La Ruta del fin del mundo

Viaggio on the road attraverso la Patagonia cilena

  • di balzax
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

La “Ruta del fin del mundo” - Viaggio attraverso la Patagonia cilena - 2/9 febbraio 2013

Il viaggio

Si parte da Santiago de Cile con volo Lan Chile verso Punta Arenas. Sono tre ore e mezza di volo, dato che le due città distano circa 3000 km in linea d’aria. L’arrivo a Punta Arenas è piuttosto movimentato. L’aereo ondeggia e traballa parecchio a causa del vento, ma l’equipaggio non mostra alcun segno di preoccupazione evidente e, in effetti, l’atterraggio è tranquillo.

Appena scesi dall’aereo ci si rende conto del perché di tutti quei traballamenti in aria prima dell’arrivo: c’è un vento che ti porta via. Anche per questo la compagnia Lan Chile usa spesso per questa tratta degli aerei abbastanza grossi, tipo Boeing 757, invece dei normali Airbus o dei 737 che sarebbero già sufficienti per la distanza di corto raggio.

Punta Arenas

La capitale della Patagonia cilena, o meglio della provincia di “Magallanes y Antarctica Chilena”, è una cittadina di circa 100.000 abitanti posta sull’istmo davanti alla Terra del Fuoco. La città è battuta per 8-10 mesi all’anno da un vento fortissimo, in particolare durante l’estate australe (dicembre-febbraio). La prima cosa che si nota in aeroporto è il cartello che indica la velocità del vento: al mio arrivo segna “vento a 82 km/h”. Al momento non ci si fa caso, poi appena esci dall’aeroporto ti accorgi che è meglio tenere ben strette le borse e calcare i cappellini sulla testa, se no il vento te li strappa via.

A causa di una prenotazione Internet mal recepita, o mal eseguita, l’auto che avevo prenotato non è disponibile, ed Hertz e Avis non ne hanno altre. Per fortuna interviene in mio soccorso il funzionario della Recasur, un’agenzia locale, che per 50.000 pesos al giorno (80 Euro) ci dà una Toyota Corolla abbastanza grande. I prezzi sono allineati: il costo del noleggio auto sta su questi valori con qualunque agenzia.

Punta Arenas, vento a parte, si rivela una città piacevole e molto colorata, con edifici color pastello un po’ dovunque, mercatini degli indios che vendono per 3-4 euro delle belle sciarpe di alpaca e… nota curiosa, dei divertenti e vivaci murales “trompe-l’oeil” come quello che si vede in una delle foto.

Alloggiamo all’hotel Plaza, in pieno centro, per 51.000 pesos a notte, cifra del tutto ragionevole. Ci sono ottimi ristoranti, molti concentrati nella calle O’Higgins che è parallela al lungomare. Ottimo il ristorante “La luna” o anche l’Austral che è proprio di fianco. Menu a base di pesce, chiaramente. Questo è il posto più adatto per farsi una scorpacciata di “centolla”, cioè il grande granchio a 7 zampe del Pacifico, che però mi dicono essere in via di estinzione. Perciò al mio ritorno al ristorante ho cambiato menu puntando sul “Gran plato de la luna”, un eccezionale misto di frutti di mare in cui spiccavano delle enormi cozze verde scuro (choritos), che con 3 o 4 di quelle uno è già pieno, in mezzo a una cornucopia di almejas (vongole), locos (molluschi bivalvi), ostiones (capesante), camarones (gamberi), chipirones (calamari). Tutto questo ben di Dio, innaffiato con un ottimo sauvignon della Valle de Casablanca, per la modica cifra di 15.000 pesos (25 Euro).

La “Ruta del fin del mundo”

A Punta Arenas inizia (o finisce, questione di punti di vista) la RN 9 o “Carretera Austral”, che collega Santiago del Cile con il sud del Paese, lungo un percorso di circa 3500 chilometri. È una strada un po’ per modo di dire, perché in realtà il percorso è intervallato da numerosi tratti di mare da fare in ferry, uno anche piuttosto lungo. Il tragitto tutto via terra è possibile solo passando attraverso l’Argentina, percorrendo la Ruta 40 fino a Rio Gallegos sulla costa atlantica e poi rientrando in Cile poco prima della Terra del Fuoco. Se si noleggia una macchina a Santiago, questa opzione risulta poco conveniente a causa degli alti tassi di importazione temporanea del veicolo applicati dalla dogana argentina.

Il termine “Carretera Austral” è riferito specificamente agli ultimi 1700 chilometri, da Chaiten nella regione di Aysen (raggiungibile in ferry da Hornopirèn, dopo Puerto Montt, o dall’isola di Chiloè) a Punta Arenas.

All’uscita da Punta Arenas, lasciate le ultime casette colorate con i giardini fioriti di lupini rosa e lillà, un grande cartello verde ci informa che stiamo per iniziare la “Ruta del fin del mundo”, termine che in effetti mette un po’ di inquietudine. Il cartello descrive anche il cosiddetto “Circuito Aonikenk”, lungo il quale si spostavano le antiche tribù nomadi della Patagonia.

La “Ruta del fin del mundo” è il tratto finale della Carretera Austral. La strada raggiunge Puerto Natales (km 250), poi Cerro Castillo (km 310) e finalmente il Parque Torres del Paine (km 360). Il percorso si snoda tra praterie sconfinate, tocca laghi e fiordi che si insinuano tra una miriade di isolotti, costeggia la Cordillera Chilena con le vette perennemente innevate e per un tratto corre lungo il confine con l’Argentina. I paesaggi sono notevoli.

Ci si ferma spesso a scattare foto alle placide mandrie che pascolano nelle vallate o ai gauchos intenti a governare greggi. Il fondo stradale è in parte asfaltato, in parte in “ripio”, cioè terra nera pressata. In generale, il fondo è buono e non crea problemi di guida. Sul ripio si va come sull’asfalto, sulla ghiaia si può andare a 60-70 km/h senza problemi, salvo ovviamente i tratti di montagna. Lungo il percorso si incontrano pochissime macchine, al punto che quando si incrocia un veicolo è consuetudine un lampeggio di saluto con i fari o fare ciao ciao con la mano.

Gli Aonikenk

Aonikenk, o Tehuelches, cioè “persone coraggiose” è il nome delle antiche popolazioni aborigene che vissero in Patagonia. Erano divisi in tribù e vivevano cacciando guanachi e nandù con le bolas, oppure di radici e semi raccolti nei boschi. Dagli animali ricavavano anche i pochi vestiti che usavano per l’inverno: pelli di guanaco per coprirsi le spalle e strati cuoio legati ai piedi come calzature. Pare che fossero di statura notevole (una media di 1.75 per gli uomini) e di struttura fisica compatta. Da alcuni resti di tombe si è potuto stabilire che, come altri popoli, anche gli Aonikenk credevano nella vita dopo la morte e seppellivano i loro morti lasciando nella tomba o nelle grotte sepolcrali le armi del defunto, utensili e ornamenti.

Erano nomadi, e si spostavano secondo un circuito da est a ovest che appunto ha preso il nome di “Circuito Aonikenk”.

Puerto Natales

Puerto Natales (20.000 abitanti) è il primo centro abitato degno di tal nome che si incontra lungo la Carretera Austral in direzione Nord, a 250 km da Punta Arenas. La cittadina è piacevole, con le sue case di legno dipinte a colori pastello. Molto bello il lungomare che inizialmente penserete essere un lungolago, salvo ricredersi dopo essere stati informati che la città si affaccia su un fiordo. Si tratta del Seno Ultima Esperanza, un fiordo che si insinua fin qui dalle coste del Pacifico, al termine di 120 km scavati tra spaccature e insenature. Il porto di Puerto Natales è il capolinea meridionale dei traghetti che percorrono i fiordi della costa cilena dell’Oceano Pacifico

  • 62661 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social