Papua Nuova Guinea e Solomon Island fai da te

Il sogno di una vita

  • di Morak14
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Stiamo per coronare il sogno della vita: visitare la Papua Nuova Guinea. Terra sperduta e selvaggia, la Papua Nuova Guinea fa parte dei luoghi più nascosti e inaccessibili del mondo, dove esistono zone ancora inesplorate. Un'esperienza unica a contatto con alcuni tra i popoli più "primitivi" del pianeta. L'arte tribale di tali popoli è affascinante sia per la bellezza delle pitture corporali, sia per la ricchezza degli oggetti (armi, maschere, statue). Un viaggio lunghissimo: oltre 21 ore di volo effettive più gli scali; in pratica 2gg di viaggio .

5 Agosto. Stremati dal volo, ma anche dalle lunghe attese per le coincidenze, arriviamo a Port Moresby, e dovendo aspettare la bellezza di 9 ore per il volo su Wewak, decidiamo di farci un giro per la capitale . Visto le raccomandazioni della gente ( e anche lette su internet), decidiamo di prendere un taxi anziché l’autobus. La città non si presenta molto bene, e nemmeno i volti degli abitanti sembrano rassicuranti. Tutto incute un po’ di timore: le case e gli alberghi sono spesso attorniati da fili spinati, causa dell’elevate criminalità del paese. Il clima è fresco e il paesaggio è quello tipico equatoriale. Questo bel giretto di una mezzoretta ci costa la bellezza di K150 (€40). Iniziamo già a capire che qui la vita sarà molto cara. Ore 15.oo finalmente l’imbarco e in 2 ore arriviamo a Wewak. All’uscita dell’aeroporto c’è già chi aspetta per accaparrarsi il turista . Ci offrono uno sconto del 30% per dormire in una struttura di recente costruzione. L’albergo è davvero bello, con tanto di piscina, aria condizionata ,sala colazione e ristorante. Ci offrono una stanza con aria condizionata a K231 (€75) che però divideremo in 4.

6 Agosto. Dopo una bella dormita, e una bella colazione, ci prepariamo a visitare la città dirigendoci subito verso un suggestivo mercato. Nessun turista intorno a noi. Solo facce scure con le labbra e i denti rossi dovuti alla continua masticazione del betel. I loro volti scuri mettono un pò angoscia e per di più nessuno sorride. All’inizio non volevamo fare foto per paura della reazione della gente, poi abbiamo preso coraggio ed è stato uno scatto dietro l’altro. Qualcuno ha iniziato a fermarci per offrirci il tour sul Sepik River. Nonostante il volto poco rassicurante, decidiamo di farlo con Pedro, in quanto il prezzo pattuito era il più basso. Questa escursione già molto cara di suo (circa K3200 , €800 che abbiamo diviso in 4), fatta con il personale dell’albergo sarebbe costata il doppio…. E il motivo c’era!!La nostra coppia di amici è molto dubbiosa di tutto ciò,ma si lascia convincere. Si cominciano i preparativi: fare la spesa, prenotare l’auto che ci porterà a Pagwi, fare benzina…. Mi piace integrarmi con la vita locale.

7 Agosto. Ore 8.30 partenza. La PNG è un paese che sta aprendo le porte al turismo adesso, ed approfittando di noi che pagavamo la benzina, sulla Jeep ci ritroviamo tutta la famiglia! Circa 4 ore di viaggio su strada sterrata che loro chiamano “autostrada”, e finalmente arriviamo sul fiume. Ci sono tante canoe ormeggiate sulla riva. Sono tutte lunghe e strette e con la prua a forma di testa di coccodrillo. Pedro e il suo aiutante iniziano a caricare sulla nostra canoa 1 barile di petrolio che ci servirà per la navigazione,poi i nostri zaini. Via, si parte. Comincia l’avventura. Questo corso d’acqua color marrone è lungo più di 1000Km. Lungo le sponde si vedono case su palafitte , e qualcuno chiede un passaggio (tanto lo sponsor siamo noi!) che Pedro chiaramente concede. Ad un certo punto ci ritroviamo almeno in una decina sulla canoa. Pedro accosta in prossimità di una baracca-market, dove si rifornisce di una bella cassa piena di birre (pagata da noi) e che offre a tutti i passeggeri. In meno di un’ora la cassa è esaurita!!! E le bottiglie di vetro son state gettate tutte nel fiume! Senza parole. La prima tappa è il villaggio di Pedro, dove saremo ospiti presso la sua famiglia . L’impatto non è dei migliori, ma un po’ ce lo aspettavamo. La capanna è su di una palafitta. Saliamo dalla scaletta traballante ed entrando notiamo il pavimento di legno marcio,con dei buchi qua e là. Di fronte a noi la “cucina” con affianco una struttura sempre di legno con appeso il pesce ad affumicare. Altre 2 stanze sono adibite per dormire. Ovviamente i letti non esistono. Stendiamo il nostro sacco a pelo a terra. Ormai si sta facendo buio. Qui luce e acqua mancano. La madre di Pedro ci cuoce un po’ di riso (speriamo nell’acqua piovana!!), poi si và a letto

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