Il momento giusto per andare Parigi

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Io sto con Parigi.Tra l’infinità di volti della Ville Lumiére, uno mi ha colpito. Quello dei passages couvert che da Palais Royal arrivano fino a Montmartre. Intimi, raccolti, tranquilli. Mi è parso di sentire ancora l’eco del fruscio delle lunghe gonne, delle risatine femminili delle dame a passeggio e del ticchettio dei bastoni dei loro cavalieri. Mi ci sono trovata quasi per caso, mentre dalla fine del XVIII secolo erano frequentati dalla mondana borghesia commerciale parigina. Questi passaggi raccontano di un modo sognante di girare per Parigi. E poi la luce che filtra dalle ampie vetrate, avvolge tutto di un intimità rara per una grande metropoli. Se un tempo erano veri e propri templi del commercio, con negozi e boutique alla moda, io ci ho ritrovato il piacere di ammirare le vetrine, gli oggetti d’antan e quelle che sono state le novità appena arrivate dalle lontane colonie.

TRA CAFFÈ E GALLERIE

Ho cominciato dal Passage Vèrot-Dodat, che mi è piaciuto perché è rimasto come era nel 1826 quando venne inaugurato: specchi, colonne, larghe vetrine, come collegamento coperto tra Palais Royal e le Halles. Nelle sale del Café de l'Epoque, all’entrata della galleria, tutto è rimasto autentico. Provate il caffé servito ai tavolini all’aperto. In netto contrasto l’arredo ultramoderno del negozio By Terry, specializzato in maquillage e nella preparazione di creme ad hoc, e poi ancora le sobrie vetrine del liutaio Charle: un intrico di mandolini, juculele, bangi e chitarre hawaiiane. Ho attraversato Place de Valois per vedere le 252 colonne bianche e nere di Daniel Buren e per entrare nei giardini di Palais Royal. La più bella, più elegante e più prestigiosa per me è la Gallerie Vivienne, copiata in tutta Europa. Qui ho sorseggiato un bicchiere di rosso, nella storica enoteca Legrand sotto alla cupola di vetro della piazzetta rotonda. Da qui in poi solo vetrine di boutique di lusso. Una chicca è la Librerie Jousseaume aperta nel 1828 (più conosciuta come Petit-Siroux dal nome dei primi proprietari), dove si trovano libri antichi e rari.

Dopo il Boulevard Montmartre si succedono tre gallerie: Panoramas, Jouffroy e Verdeau. La prima è quella che più di tutte ha conservato l’originale vitalità grazie alla posizione, al teatro di varietà e al musèe Grevin. A metà del passage des Panoramas resiste l’elegante atelier con mobili d’epoca e cuoio alle pareti del graveur più famoso di Francia: Stern, dal 1866. Nell’archivio conservano menu di pranzi reali, carte da lettere blasonate, inviti e faire part, stampati e incisi rigorosamente a mano per tutte le monarchie esistenti.

QUESTIONE DI PASSEGGIO

Se amate i bastoni è imperdibile Segas, nel passage Jouffroy. Tende di velluto rosso e grandi specchi nascondono uno dei titani tra i collezionisti-venditori di questo elegante strumento per camminare. I più originali sono i bastoni a sistema: all’interno celano l’occorrente per prestigiatori, pittori, geografi, chirurghi o lo spazio per un bottiglietta di assenzio, come usava Toulouse- Lautrech. Il passage Verdeau, insieme alle due precedenti, crea il passage couvert più lungo di Parigi. Tra i vecchi volumi d’arte della libreria Verdeau e le antiche foto in vendita alle antiquitès Verdeau, si ritrova lo spirito originale delle gallerie e con un po’ di fantasia si vedono sfilare gran dame in abiti lunghi accompagnate da signori con cappello e bastone

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