte; alle 2.30 è suonata la mia sveglia, mentre quella di Dani l’aveva preceduta inaspettatamente!). I nostri amici sono in ritardo: segno del destino? Ci attendono complicazioni in questo viaggio? Cambio di programma: ciascuno autonomamente si recherà al parcheggio prenotato, per lasciare l’auto e poi ritrovarsi al check in. Ore 10.00 Siamo ancora in volo per Madrid, accumuleremo un’ora di ritardo, che ci costringerà a spostarci velocemente all’interno dell’enorme aeroporto, per non perdere la coincidenza per Caracas. Niente caffè, niente cibo, niente bagno e una nausea che tarda a passare…il volo peggiore della mia vita, causato dal cattivo tempo e da forti raffiche di vento. Dani è bianco come un lenzuolo e cerca di far leva sul suo self control di origine orientale. Io, che di risorse orientali non ne ho, sto per vomitare (l’atterraggio è addirittura peggiore del viaggio), ma l’arrivo mi salva al pelo

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