Pantelleria, per molti ma non per tutti…

Alla deriva tra Sicilia e Tunisia

  • di Panty
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

… proprio così. In questa remota isola siciliana si va perché si sente il desiderio di scoprire un pezzettino d’Italia che del tutto Italia non pare, perché si amano i sapori di Sicilia e si è curiosi di sentirne le contaminazioni nordafricane, perché si è disposti a conquistare col sudore ogni baia ed ogni anfratto delle sue coste aspre e spettacolari e di farsi stupire da un entroterra ancor più stupefacente coi suoi infiniti muretti a secco, le minuscole viti di zibibbo, i suoi ulivi coi rami all’ingiù, le piantagioni di capperi e i caratteristici dammusi sparsi tutt’intorno.

Ma andiamo per gradi. Verso sera del 10 agosto io e Roberto siamo giunti a Pantelleria con volo da Venezia e scalo a Roma. All’uscita dall’aeroporto ci attendevano già il noleggiatore del mehari (una specie di microjeep) e la persona che ci doveva accompagnare al dammuso che avevamo affittato. Se non che sull’ultima ripida salita verso l’alloggio il mezzo ha deciso di abbandonarci e , con un botto e una fumata si è spento per sempre. Mi sento quindi di sconsigliare la scelta di questo tipo di veicolo di cui abbiamo in seguito visto diversi esemplari in panne in giro per l’isola. Comunque il noleggiatore ha provveduto immediatamente alla sostituzione con un’auto più “tradizionale” che, benchè bevesse acqua a ettolitri, ci ha accompagnati per tutta la vacanza.

Giunti al Dammuso “Simona” a Scauri (un delizioso ed economico dammusino di recente fabbricazione) abbiamo incontrato l’omonima proprietaria, un’anziana signora che abita accanto e che si occupa del bel giardino antistante. Per la cena ci siamo recati al ristorante La Nicchia, il più vicino a casa, non economico ma uno dei migliori dell’isola.

Il giorno seguente abbiamo fatto una buona colazione a U Friscu Cafè, un bar con veranda e terrazzo al primo piano dove all’ora dell’aperitivo c’è parecchia vita. E poi via! verso la scoperta del mare pantesco. C’è da dire che la parte veramente bella dell’isola dal punto di vista balneare è la costa orientale. Ci siamo quindi diretti a Punta Li Marsi attraverso l’agevole perimetrale. Per raggiungere le scogliere bisogna sempre lasciare l’auto lungo il primo tratto di sterrata che scende verso il mare e proseguire a piedi. E’ anche il caso di lasciare le infradito in auto e calzare subito scarpette da scoglio o da ginnastica. Altra accortezza è non dimenticare l’acqua fresca per dissetarsi al solleone ed uno spuntino: a Pantelleria potete scordarvi di trovare punti di ristoro nelle vicinanze delle baie più belle. Punta Li Marsi è uno dei pochissimi luoghi a sud dell’isola raggiungibili da terra e vi è situato uno dei quattro fari. Immergersi con maschera e boccaglio è d’obbligo; sotto il mare il paesaggio è l’esatto contrario di quello emerso: agli aridi ed incandescenti scogli si contrappone un fondale ricco di vegetazione e pesce di varie specie, dai saraghi, alle castagnole, dalle stelle marine alle rosee meduse, dalle piccole murene ai morbidi polpi. Le immersioni sono molto gradevoli anche perchè sull’isola la temperatura del mare è sempre accettabile. Nel tardo pomeriggio ci gustiamo un ottimo spriz all'Altamarea prima di andarci a preparare per cena. Ceniamo poi a La Vela, ristorante vicino al porticciolo di Scauri con veranda sulla spiaggia. Consiglio di aprire il pasto con una sfiziosa caponatina. Buona la cucina, giusti i prezzi. Perfetto per chi sceglie di mangiare pesce freschissimo.

12 Agosto

Ci dirigiamo verso una delle mete più caratteristiche dell’isola: l’Arco dell’Elefante. Decidiamo di percorrere la strada che taglia verso l’interno e porta direttamente a metà costa orientare. Ed è durante questo percorso che rimaniamo stregati dalla vera anima di Pantelleria, quella rurale. Tutt’intorno si snodano dolci colline verdeggianti, merlettate da chilometri e chilometri di muretti a secco e punteggiate qua e là da antichi dammusi, spesso abbandonati e dimenticati, altre volte elegantemente ristrutturati ed abbelliti da lussureggianti giardini fioriti. Il famoso Arco non è altro che un enorme roccia grigia a forma di proboscide che scende in mare e ricorda effettivamente un pachiderma in quanto si possono intuire pure l’occhio e l’orecchio dell’animale. Non possiamo non farci una nuotata fin sotto l’arcata e girarci intorno. Questo è uno dei luoghi più facili da raggiungere visto che in auto ci si arriva molto vicino. Nel pomeriggio ci dirigiamo a Punta di Nicà con tappa intermedia a Rekhale per una birra fresca. Nicà è uno dei punti più impegnativi da raggiungere a causa della lunga e ripida discesa e la successiva risalita

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Commenti
  1. Giovanni Cinque
    , 3/7/2015 08:59
    Meglio di una guida turistica. Tutto corrispondente al vero. Complimenti per la descrizione.

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