Patagonia in bicicletta

Patagonia in MB con supporto di Pick-Up tra un paesaggio ancora selvaggio...12 anni fa le strade asfaltate erano pochissime...

  • di naviga_online
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 5
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Patagonia: 22/11 - 16/12/1999 “ diario di viaggio....Milano Linate 10 del mattino: Manlio, Carlo, Pierangelo, Marina ed io carichiamo tutti i bagagli comprese 3 biciclette parzialmente smontate e coperte da carta bugnata e dopo un'oretta siamo tutti sull'aereo. Partiamo per Roma Fiumicino, dopo quattro ore siamo su quello delle linee Argentine e iniziamo il vero viaggio per la Patagonia.

Io sono seduta nei sedili centrali, Manlio (il mio compagno) siede vicino ad un prete e una suora Spagnoli. L'Aereo è affollato di persone che parlano Spagnolo. Dal lato finestrino ci sono tre posti completamente liberi ed io ne approfitto per mettermi comoda. Si salta un po' qui in coda, mentre scrivo il mio Diario di bordo la penna mi scappa di mano. Dopo un'oretta di volo ci servono un pasto a base di prosciutto crudo, insalata di tonno, formaggino, burro e fetta di torta al cioccolato.

Dal finestrino riesco a vedere sotto di noi un'isola tutta illuminata, la notte è buia ma serena e così mi mostra uno spettacolo incredibile di luci. Con il contorno nero del mare sembra di vedere un'astronave in sospeso sulla terra: siamo sulle Baleari. Anche più avanti, sulla costa Spagnola, non c'è una nuvola tutte le luci fanno da cornice al mare e la luna in quel momento si specchia su quel mare nero creando un bagliore chiaro, stupendo. Ora ci spostiamo all'interno. Atterriamo a Madrid dopo meno di due ore, rimaniamo a terra per altre due e una volta saliti sull'Aereo siamo costretti ad aspettare ancora un'altra ora perché dei passeggeri di un altro Volo hanno avuto dei guasti e vengono caricati sul nostro mezzo. Siamo nuovamente nelle file centrali, ancora comodi, abbiamo 4 posti in due. Dopo un'oretta ci danno ancora da mangiare.

23/11

Sono ancora in volo... Ho sonno ma non riesco a dormire molto. Alle 7 del mattino (ora nostra) mi rinfresco un po' e ascolto un po' di musica. Verso le 9 ci portano la colazione. Dopo più di un'ora atterriamo a Buenos Aires. Con il mio orologio sono passate 24 ore da quando siamo partiti da Linate. Ora prenderemo un pulmino che ci porterà in un altro Aeroporto dove partirà il volo per Rio Gallegos (Patagonia-Terra del Fuoco). Siamo sul 737, partiamo per Rio Gallegos dopo una falsa partenza. Nelle 5 ore di attesa mangio qualchecosa, leggo un po' e ascolto musica. Sono in volo, il sole è accecante, sotto, una cappa di nuvole bianche e morbide. Sono sempre vicina al finestrino, stendo un poco le gambe e ascolto musica con le cuffie. Atterriamo dopo più di 36 ore di viaggio. Finalmente arriviamo alla meta. La stanchezza comincia a farsi sentire ma il posto è bellissimo, il vento è forte (100 km/h.), l'aria è tersa, il paesaggio lunare, il fischio del vento è per me “ un suono stupendo”. L'auto che abbiamo noleggiato è già all'aeroporto. Carichiamo tutto sul cassone del Pick-Up e con Manlio dietro che tiene ferme le bici e Pierangelo alla guida andiamo a cercare una pensione in paese per la notte. A Rio Gallegos sono le 9 di sera ma riusciamo ugualmente a trovare da dormire.

La stanza è piccola ma decorosa, considerando che siamo “in fondo” al mondo. Cerchiamo di fare una doccia per riprenderci un po anche se l'acqua è scarsa e non troppo calda. Ceniamo in un ristorante molto accogliente, la carne è abbondante e ottima. Finalmente dopo quasi due giorni andiamo a dormire in “un letto vero”.

24/11

Mi sveglio alle 4,30 ora locale faccio un giretto nel paesino e sveglio gli altri alle 5,30. Carichiamo i bagagli e partiamo per El Calafate. Il paesaggio è lunare. Pochi mezzi ci incrociano e normalmente ci si saluta. La gente è cordiale. La pampa è sconfinata: s'incontrano gruppi di cavalli, pecore, oche e guanachi. Piccole colline interrompono il piatto infinito che ci circonda. La terra ora marrone ora verde smeraldo è a 360° intorno a noi. Le montagne spuntano all'improvviso coperte di neve, le nuvole sembrano appese al cielo tenute da un filo invisibile, sembra quasi che possano cadere da un momento all'altro. Il cielo è azzurro intenso in fondo, azzurro chiaro verso di noi. Le nubi corrono verso l'orizzonte, ci sono sopra e sembra quasi che ci vogliano schiacciare, tra cielo e terra solo lo spazio di un uomo. La terra del colore dell'ambra è interrotta dall'ombra nera delle nuvole che si proiettano su questa distesa infinita. L'asfalto è una striscia nera che corre lungo innanzi a noi e a dividerci da questa distesa di terra solo infiniti paletti con del filo spinato. Due rapaci attenti, restano appollaiati su questi in attesa di qualche piccola preda. Ci fermiamo per fare colazione e carburante nell'unico punto di ristoro che abbiamo trovato tra Rio Gallegos ed El Calafate, dopo 142 km. Percorsi. La “ Esperanza “ questo il suo nome. Mangiamo a base di uova strapazzate pancetta e tè per scaldarci un po'. L'aria è pungente ma dentro la macchina il sole ci riscalda.Verso mezzogiorno abbiamo fermato la macchina davanti al cartello che indicava il nostro punto di partenza per la “ Terra del Fuoco” direzione El Chalten. Abbiamo tolto le biciclette dal loro involucro e montato i pezzi che erano smontati. Ci vestiamo per la partenza con la bicicletta mentre sulla strada passava una corsa di Auto d' Epoca. Molti si girano verso di noi e alcuni si fermano per chiedere che cosa abbiamo intenzione di fare. Lo scopo di tutto questo viaggio, oltre a godere di questa terra meravigliosa, è fare il giro della Terra del Fuoco in bicicletta. Le bici sono tre :1 di Manlio, 1 di Pierangelo, che saranno i veri protagonisti dell'impresa, mentre io Carlo e Marina useremo la terza bici solo quando ne avremo voglia o come bicicletta di scorta. Io ci provo subito ma mi và malissimo. Dopo aver montato tutto, la formazione di partenza del primo giorno di bicicletta era: Pierangelo, Manlio ed io. La strada si presenta subito in condizioni pessime tutto il percorso è su strada sterrata piena di buche e con il vento che và e viene. La ghiaia a tratti mi fa sbandare e al massimo della fatica mi aggrappo al cassone del Peck-Up. Dopo una piccola pausa riprendo a pedalare ma ad un certo punto, dopo essermi staccata dalla macchina, la ghiaia mi fa sbandare e cado. Risultato un ginocchio spelato e un bel mal di gambe per soli 10 km percorsi. Così dopo questa breve esperienza negativa rimetto la bicicletta nel cassone e rimango seduta in auto con Marina e Carlo a seguire i veri ciclisti della spedizione. Manlio è distrutto ma felice di non aver mollato nonostante la fatica. Lo spettacolo della natura è straordinario, il cielo è azzurro e le nuvole a banchi sono così basse che potresti allungarti e toccarle...

Finalmente verso le sette di sera troviamo una fattoria. “ Parador Luz Divina” è una specie di stazione di sosta dove ci si può ristorare. Chiediamo se possiamo campeggiare e al loro sì, montiamo le nostre tende. Mangiamo all'aperto su un tavolo di legno vicino ad un torrente con diversi animali che ci girano intorno, un gallo, un cane, due pecorelle, due agnellini di cui uno con una zampa malata

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