IN PERU'CON IL PULMINO RESPONSABILE - parte 2^

…CONTINUA DALLA PARTE PRIMA 6° GIORNO AREQUIPA - COPORAQUE - COLCA CANION Altitudine: Percorrenza: Questa dovrebbe essere la giornata in cui si arriva al Colca. Ci si alza di buon ora (5,30) e si parte. Si attraversa la riserva naturale ...

  • di Gabriele
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

…CONTINUA DALLA PARTE PRIMA

6° GIORNO AREQUIPA - COPORAQUE - COLCA CANION Altitudine: Percorrenza: Questa dovrebbe essere la giornata in cui si arriva al Colca. Ci si alza di buon ora (5,30) e si parte. Si attraversa la riserva naturale di Aguada Blanca y Salinas, dove si incontrano le Vigogne, gli Alpaca, i Lama, le Aquile (i primi tre sono camelidi delle Ande, le aquile invece sono aquile, quelle che volano!), tutti allo stato brado, e spesso si scende per fare delle foto bellissime. Se scendete, fate attenzione perché si deve rimanere sulla strada e non andare nei prati, cercando di avvicinarsi alle bestiole. Rischiate che qualche guida un po’ troppo zelante denunci la vostra escursione non autorizzata al posto di polizia più vicino. A me lo hanno fatto quest’anno, ma credo soprattutto perché stavo viaggiando da solo con il mio bel pullmino verde speranza insieme a tanti miei amici…e le organizzazioni Arequipene, cioè le agenzie che accompagnano i gruppi, si sono fatte rodere che non gli abbiamo lasciato un soles e ci volevano fare un dispetto. Qui, come al Cusco, attorno ai turisti ed ai viaggi organizzati, c’è una bella mafietta, e chi viene da fuori senza lasciare il suo pedaggio alle agenzie del posto non è ben visto…ma a noi no ci frega niente, anzi, ci divertiamo a farli schiattare…mica è proprietà loro il Perù!!! Cavolo!!! L’importante è che, se viaggiate così come ho fatto io, da soli intendo, senza agenzia e guida, dovete assicurarvi di avere tutti i permessi. Ad esempio, se avete un pullmino con autista, dovete accertarvi che questo sia autorizzato e che abbia il permesso del ministero dei trasporti con sopra il numero di targa della vettura, altrimenti possono farvi storie. Quando sarete certi di essere nel giusto, non recedete di fronte a nulla…tanto nella maggior parte dei casi vogliono solo rompere le balle! Il viaggio fa spesso delle “vittime”, c'è gente che non riesce ad abituarsi alla rapida ascesa, si passa da 3.600 mt a 5.000 mt in un giorno e quindi comincia a svomitazzare a destra e a manca, soprattutto perché non fa attenzione a mantenersi leggero la mattina a colazione, oppure si sdraia in preda ad attacchi di mal di testa tremendi. Una signora giapponese che stava con noi è stata due giorni con un giacchetto sulla faccia (meglio era pure brutta) ed un sacchetto nella mano per fare voi sapete cosa. Comunque sul pullman c'è l'ossigeno e si può respirarlo quanto e quando lo si vuole, tanto serve a poco, se ti becca il soroche te lo tieni per due giorni, puoi solo scendere di quota. Però l’ossigeno ti da delle belle botte! Si arriva dopo 5 ore di curve all'Hotel Mamayacchi, - eccetto una piccola pausa in barretto sulla strada al bivio di ****** dove si dovrebbe bere una botte di Mate de Coca, unico vero rimedio all'altura ed ai suoi inconvenienti. Lo Chalet in cui si dorme è situato in un paesino che si chiama Coporaque, dove l'unica macchina che conoscono è il pulmann dell'agenzia che ogni giorno scarica qualcuno. Il paesino ha una bella chiesetta coloniale e qualche rovina che diventa interessante se si azzecca la guida giusta. Io, ogni anno che passa, lo preferisco sempre di più rispetto a Chivay dove oramai si trova un affollamento che deprime il fascino di questo Canon. Insomma, non è bello venire fino a quassù per incontrare il cielo e trovarsi invece circondati da orde di tedeschi, Inglesi e Francesi che girano con i pantaloncini corti e le maniche di lana alla tirolese, non credete? A Coporaque, invece, non c’è quasi nulla di tutto questo, c’è solamente il Perù, quello vero! E' la prima occasione dove si cominciano a vedere personaggi autenticamente perùani, con il poncho rosso acceso, i sandali fatti di caucciù, la pelle bruciata dal sole ed un odore terrificante addosso! Coporaque si trova a 7 Km da Chivay, dove l'escursione della Agencia Jardin fa tappa per il pranzo del primo (prima di arrivare alla sistemazione al Mamayacchi) e secondo giorno. Si mangia bene con 3 dollari, ma, ovviamente, se venite con me si mangia meglio e si spende meno (tacchete! Beccati pure questa). Poi si arriva in hotel, ci si riposa un paio d'ore a suon di te di foglie di coca per assuefarsi all'altitudine e poi chi ce la fa va a fare una visita alle acque termali di Chivay. Trattasi di bagno di sera a 3.600 mt e all'aperto in vasche termali pulitissime e affollate da gente di tutto il mondo. Una esperienza interessante e dove si socializza… molto facilmente...sarà per il freddo fuori e per il caldo dentro...L'ingresso che non è compreso nell'escursione costa 2 usd (ce lo potevano pure includere, ma i peruani spesso si perdono in un bicchier d'acqua!). Il posto è carino, però quest’anno ho scoperto che c’è una vasca solamente per i locali e che a questi non è permesso mischiarsi con noi…………BUUUUUUUUUU ….i turisti…e che modi sono? Mi hanno fatto un pochino girare le balle…e allora mi sono cercato un'altra stazione termale…L’ho trovata al Colca Lodge, un albergo super raffinato modello baite sparse a mo’ di bungalow sulle rive del colca river. Sicuramente più radical chic delle caleras di di Chiyay, però almeno non ha l’ipocrisia di essere popolare e poi invece separa il popolo dai turisti…e che siamo marziani noi! Oppure ci attaccano le malattie, loro…bho? Ste cose mi fanno incacchiare. Insomma, le terme del Colca Lodge sono davvero belle, sono formate da piccole vasche naturali delimitate da bordi che camminano, in un percorso ideale, al fianco del fiume. Sono circolari e ricavate dalla pietra del fiume e quando ti ci trovi dentro, il profilo dell’acqua calda si confonde con quello del fiume gelido, qualche metro più in la’…insomma, se ci arrivi quando c’è ancora un’oretta di sole allora passi davvero un bel pomeriggio…se ci arrivi troppo tardi, invece, non fai in tempo a godertelo, perché esci subito e te la fai sotto dal freddo. Rispetto alla caleras di Chivay si paga lo stesso prezzo ma è un pochino più difficile arrivarci. Si trova a qualche Km da Coporaque, allontanadosi dal paese verso la valle. Si ritorna in albergo con la pressione sotto le scarpe e si fa un’ottima cena, anch'essa non inclusa nel prezzo, e che si aggira sui 4/5 dollari, nella quale si può mangiare un filetto di alpaca con le pesche veramente eccezionale. La serata si trascorre nella lobby dove si beve Pisco di fronte al camino e si parla tutti in lingue diversissime, italiano, spagnolo, tedesco, francese. I clienti, generalmente, sono quasi tutti di una sola escursione e quindi si socializza molto in fretta e ci si diverte molto. Fuori fa molto freddo e quindi si rimane tutti "in casa". Si va a letto presto – in reception ti danno la borsa dell'acqua calda per andare a dormire, che goduria!!! 7° giorno - COLCA CANION - CRUZ DEL CONDOR – AREQUIPA Altitudine: si sale sopra i 5000 mt Percorrenza: Ci si alza alle 4,30 del mattino perché si devono andare a vedere i CONDORES che volano sul Canion. Per arrivare alla Cruz del condor, si attraversano, sulla strada polverosa, un paesino che si chiama Yanque e uno che si chiama Maca, dove c'è una gran bella chiesa coloniale distrutta dal terremoto del 2000 e che stanno ristrutturando. Quest’anno, ho potuto vedere che i lavori sono quasi finiti e il risultato è davvero apprezzabile. Ci si ferma varie volte per ammirare le ANDENES, ovvero le terrazze de coltivo che venivano usate dagli Incas per coltivare sulle pareti scoscese delle montagne. Detto così sembra niente, ma i paesaggi sono impressionanti: ci sono decine di migliaia (forse esagero ma ci sta bene) di terrazze che scendono e salgono dalla montagna per oltre 70 Km, le loro forme sono ricavate dalla curve naturali del terreno ed il loro colore è una mescolanza di tutte le tonalità di verde che si possono immaginare; il risultato è una armoniosa visione di terra, cielo e fiume che si fondono e si snodano sinuosi fino a dove gli occhi possono spingersi…e anche oltre, nei luoghi della mente e dell’immaginario. Il tutto in un Canion alto molto spesso più alto di 1500 mt sul cui fondo corre il Rio Colca, il fiume che ha scavato la gola nella quale ci si muove e che, nel silenzio assoluto e rigido della mattina, fa spesso sentire la sua voce a chi lo guarda dall'alto della strada che scorre sulla cresta del Canion. Insomma, vi posso assicurare che, se trovandovi in questo quadro dipinto da Dio in uno dei suoi giorni di forma migliore, avete pure la fortuna di vedere sorgere il sole, allora davvero viene la voglia di mettersi seduti, comodi, a guardarne i raggi che sembrano delle potenti e gigantesche spade di luce lunghe 100 km che affettano la nebbia umida e trasparente che sale dal fondo e, storditi dall’infinito, ci si ritrova ad aspettare, aspettare ed aspettare..................fino a quando gli altri che sono con vo si arrabbiano e suonano con il pullman che deve ripartire! A me è successo così! Si arriva alla Cruz del Condor, un punto di osservazione dove si sta tutti radunati in religioso silenzio e, se si è fortunati, si vedono volare bestioni con tre metri di ali a 10 mt dalla testa che fanno un rumore come quello di un gigantesco flauto di pan e proiettano un ombra da pterodattilo preistorico. Sono così impressionanti che in certi momenti hai paura persino che allunghino le zampone e ti portino in alto con loro a volare sulle montagne innevate. Il mirador della Cruz del Condor è a davvero a strapiombo sul canion e se vuoi, ma sarebbe meglio dire “se ce la fai”, puoi stare seduto sul bordo roccioso con le gambe a penzoloni con 1.500 mt di aria sotto i pedi mentre cerchi di scattare foto ai benedetti condores. Un po’ di tempo fa, si narra, qualcuno un po’ disattento si è lasciato prendere dall'emozione del momento mistico e, udite udite, si è ritrovato a fare un bel volo in linea retta fino in fondo al fiume. Poveraccio. Quindi, fate attenzione a dove metete i piedi. Non siete proprio nel cortile di casa vostra. Adesso, alcuni piccoli consigli. Il primo anno che sono arrivato alla cruz, mi hanno detto di andare prestissimo (mi hanno fatto alzare dall’hotel alle 4.30) perché gli uccelloni, dicevano gli autoctoni e le guide, ci sono solo fino alle 8.30/9.00, visto che, dopo quell’ora, le correnti calde ed ascensionali che vengono dal mare, e che si infilano nel Canon sostenendo gli uccelloni, se ne vanno, e gli uccelloni pure, perchè sono pesanti e, dopo una certa ora, se non sono sostenuti dalle termiche (così si chiamano le correnti d’aria) gli fa fatica volare! Tornandoci diverse volte, invece, mi sono accorto che il motivo per il quale ci facevano alzare così presto dipendeva dal fatto che, diversamente, non si riusciva a fare tutto quanto quello che loro avrebbero voluto in giornata e le agenzie non avrebbero potuto, altrimenti, riportarci ad Arequipa in serata, chiudendo come avrebbero voluto, l’escursione. Il risultato, mi sono accorto quest’anno, è che se sei un pochino sfortunato, i condores, con questo tipo di organizzazione, non li vedi proprio (come è capitato a me una volta) perché, al contrario di quello che dicono loro, gli uccelloni si alzano maggiormente proprio dalle dieci di mattina in poi…ovvero quando le termiche acquistano maggior forza. E già, proprio così. Quest’anno, che stavo con il mio bel pullmino verde speranza, e quindi decidevo gli spostamenti come e quando mi pareva, ho fatto rimanere il mio gruppetto alla cruz del condor fino a quando, appunto, tutti sono andati via. Così, verso le dieci, dieci e mezza, quando i vari gruppetti da venti/trenta viaggiatori se ne sono andati perché correvano da qualche altra parte a non vedere, fare e capire niente, noi siamo rimasti li soli soletti e, puntualmente, gli uccelloni si sono alzati a decine, solo per noi. Ci hanno danzato davanti per più di un’ora, potenti, maestosi e regali, affettando l’aria con le ali più grandi che io abbia mai visto. Ci guardavano fieri e fermi, ogni volta che ci passavano davanti, a non più di cinque sei metri di distanza, mentre noi rimanevamo impietriti ed inebetiti sul ciglio dello strapiombo. Alla fine le nostre macchine fotografiche, e le nostre videocamere, erano sazie di uccelloni per circa un secolo, e le foto che sono scappate fuori sono degne di National Geographic. Un consiglio. Se andate alla Cruz del Condor, portatevi un 200 o un 400 (di obiettivo dico) e un rullino da 100 ASA. In questa maniera, se sarete bravi, riuscite a fotografargli pure i peli del naso….mentre se siete sfigati e gli uccelloni non saranno sono alzati, almeno potrete fotografarli mentre se ne stanno placidi ed appollaiati laggiù, sulle rocce, a qualche centinaio di metri distanti da voi. Comunque, dopo aver osservato i condores per un’oretta buona, si torna indietro e si passeggia sul ciglio del Canion, sempre stando attenti a non provare l'ebbrezza del volo in linea retta, mi raccomando. Si fa ritorno a Chivay per mangiare in un altro ristorantino a 5/6 Usd. Si ritorna all'albergo, si prendono baracca e burattini, e si ritorna, per le sei di sera, in albergo ad Arequipa, in città. Sul pullman per il ritorno chi non sviene dalla fatica vince una bambolina! La sera si esce e si va a mangiare all'Arequipay, un delizioso ristorantino che cucina un porcellino d'india (il cuy) eccezionale, basta non pensare che si sta mangiando, praticamente, un topone gigante! Si ritorna in albergo e si sviene, nuovamente, sul letto. Il giorno seguente, se si ha tempo, si può passare a fare shopping ad Arequipa dove si può acquistare dell'ottimo artigianato in tutti i negozietti che si incontrano. In particolare, ad Arequipa c’è un bel mercatino regionale che racchiude tutti i tipi di artigianato del Perù suddiviso per dipartimenti, ovvero per distretti provinciali. Questo mercatino c'è per tutto Agosto, mentre a Settembre la popolazione dei venditori scarseggia. Si può visitare poi la nuova cattedrale (inaugurata nel 2002), la bellissima e ristrutturata Plaza de Armas, ed infine si può andare da un tizio che vende dei prodotti di lana di alpaca che sono pregiatissimi e che costano fino a 10/15 volte di meno che in Italia. Per esempio, una mantella di lana di Baby Alpaca con uno scialle che qui costa 500 euro io l'ho pagato 60 dollari. Ma se non venite con me non vi dico come si chiama il Tizio e ne dove lo trovate. Zacchete!!! Per quanto riguarda i piatti che dovrete provare qui ad Arequipa…io vi consiglio questo: Rocoto relleno: un buonissimo, pesantissimo e piccantissimo peperone ripieno di carne che nella sua migliore forma si presenta coperto di una salsa de queso con tutt’attorno olive, aji e uova sode. Praticamente ci mettete una settimana a digerirlo a questa altitudine! Poi dovete mangiucchiare l’Adobo che è carne cotta a fuoco lento e macerata in vinagrette, condita con aji, chicha e comino…e poi il Chupe de Camarones, che sarebbe una zuppa di gamberoni buona e piccante che si prepara con arroz (il riso) latte, aji, vino, patate e altre cose che adesso non mi ricordo… 8° GIORNO, AREQUIPA - PUNO - LAGO TITICACA Altitudine: 3.850 mt slm Percorrenza – 297 km di strada asfaltata – 6 ore circa con i mezzi pubblici

  • 2347 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico