Da Buenos Aires alla fine del mondo attraversando il nulla

Da Buenos Aires fino a Ushuaia, attraversando la patagonia argentina e cilena in autobus

  • di bartasan
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Il viaggio è stato tutto organizzato dall’Italia, a parte alcune piccole situazioni, i costi risultano piuttosto alti anche per via dei voli che hanno inciso notevolmente in quanto prenotati con forte ritardo. Credo si possa risparmiare qualcosa, ma è stato il nostro viaggio di nozze in un luogo che era il mio sogno ed è diventato anche per mia moglie, una meta che volevo raggiungere da sempre. Tuttavia, c’è da tenere presente che sia Buenos Aires che la Patagonia, essendo mete con una forte attrazione turistica, sono anche mete abbastanza care, il costo della vita è molto simile al nostro (viviamo vicino a Firenze) e inoltre il fatto di andarci durante il periodo natalizio aiuta per alcuni versi ma non per altri.

Buenos Aires

Siamo arrivati nella capitale argentina dopo 14 ore complessive di volo, Roma Madrid e Madrid BA, una guida ci attendeva all’aeroporto e ci ha accompagnato in auto in centro ed in hotel per sistemare i bagagli. Devo dire che una guida in italiano che ti fornisce le prime indicazioni relative alla città e all’Argentina per un’ora, il tempo che ci vuole dall’aeroporto alle nove di mattina, ti rilassa e ti permette di goderti alcuni aspetti del panorama circostante, urbano e non. Il tempo di lasciare le cose in hotel e si riparte per una prima visita della città, percorrendo la parte sud del centro e in particolare i quartieri San Telmo e La Boca. Si fa molta fatica a comprendere che siamo in Sudamerica, la capitale Argentina ha un aspetto urbano molto europeo, scendendo e passeggiando si ha l’impressione di trovarsi a Barcellona piuttosto che in alcuni quartieri parigini. Avendo il pomeriggio libero, lo utilizziamo per passeggiare per il centro, Avenida Corrientes, Obelisco, Florida, Plaza de Mayo e notiamo subito che la città gode di un fermento culturale non indifferente, si inciampa davvero nelle librerie e nei teatri e poi notiamo che posti per mangiare ce ne sono per tutti i gusti e in quantità industriale. La sera era prevista la cena di benvenuto in un ristorante di Puerto Madero, quartiere cittadino ricavato dai vecchi docks e circondato da gru, ora pieno di locali, dove abbiamo mangiato la nostra prima bistecca argentina accompagnata da un vino rosso. Piccola nota a margine: come vino abbiamo bevuto spesso il Mallbec, unico vitigno autoctono, un buon rosso e nemmeno molto caro, mentre sulla carne, buonissima, il consiglio è di mangiarla ma non a Buenos Aires, solo per motivi di prezzo. In Argentina la carne la trovate ovunque e di ottima qualità, quindi nella città è meglio arrangiarsi tanto offre di tutto, in modo da contenere i costi.

16 dicembre

Il giorno seguente avevamo nel pomeriggio la partenza per Puerto Madryn, la porta della Patagonia, quindi la nostra accompagnatrice ci ha guidato fino alla stazione degli autobus. Infatti, i nostri spostamenti li abbiamo fatti tutti in autobus di linea, ottimi sostitutivi degli aerei interni, meno cari (una media di 100 euro il bus, l’aereo costa dai 300 ai 400) e poi ti permettono di vedere la pampa sterminata, cosa che dal finestrino a 4000 metri di altitudine noti molto peggio. Chiaramente i trasferimenti durano quindici, diciotto, venti ore, ma i pullman sono comodissimi, più dell’aereo, mangi come in aereo, ogni due tre ore puoi scendere alle fermate e vedere cosa offre il mondo fuori. Sui pullman poi si viaggia con la gente del posto, portatevi una buona scorta di libri e il tempo passerà benissimo. Autori consigliati: Luis Sepulveda, la causa del mio innamoramento patagonico e fuegino, Francisco Coloane e “Il Cacciatore di ombre” di Tito Barbini, una bellissima scoperta. Fare un viaggio in Patagonia senza vederla, accontentandosi solo dei luoghi forniti di aeroporto, perdendosi quel “nulla” che si trova in mezzo, toglie molto al fascino che questa terra composta di infiniti spazi, attraversati da lingue d’asfalto e con il cielo schiacciato sulla steppa offre.

Penisola Valdes

Arrivati a Puerto Madryn dopo venti ore di viaggio, il solito accompagnatore ci ha accompagnato in hotel. Puerto Madryn è la base per la visita della Penisola Valdes, tappa obbligata in quanto territorio splendido dal punto di vista faunistico. Città di medie dimensioni, bella spiaggia dove è possibile anche fare il bagno, dove fa piuttosto caldo, stazione balneare per chi non si può permettere i luoghi vip dell’Uruguay e del Brasile. Qui si mangia pesce, molluschi e crostacei in abbondanza, davvero buone le zuppe. Nei due giorni seguenti abbiamo fatto escursioni con un piccolo pulmino, un giorno siamo andati nella riserva faunistica di Punta Tombo, trecento km a sud, l’altro abbiamo visitato tutta la Penisola Valdes. A Punta Tombo c’è la più grossa colonia di pinguini magellano al mondo, quasi un milione, per arrivarci si percorrono svariati km di piste e si conosce il vento patagonico e il paesaggio che ci troviamo di fronte è uno spettacolo della natura. Non vi affrettate a fotografare i primi pinguini che scorgerete tra i cespugli, appena iniziato il percorso ve ne troverete attorno centinaia. Dopo l’intera mattinata passata nella riserva, l’escursione prevedeva la visita ad una fattoria nella valle del fiume Chubut, una valle che per la presenza dell’acqua presenta caratteristiche simili alla nostra campagna, con molti frutteti. Poi visita ad una casa da thè a Gaiman, colonia gallese, e al museo paleontologico di Trelew, ben organizzato.

19 dicembre

Sempre con un pulmino ci siamo recati all’interno della Penisola Valdes, prima tappa Puerto Pyramides, base di partenza per le escursioni in mare con il battello, per vedere una colonia di leoni marini e avvistare le balene (costo 260 pesos argentini a testa, circa 50 euro). Purtroppo le balene non è stato possibile avvistarle, il periodo migliore è da metà aprile ai primi di dicembre, questo è uno degli inconvenienti di fare il viaggio in estate, anche se le giornate sono state splendide e si riesce a prendere molto sole. Il giro dura un’ora, poi riscesi a terra si prosegue l’escursione percorrendo le piste della penisola e osservando i guanacos (camelidi simili al lama, animale simbolo della Patagonia), volpi grigie, maras (grossi roditori simili a conigli), nandù (simili a struzzi), arriviamo ad un tratto di costa abitato solo da una colonia di pinguini magellano, meno numerosa di quella del giorno precedente, ma bellissimo lo scenario che si apre davanti agli occhi, con colorazioni inedite di blu e di marrone. Il vento si fa sentire, nonostante faccia piuttosto caldo, comunque è sempre bene portarsi dietro una maglia, la t-shirt spesso non è sufficiente, crema solare e occhiali. Dopo aver pranzato al ristorante del faro, scendiamo la scogliera per osservare una colonia di elefanti marini che si crogiolano al sole. Si arriva ad una distanza di una ventina di metri, forse meno. Ci hanno detto che è possibile con le guide del posto avvicinarsi moltissimo, a pochi metri e pernottare al faro, ma sembra che abbia l’esclusiva una sola agenzia. Comunque, la visione vale davvero la pena e si colloca al termine di un’escursione bella e interessante. Tenete presente che durante le escursioni eravamo una volta in 4, l’altra in 6 e non abbiamo trovato nessuno nei luoghi visitati, perché in dicembre siamo ad inizio estate ed ancora non è cominciato il flusso turistico vero e proprio

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