Panama, capitale della biodiversidad

È il mio secondo Paese e mi ci reco per lavoro dato che mio padre risiede lì. Una nazione, giovane e tutta da scoprire, che vi voglio presentare, dove la Biodiversità è il suo punto fondamentale

  • di Marco Iaconetti
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Per evitare di fare un viaggio scontato avevo roteato vorticosamente il mio fedele mappamondo e chiusi gli occhi, con il mio indice toccai il paese che avrei scelto come prossima meta. Il destino cadde su Panama. Non sapevo cosa mi sarei aspettato da una nazione di cui avevo vaghe notizie se non quelle del suo famoso canale, di cui attualmente si sta realizzando il raddoppio, e dell’ancor più celebre Manuel Noriega, la famosa “faccia d’ananas”, dittatore narco-trafficante, spodestato dal governo Americano, che oggi dopo anni d’esilio come detenuto in Francia, è finalmente tornato a scontare la sua pena nel suo paese.

Arrivare a Ciudad de Panama a notte fonda è davvero strabiliante, perché i suoi grattacieli che si stagliano altissimi lungo la costa, si confondono diventando un tutt’uno con le stelle del firmamento, rendendo così l’idea di questo viaggio ancor più emozionante. Infatti la mattina seguente mi sono catapultato verso il centro della città, ossia la Cinta Costera, e davanti a me sono apparsi come un nugolo di stalattiti gli innumerevoli palazzi che stanno rendendo Panama, anche una destinazione dedita agli investimenti immobiliari, settore che insieme al turismo è l’elemento economico trainante del paese.

Ma nella capitale vivono in simbiosi due “anime” urbanistiche, una fortemente contemporanea, che l’ha resa la Dubai del centro-America, ed una invece prettamente storica denominata Casco Viejo, vero fulcro attrattivo della capitale. E’ proprio questa la bellezza della città, dove due poli distanti qualche chilometro, che si specchiano una negli occhi dell’altra, avere delle differenze cronologiche e stilistiche diametralmente opposte.

Nella zona storica, prettamente di stile coloniale, ricca di tradizioni e colorito folklore, dove è anche ubicata la residenza del presidente Ricardo Martinelli, di origini toscane, gli imprenditori più lungimiranti stanno ristrutturando, senza dannose speculazioni, le vecchie costruzioni presenti in cui le migliorie edilizie non sono andate ad intaccare i segni originali architettonici dei suddetti involucri.

Nella città sono presenti diverse comunità, come quella americana che senza perifrasi l’ha definita come la propria piccola “Manhattan”, e tante altre tra le quali mi ricordo con piacere quella franco-belga, perché alcuni rappresentanti avevano casa in Italia, dividendosi così tra le nostre verdi Marche, precisamente nel meraviglioso contesto maceratese, e nella Ciudad de Panama. Non potevo essere indifferente a tutto ciò, perché sono andato via dall’Europa per trovare nuove gratificanti dimensioni culturali ed invece mi ritrovavo in una piccola Europa colorata con tanti simboli sud/centro-americani.

Ma poi a farmi ricordare che dovevo mescolarmi con le popolazione locali, ci ha pensato subito il suo simpatico e ospitale popolo, tra cui il mio caro amico e “caronte” sud-americano Iràn Irak Prestàn, che invece di traghettarmi lungo il malinconico Stige, mi suggeriva di andare verso la parte più stupefacente e “panamense” della città: il Cosway, forse una delle zona naturalistiche più affascinanti che abbia mai visto durante i miei soggiorni. Una lingua di terra, posta in mezzo al mare e realizzata con il riporto del canale divideva l’oceano, e lontano dal caos della città, potevo finalmente immergermi nel vero cuore della capitale. Una passeggiata che zigzagava per diversi chilometri attraverso un’ ordinato viale, in cui anche il celebre architetto Frank Ghery apponeva la sua firma con uno dei tanti capolavori “decostruttivisti” che l’ha reso celebre in tutto il mondo: il Museo della Biodiversidad. Un elemento dirompente e caotico che si contrapponeva nella tranquilla e selvatica vegetazione dell’area, ma che sicuramente diverrà uno dei “pezzi forti” della capitale. In una città così tecnologicamente avanzata, in cui grattacieli e nuovi centri commerciali sono diventati il suo nuovo simbolo, si contrappone un hinterland naturalistico in cui vivono i veri autoctoni del paese, dal nome Emberà, che vivono secondo i ritmi scanditi dalla natura, avendo del tutto rifiutato la società industrializzataSono convinto che tornerò a Panama, ma questa volta approfondirò maggiormente la visita alle provincie e starò a vivere qualche giorno con gli indios, perché mi sono sempre domandato, se chissà se la vita di questa gente per uno spirito libero sia più congeniale della monotona routine occidentale?

Dimenticavo, come ho scritto all’inizio, Panama è popolare per il suo canale… ma se ci andrete, forse sarà il vostro ultimo itinerario.

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