In Patagonia, da solo

Viaggio nella mitica regione della Patagonia, a cavallo tra Cile e Argentina

  • di zingarosardo
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Destinazione importante, sogno degli escursionisti e meta irrinunciabile degli alpinisti di tutto il mondo. La Patagonia è lontana, una regione immensa, che si estende a cavallo tra Cile e Argentina fino alla Terra del Fuoco. Una di quelle terre di cui ne hai appena sentito parlare, che sai a malapena dove possa essere.

Il viaggio comincia, come sempre, con l'immaginazione: vado qua, vado la, no la non riesco eccetera. Terra del Fuoco, Ushuaia, Osvaldo Soriano, Capo Horn, Walter Bonatti. Ricordo bene il suo racconto dell'esperienza in quel posto impossibile, invivibile, dove abita solo la furia del mare e del vento. Luogo mitico, di naufragi e leggende. Il trekking più a sud del mondo si trova proprio qua, Isola di Navarino, di fronte a Ushuaia ma in terra cilena. Il circuito "de los dientes" così si chiama. Un trekking circolare attorno a delle montagne che spuntano come denti. Sei immerso nel nulla, dura cinque giorni, nessuna struttura ricettiva, solo tu, la tua tenda, la tua pioggia, il tuo vento, la neve magari. E Ushuaia, dove Soriano racconta del campionato del mondo di calcio che venne giocato durante la seconda guerra mondiale.

E poi c'è il mitico Cerro Torre, un pilastro di granito rosso, che quando lo vedi ti zittisce, ti spegne, e ti dici che no, non è possibile che qualcuno possa essere salito lassù.

E leggi delle Torres del Paine, montagne dalle forme spettacolari, isolate in terra cilena, dove il primo vero insediamento umano lo trovi solo se cammini per 100km.

Oceani, ghiacciai, pinguini. Troppa roba, distanze quasi proibitive. La forza è saper rinunciare, fare delle scelte, dettate dal budget di soldi e tempo. E la scelta mi porta a escludere l'estremo Sud e puntare sui 3 siti: Parco Nazionale Los Glaciares (Cerro Torre e Fitz Roy), Perito Moreno e Parco Nazionale delle Torres del Paine.

Il periodo a disposizione infatti è di due sole settimane, che sceglierò dal 23 novembre all'8 dicembre. In Patagonia in quel periodo la primavera volge al termine, novembre in pratica corrisponde al nostro maggio.

Tutti i dettagli tecnici li metto in coda al racconto.

24 Novembre 2013

"Vuoi cenare con noi?" Si presenta così Hennieke, una ragazza olandese il cui viaggio di un mese, da sola, in Argentina volge al termine. Certo che voglio. Ed ecco Jorge, lui sì che gioca in casa, direttamente da Buenos Aires, mi viene incontro mentre esco dalla camera, mi stringe la mano con un caloroso "hola companero" e un sorriso che mi fa sentire a casa. Mentre mi preparavo per la mia prima isolata serata, ecco che mi ritrovo felice e colpito dall'accoglienza all'hostel Condor de los Andes, El Chalten.

Il viaggio non era cominciato benissimo.

A Buenos Aires ho infatti un po di tempo a disposizione, circa un'oretta, e dovendo cambiare aeroporto e quindi attraversare la città decido di scendere al capolinea del Bus Manuel Tienda Leon, zona Retiro, per fare un giretto, il tanto di vedere qualcosa e bere una birra. Ho il mio enorme zaino in spalla e davanti la zainetto della macchina fotografica. La zona non mi sembra delle migliori, c'è la stazione centrale, spazi aperti, strade enormi, un po di traffico, il sole e il caldo si fanno sentire per la prima volta. Mi dirigo verso il centro a piedi, passando sotto un lungo portico di un blocco di edifici. A un certo punto sento un getto d'acqua che mi cade addosso, appena dietro la testa e centra in pieno lo zaino. Ma non è acqua quella, a meno che da queste parti l'acqua non sia verde. E' infatti una salsa, un qualcosa che usano per condire i piatti al ristorante. Frazioni di secondo in cui penso che sopra di me c'è un ristorante e allora a qualche sbadato è cascata la salsa. Ed ecco venirmi incontro un uomo asiatico, per me è un cinese, sulla quarantina, con gli occhiali, a porgermi, dispiaciuto, un fazzoletto di carta, per aiutarmi a pulirmi. Ora sono fermo, mi pulisco un po, ma il fazzoletto non basta. Il cinese premuroso si ferma dietro di me, si sfila il suo zainetto e tira fuori una bottiglia d'acqua. Mi vuole aiutare, mi da un altro fazzoletto, ma intanto mi versa un po d'acqua dietro il collo dicendo che sono sporco e di togliermi lo zaino che mi aiuta a pulirmi. Frazioni di secondo. Attimi. Mi vogliono derubare. Resto lucido e capisco di essere da solo con lui, non c'è nessuno, e allora grazie amico mio, gli dico che lo zaino non me lo tolgo, che non importa, mi volto e tiro dritto, passo deciso, spedito verso un gruppo di persone che aspettano l'autobus a una fermata più avanti. Solo allora mi sfilo lo zaino e lo pulisco, prendo il primo taxi e via verso l'aeroporto

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