Scampoli di storia

All’incirca centocinquanta anni prima dell’inizio del regno di Tutankhamen, in Egitto, Ahmose I fondava la diciottesima dinastia. Sarebbero occorsi altri mille e seicento anni circa, prima che Gesù Cristo iniziasse a diffondere la parola di Dio sulla terra. Nello stesso ...

  • di gabrielepoli
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  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Fino a 500 euro
 

All’incirca centocinquanta anni prima dell’inizio del regno di Tutankhamen, in Egitto, Ahmose I fondava la diciottesima dinastia. Sarebbero occorsi altri mille e seicento anni circa, prima che Gesù Cristo iniziasse a diffondere la parola di Dio sulla terra.

Nello stesso periodo (XVI secolo a.C.), a migliaia di chilometri di distanza, in un luogo del quale nessuna mente umana poteva ipotizzare l’esistenza, fioriva una civiltà non meno splendida di quella faraonica: Chawpín. In una valle non particolarmente fertile, nascosta dalle vette della cordigliera andina, in quel paese che oggi chiamiamo Perù, la civiltà di Chawpín appariva come una gemma preziosa, incastonata fra montagne innevate, orridi profondi e canaloni scoscesi, aggredita, da un lato, da un fiume spesso inquieto e accarezzata, dall’altro, da una rigogliosa campagna che, seppur poco estesa, appariva al momento sufficiente a soddisfare le esigenze della popolazione.

A due o tre giorni di cammino, proseguendo verso oriente, era possibile raggiungere le sponde del verde mare di piante intricate, da dove, forse, proveniva parte della popolazione di Chawpín: l’Amazzonia. Quasi alla stessa distanza, ma in direzione opposta, ondeggiava l’immenso oceano, dalle cui rive fedeli e bisognosi intraprendevano ogni anno il lungo pellegrinaggio verso la città delle Ande. Sì, perché Chawpín –oggi conosciuta con il nome di Chavín de Huántar- era il luogo eletto dalle divinità delle montagne e dal Giaguaro Volante come propria dimora terrena. In quella valle, si concentravano le energie positive della natura e del firmamento e chiunque vi si recasse raccoglieva benefici e leniva le pene. Questo, almeno, sostenevano i saggi sacerdoti che governavano Chawpín. Grandi piazze su vari livelli, collegate fra loro da ampie scalinate, occupavano l’estesa radura che declinava verso il fiume. Lì, nei giorni di festa, si radunavano i funzionari e il popolo per ascoltare la voce dell’oracolo che sembrava giungere in mezzo alle persone da un mondo ultraterreno. Era la voce del Giaguaro che catechizzava i fedeli e i sudditi tutti, dettando le leggi della comunità. Maestosi e bellissimi palazzi, collegati gli uni agli altri, circondavano le piazze racchiudendole da tre lati. Erano edifici costruiti con pietre perfettamente incastrate fra di loro che donavano ai palazzi e ai templi una solidità formidabile. All’interno delle costruzioni, vivevano i sacerdoti, i novizi e le vergini votate al dio. Stanze, cunicoli, canali sotterranei componevano la struttura interna dei templi. Laggiù, nelle viscere della terra, si trovava la stanza dell’oracolo. Probabilmente, il gran sacerdote era colui che prestava la voce al dio giaguaro. Da quella stanza, inaccessibile ai più, la voce del religioso risaliva attraverso complicati condotti d’aerazione e giungeva all’esterno, inondando le piazze gremite di fedeli. Parte dei tetti serviva da osservatorio astronomico e fu da questi terrazzi che i sacerdoti, abili osservatori, riuscirono a catalogare migliaia di stelle, prima fra tutte quella da noi conosciuta con il nome di Sirio e da loro identificata con il Giaguaro Volante o il Giaguaro Dorato: Choquechinchay.

Non esisteva esercito in quella comunità; non ve n’era necessità. Nessuna popolazione, nessuna banda di balordi, nessun pazzo avrebbe osato recare danno al Dio Giaguaro, alla divinità universalmente riconosciuta in quel mondo lontano. Non tutto era perfetto, tuttavia; almeno secondo la nostra logica. Al fine di meglio comunicare col dio, infatti, i sacerdoti usavano inalare il succo di un cactus allucinogeno –achuma (Trichocereus pachanoi)-, di cui si servivano, pure, per annebbiare le menti di fanciulli e fanciulle, indottrinati sin dalla tenera età alle leggi del dio e che avrebbero avuto la funzione di messaggeri

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