Parigi... senza Disneyland

Un piccolo assaggio della capitale francese con una bambina di sette anni, lasciando perdere il parco giochi

  • di gp.elena
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Fino a 500 euro
 
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30 giugno

Si può andare a Parigi con una bambina di 7 anni senza essere tenuti a dedicare una giornata ad Eurodisney? Noi ci proviamo... cercheremo di non annoiarci e di non deludere Caterina. Nonostante abitiamo a Caselle Torinese, sede di importante aeroporto internazionale, partiamo dalla Malpensa dove con Easy Jet spenderemo un terzo in meno rispetto all'offerta di AirFrance e Alitalia. Alle ore 10 siamo al Planet Parking di Lonate Pozzolo. Lasciamo l'auto in custodia e in 5 minuti arriviamo al terminal 2. Check-in Easy Jet senza problemi, ed in perfetto orario decolliamo ed arriviamo al Charles De Gaulle, l'aeroporto di Parigi. Il terminal 2 è enorme, ma senza abbatterci seguiamo le indicazioni per la stazione del RER. Qui facciamo un po' di coda allo sportello per acquistare la Paris Viste, una carta che per cinque giorni ci consentirà di viaggiare sull'intera rete di trasporti dell'Ile de France senza altri costi. Considerato che andare e tornare dall'aeroporto al centro di Parigi ci costerebbe 20 euro a testa, contiamo di ammortizzare la somma in poche corse di metrò. Prima destinazione sarà l'albergo, per depositare i bagagli. Il RER ci porta alla stazione di Chatelet Les Halles, centro nevralgico dei trasporti cittadini. Di lì un altro tratto in treno, tre fermate di metrò e siamo alla Porte de Montreuil. Al primo impatto la zona non sembra il top in fatto di frequentazioni e arredo urbano. Si rivela l'aspetto un po' desolante delle banlieu francesi: uomini e donne di tutte le razze ed i continenti intenti a trafficare, contrattare, bighellonare, squadrare i passanti. Qualche clochard e tanti ragazzini dall'aria spavalda e truce. L'hotel – Hotel Armstrong – è in una via laterale a poche centinaia di metri dal metrò. Carino e curato. Ci rinfranchiamo un po', ci laviamo la faccia e poi usciamo di nuovo, anche perché non abbiamo ancora pranzato. Più che un pranzo, faremo una cospicua merenda.

Ritorniamo a Chatelet e ci perdiamo nel Forum des Halles, enorme bazar sotterraneo che ha preso il posto dei vecchi mercati nel cuore della città. Spuntino a base di muffin au chocolat e tartes aux pommes ed emergiamo in superficie sull'immensa piazza un tempo occupata dal mercato. L'enorme mole della chiesa di Saint Eustache ci accompagna verso il Beauborg. Questo edificio o si ama o si odia; di certo non lascia indifferenti. Tubi colorati, impianti tecnologici e scale mobili a vista, vetro ed acciaio. Attorno artisti di strada, turisti, semplici cittadini che si fermano a tirare il fiato. Costeggiamo le coloratissime fontane di Calder e arriviamo all'Hotel de Ville, bianco e austero con i suoi camini altissimi. La piazza è gremita di soldati in divisa da cerimonia e pennacchi bianchi. Una banda musicale intona una serie di marce ma non capiamo che stia accadendo. Ci sentiamo un po' provati dal viaggio e rientriamo in albergo per una doccia corroborante. Ora di cena. Ancora un salto in città o cerchiamo qui attorno? Al primo bar-restaurant-brasserie scuotono la testa: a cena niente, la cucina apre solo a pranzo. Mentre ci allontaniamo due clienti del bar ci raggiungono e ci spiegano come arrivare ad un ristorante a buffet, poco lontano. Il loro entusiasmo è tale che ci convince a tentare. Nome: “China buffet”... uhm... abbiamo fame e stiamo stanchi. Entriamo. Un sorridente cinesino ci fa sedere, porta le bevande e ci indica il buffet. Riso, verdure a vapore, carne, pesce, frutta, dolci. Nulla di stravagante e tutto appetitoso. Non ci facciamo mancare niente e replichiamo i giri di piatti per assaggiare tutto. Rientriamo in albergo soddisfatti e rappacificati con lo stomaco ed il quartiere. Ore 21.00 siamo a letto

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