SU E GIU UN MESE IN PERU parte seconda

Eccovi la seconda parte del nostro resoconto……….. 31/07/2006-01/08/2006 : GLI UROS E AMANTANI: ALCALTRAZ L’ISOLA DEL TERRORE! Partenza all’alba anche stamattina per altri due giorni di escursioni organizzate sempre dall’efficientissimo Hotel Totorani. Arriviamo al porto di Puno su uno dei ...

  • di franciacorta
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Eccovi la seconda parte del nostro resoconto………..

31/07/2006-01/08/2006 : GLI UROS E AMANTANI: ALCALTRAZ L’ISOLA DEL TERRORE!

Partenza all’alba anche stamattina per altri due giorni di escursioni organizzate sempre dall’efficientissimo Hotel Totorani. Arriviamo al porto di Puno su uno dei famosi pulmini della speranza e ci imbarchiamo sulla lancia che ci porterà prima dagli Uros e poi a Taquile dove trascorreremo la notte in non so quale diavolo di soluzione presso i locali!

La lancia è una barchetta, abbastanza sicura in fondo, dove si può scegliere di mettersi in coperta ( consigliato cosi dormite) oppure sopra all’aperto a fare i fighi tipo Jacqueline Onassis ma a morire dal freddo almeno la mattina presto. Sta bagnarola viaggia ad una velocità tale che i pesci ci facevano ciao ciao con la manina…… insomma non si muove , è lentissima e ci mettiamo almeno un paio d’ore per percorrere una decina di kilometri fino alle Isole Galleggianti, cosi’ tutti ne approfittano per dormire o per leggere svaccati sulle scomodissime panche di legno. Il lago è tranquillissimo per fortuna. Avevamo letto leggende metropolitane di turisti scomparsi nei flutti del Titicaca dopo aver combattuto contro le onde giganti di questo specchio d’acqua. Le solite leggende, al massimo magnateve du pasticche de xamamina prima di partire se soffrite la barca.

Avvistiamo da lontano ……………..no, non una balena ignoranti! Bensi’ le Isole Galleggianti e approdiamo su questo tappeto di canne molto perplessi. Na’ baracconata!!!! Ecco quello che sono le Iole Galleggianti. Prima cosa l’ultima donna Uros è morta nel 59’, quindi questi sono degli impostori. Secondo , questi hanno capito quanto frutta il turismo e se so’ accampati qua ……… L’effetto delle Isole è si affascinante perché comunque si cammina su questo materasso di canne e ci si accorge davvero di essere sospesi sull’acqua perché si ha la sensazione di camminare su un materasso molle. Le casette sono di paglia piccolissime e fuori ognuna di queste c’e’ una piccola cucina fatta di da una sorta di caminetti in terracotta molto belli, poi però si scorgono i pannelli solari e decine di casse di bibite gassate………che non mi vengano a dire che devono l’acqua del lago. Insomma visitare le Isole Galleggianti è un po’ come andare in un parco dei dinosauri: sai benissimo che non esistono più, ma ti rendi conto almeno di come erano fatti. Davanti ad ogni capannina c’è il classico banchettino di cianfrusaglie e di stoffe in vendita, le donne vestono abiti coloratissimi e non soffrono certo la fame: c’erano certe culone che sembravano delle americane obese trasportate in Perù! Uomini non ce ne sono , perché come ci ha spiegato la guida vivono per lo più a Puno dove lavorano nei ristoranti o dove fanno i taxisti e tornano una volta ogni tanto, magari anche una volta l’anno, anche perché pur essendo vicinissimi , per andare a Puno dalle isole ci vuole una infinità di tempo come vi dicevo. Dalla prima Isola ci portano alla seconda e la baracconata continua: qui addirittura c’e’ una cabina del telefono e logicamente uno spiazzale pieno di banchetti e di persone intenti a lavori manuali solo a uso dei turisti. Sembra uno di quei presepi viventi che si vedono qui da noi, per cui ecco la donna tutta vestita in abiti tradizionali che finge di macinare il grano sul mortaio, la donna che fila la lana etc…. Insomma una carnevalata fatta ad uso e consumo di noi turisti. Tutto ciò non significa che non dobbiate venirci, anzi sono davvero belle e affascinanti, solamente sappiate che non sono vere e che si vede subito quanto siano turistiche e posticce. Resta comunque il fascino di vedere questo mondo scomparso reinventato dall’ingegno di questi indigeni amary ( cosi’ dovrebbero chiamarsi) . Insomma complessivamente lo rifarei , in fondo queste persone la sera ci dormono davvero su ste zattere di canne galleggianti e solo questo fatto rende la visita agli Uros davvero incredibile. Si riparte con la stessa bagnarola di prima e ci si dirige verso Taquile . Qui ci fermeremo la notte a dormire in una famiglia locale. Ci è venuta sta idea , ma non siamo molto convinti: esistono leggende metropolitane di turisti occidentali dispersi tra i crepacci di Taquile, morti assiderati dal freddo, cannibalizzati dagli indigeni locali!!!

Arriviamo a Taquile con una lentezza estenuante, a remi avremmo fatto prima probabilmente e da lontano ci compare questo porticciolo o meglio il molo dove attraccare e gia si scorgono in lontananza queste strane figure sedute a semicerchio completamente nere. Ci si avvicina e sbarchiamo: il clima è surreale, sembra un film anni 30’ di Rossellini, tipo Stromboli con Ingrid Bergman o Vulcano con Anna Magnani……una piccola caletta sormontata dalla montagna con un enorme semicerchio in cemento dove veniamo fatti accomodare: noi turisti da un lato, le donne del paese tutte agghindante in nero dall’altra. Nessuno parla. Nessun rumore. Sembra la consegna dei prigionieri alla prigione di Alcatraz. Le donne sono tutte vestite di nero, hanno un mantello in testa stile maria Maddalena pure nero ma ornato di ricami coloratissimi, gonna corta appena sotto il ginocchio tutta a balze e tutta nera, una camicetta bianca e una fascia in vita: sembrano un po’ le donne sarde vestite dei costumi tradizionali. L’atmosfera è tesa, non sappiamo perché, forse perché nessuno di noi si aspettava una cosa del genere, una atmosfera cosi davvero surreale. Poi arriva il capo tribù e comincia ad elencare i nomi dei noi turisti: io e Giacomo siamo i primi e insieme a due sventurati ragazzi canadesi veniamo assegnati alla sciura Hilda. Prendiamo il nostro zaino e sempre in silenzio , senza che nessuno parli ci dirigiamo a casa dei Hilda senza che lei ci dica una parola. Siamo anche fortunati, in fatti la “ casa” è proprio vicino al porticciolo, in cima a un piccolo promontorio con una vista mozzafiato sul lago e una panoramica incredibile sull’isola. Gli altri più sfortunati hanno raggiunto la loro casa dopo una camminata inerpicandosi su una salita togliafiato. Ora veniamo alla casa della sciura Hilda: trattasi di una costruzione in mattoni di adobe ( non so bene cosa sia ma presumo fango e acqua) di dimensioni 3x6 metri. Al piano sotto c’è una sorta di bazar dove hilda vende qualche scatola di tonno ,le solite bibite, biscotti e cianfrusaglie varie. Sopra è stato innalzato un secondo piano a cui si accede mediante una scaletta fatto con assi di legno traballanti e pericolanti. La porta di ingresso avrà una altezza di un metro e sessanta massimo tanto è che ho scattato una foto in piedi sul ballatoio e la mia testa toccava il tetto. Insomma qualche crapata contro lo stipite l’abbiamo preso. All’interno della nostra abitazione una tenda stesa su di un filo per bucato separava le due camere . Arredamento spartanissimo: due letti singoli un tavolo con 4 sedie. Stop. Il tavolo era dalla parte mia e di Giacomo, l’interruttore della luce dalla parte dei canadesi.insomma una convivenza stile comune anni 70’! non c’e’ luce all’interno della abitazione quindi portatevi le pile frontali e le pile normali. Non fa assolutamente freddo come ci aspettavamo , basta una giacca a vento e un pile. All’esterno dell’abitazione un cortile sterrato dove scorazzano liberamente maiali tipo cinghialotti, tutti neri, qualche capra e pecora, galline. Davanti alla nostra abitazione una capanna di fango con il tetto in paglia secca: la cucina!!!!! Al di fuori del cortile un bagno stile campeggio , ossia quattro assi di ferro con un tetto pure il lamiera di dimensioni 1x1, con un water finto appoggiato per terra: non ho mai avuto il coraggio di usarlo!!!!!! Tutto è però molto reale, si vede cioè che , a differenza degli Uros, sta povera gente vive cosi’ sempre, una vita semplicissima, agreste, a volte quasi bucolica, fatta di tantissimi sacrifici, di un lavoro massacrante come pastori o come agricoltori. I turisti arrivano sull’isola due volte la settimana e questa cerimonia di benvenuto si ripete in modo pedissequo. Non siamo sconfortati, d’altra parte ce lo siamo scelti noi, anzi siamo galvanizzati dall’esperienza. Hilda ha una figlia piccola, avrà 9-10 anni , bellissima , con uno di quei visi indigeni meravigliosi, sporca all’inverosimile, un vestito tipico addosso, passa il suo tempo in questo paradiso dove il tempo sembra fermo ai primi del 900 delle nostre campagne. Però la piccola Vanessa, e questo ci riempie di gioia, studia in cortile in mezzo ai maiali, o meglio sta compilando un libro di scuola , perché sta imparando a leggere e scrive in spagnolo. Tra madre e figlia la lingua parlata è invece il quechua. Vanessa come tutte i bimbi che incontreremo, è di una timidezza disarmante ed è pure raffreddatissima: vorrei vedere voi ad andare in giro a piedi nudi con dei sandaletti in pieno inverno!!!! Ci accomodiamo, siamo contenti dell’esperienza e sentiamo l’odore di cibo arrivare dalla cucina. Infatti ci stiamo chiedendo dove e come si mangerà……

Ecco questa domanda è una di quelle che un globe-trotter non dovrebbe mai porsi. Questo perché qualche minuto dopo la sciura Hilda , con grandissima sorpresa di tutti e 4 noi , io Giacomo e i due compagni di sventura canadesi, sentiamo dei passi sulla scala traballante di legno e ci vediamo davanti la Hilda con le sue belle guanciotte rosse con in mano un vassoio: pranzo in camera!!!!! O santa Maria neanche la mia mamma me lo ha mai fatto. Un po’ scettici, un pò diffidenti ci sediamo a tavola, dalla parte della nostra camera ( perche vi ricordo che noi avevamo il tavolo e i canadesi l’interruttore della luce…….) e cominciamo a mangiare: zuppa di cereali con un cereale che sembra soia ma non lo è (quinua?!?!?!?), frittelle di uova e riso bianco. Devo ammettere di essere stato un po’ fighetto e di aver usato le mie posate da campeggio…ma dai su non ho avuto proprio il coraggio di usare quella della Hilda…….che dire dai su perdonatemi sta fighettata!!!!

Dopo aver mangiato e ben bevuto ( portatevi un litro di acqua) pensavamo di riposarci un po’ e invece no, non sia mai che noi due facciamo una vacanza dove ci si riposa!!!! Arriva bello bello il capotribù ed insieme agli altri iniziamo a camminare per raggiungere un tempio inca dedicato a Pacha Mama ( o chicchessia…) posto in cima all’isola: cammina e sporcona, cammina e sporcona ed ecco il primo polmone fuori uso, cammina suda e sporcona, cammina suda e sporcona ed eccoci arrivati in cima, o meglio quando io sono arrivato tutti erano già quasi pronti per ridiscendere. Bhè scusate siamo a 3000 e rotti metri, fa un freddo barbino, c’era una salita ripida cosi’……io pensavo di morire invece incazzato come una iena ridens in calore sono arrivato in cima dove ci sono quatto o cinque pietre di un antico tempio che era pure chiuso, mannaggia maiala!, ma in compenso abbiamo assisttito ad uno dei più bei tramonti che avessimo mai visto…un tramonto rosso fuoco sul lago Titicaca bevendo mate de coca acquistato in un bar di fortuna, bar costituito da 2 panche e un pentolone di acqua bollente messo li quasi per caso. La salita ne è valsa la pena insomma il paesaggio è davvero emozionante, copritevi perché fa molto freddo. Poi c’e’ stato il ritorno sempre per lo stesso sentiero da cui eravamo saliti, accidentato , a volte pavimentato di grossi sassi, a volte cosparso di caccole di pecora….. Vanessa ci ha accompagnato in tutto il tempo ma a un certo punto l’abbiamo persa. Disperati!!! Disperati perché dopo aver speso un patrimonio di pile e di pile frontali non abbiamo pensato di portarne nemmeno una durante la camminata….arriviamo al villaggio proprio a pelo quando ormai era buio e troviamo Vanessa ad aspettarci con la pila per riportarci in 10-15 minuti di passeggiata al buìo piu totale a casa sua. Il villaggetto è formato da tante casupole semplicissime col tetto in legno e paglia ciascuna con il proprio recinto di maiali e animali indefiniti vari, c’’e pure il campetto da calcio, una specie di oratorio , la casa di Hilda è davvero una delle più suggestive perchè sta su un piccolo spuntone a ridosso della spiaggia e il paesaggio e’ davvero bello. Il paese ha la luce elettrica, ma sono di moda le pile , ogni tanto c’e’ qualche bottega , due forse tre, ossia delle stanzette con la porta aperte dove trovo tutte le solite porcherie e una ampia gamma di bibite gassate. Portatevi qualche snack, cioccolato soprattutto perchè se vi viene fame mentre siete in casa ospiti mica troverete il frigorifero ………

Siamo stanchissimi. Speravamo di andare a letto e invece no, non sia mai che ci si riposi nelle nostre vacanze!!!!. Ad un certo punto Vanessa è venuta a chiamarci dicendo che la cena era pronta….. Noi due e i nostri sventurati compagni eravamo preparati psicologicamente a mangiare nelle nostre stanzette dei sette nani e invece no,……..il peggio non ha mai fine…….. Siamo stati invitati a mangiare con la sciura Hilda e Vanessa in cucina con loro. E apriamo qui un capitolo …… la cucina di tale sciura Hilda era separata dal resto della casa. Era niente di piu di una capanna e quando dico capanna intendo una costruzione di 1,5 metri di larghezza per 2 di lunghezza con una porta di ingresso alta al massimo un metro e sessanta

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