La tierra entre los dos oceanos

25/12/2006 – MILANO MXP – ATLANTA (USA) – PANAMA Oggi è Natale. La tradizione vorrebbe che restassimo a casa per dedicarci alle generose pietanze della consuetudine emiliana.Noi invece questo Natale lo passeremo sopra un aereo della Delta Airlines, attraversando l’Atlantico, ...

  • di TripFabio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

25/12/2006 – MILANO MXP – ATLANTA (USA) – PANAMA Oggi è Natale. La tradizione vorrebbe che restassimo a casa per dedicarci alle generose pietanze della consuetudine emiliana.Noi invece questo Natale lo passeremo sopra un aereo della Delta Airlines, attraversando l’Atlantico, per far scalo ad Atlanta e arrivare a Panama City dopo 15 ore di volo (+4 di stop ad Atlanta per cambio aereo fanno 19 ore). Perché proprio Panama? Intanto perché la nostra voglia di mare è insanabile e a Panama ci sono addirittura due oceani. Poi perché dalle nostre ricerche ci risulta che ci sia ancora tanta natura incontaminata, oltre che una grande varietà di paesaggi. E per finire, ma non meno importante, è una meta ancora non toccata dal turismo di massa. Gli italiani snobbano ancora questo posto, meglio così. Non esiste neanche una guida in italiano: la Lonely Planet, la nostra bibbia, è in inglese. No problem, ce la siamo tradotta. Su Amazon abbiamo trovato una mappa in scala 1:480.000 della International Travel Maps: plastificata, a prova di sbrodolo, particolareggiata, un acquisto azzeccatissimo. Sbarchiamo a Panama City che è ormai notte fonda. Grande pensata quella di prenotare via internet dall’Italia un hotel nei pressi dell’aeroporto, che è anche più vicino di quanto pensavamo: 2 minuti di taxi. E domani andremo a prendere la nostra auto che ci aspetta all’aeroporto.

26/12/2006 PORTOBELO – PLAYA GORGONA (KM 300) Dato che il Riande si trova in posizione strategica (ed ha anche la piscina) ce lo assicuriamo allo stesso prezzo per l’ultima notte del viaggio. E adesso inizia l’avventura. All’aeroporto ritiriamo il nostro 4x4 Daihatsu Terios blu, prenotato via internet presso la Thrifty (per noi sconosciuta fino a quel momento, ma rivelatasi economica ed estremamente affidabile). Puntiamo subito verso la costa del Caribe, quella di Portobelo, dove resteremo per un paio di giorni, facendo bene attenzione a girare al largo di Colon, città dipinta come un covo di malviventi e di sfiga. In fin dei conti siamo qui per viaggiare, non per cercare rogne. Dall’aeroporto per andare verso Portobelo bisogna passare per Panama City e li ci accorgiamo che è veramente un bel casino. In lontananza si vedono i grattacieli del centro. Da vedere gli autobus dipinti con colori vivaci e fantasie assurde: sulla stessa fiancata ci può essere Gesù Cristo e Madonna, la cantante. Usciamo rapidamente dalla città, dove la guida è veramente selvaggia e il traffico caotico. Passiamo per Puerto Pilon, Playa Maria Chiquita e arriviamo a Portobelo dove, a parte gli antichi cannoni spagnoli sulle rovine delle vecchie mura, non c’è molto altro. Diciamo che ci aspettavamo una “vera costa caraibica”, con sabbie bianche, acque cristalline ecc. Foreste lussureggianti a non finire, ma di spiagge neanche l’ombra. La popolazione di Panama è estremamente varia, di tutti i colori: su questa costa sono per lo più neri come il carbone, caraibici purosangue. Qua la povertà si tocca con mano: certe facce poco rassicuranti, la penuria di spiagge e di alloggi ci consigliano di cambiare aria. Veloce cambio di programma di viaggio (la magia di essere solo in due = decisioni rapidissime): addio costa caraibica, almeno per ora, voliamo verso il pacifico. Filippo non lo ha mai visto e non vede l’ora di toccare il suo terzo oceano. Si passa nuovamente per Panama City e si scatena il finimondo: un acquazzone tropicale in piena regola che ci costringe a fermarci in una strada laterale perché non si vede più un tubo e si stanno formando dei fiumi con cascate per le strade. La tempesta si calma, attraversiamo il Ponte Centenario sul famoso Canale di Panama: la Lonely Planet ci consiglia le Cabanas di Playa Gorgona, essenziali, ma in ottimo stato e praticamente sulla spiaggia. 27/12/2006 – PLAYA GORGONA (KM 80) Stanotte è piovuto di brutto, ma la mattina è splendida. Non ci eravamo resi conto che le nostre non sono proprio solo cabanas, ma si tratta di un piccolo villaggio turistico con tanto di piscina e campo da beach volley. Niente di lussuoso, ma tutto molto simpatico. Il villaggio è sulla spiaggia dalla quale è separato da una rete metallica con filo spinato che gira tutto intorno. Alla sera si chiude, così gli eventuali rompipalle restano fuori. Questa mattina andremo alla scoperta delle spiagge della zona: Playa Coronado, Playa San Carlos, Playa El Palmar, Playa Rio Mar. Le spiagge sono bianche, lunghe e deserte, quello che volevamo. Ci siamo solo noi e le iguane su queste spiagge del Pacifico. Ma non possiamo restare ad arrostire sulla sabbia tutto il giorno, quindi nel pomeriggio ci addentriamo per una trentina di chilometri nell’entroterra ed andiamo a El Valle, piccolo paesino adagiato nel cratere sprofondato di un antico vulcano. Si respira un’aria di pace e tranquillità unica. Qui c’è la famosa “India Dormida”, una montagna che ricorda le forme di una donna distesa, molto suggestiva. C’è un bel mercatino di artigianato e nei dintorni belle foreste e cascate. Andiamo a vederne una e percorriamo il sentiero che ci porta ai piedi di una cascata in mezzo alla giungla. La nostra guida (un bambino di otto anni) si merita una mancia. Prima di lasciare El Valle inciampiamo in un piccolo rettilario, dove, alla modica cifra di 1 $, vediamo un bel numero di serpenti velenosi e non, compreso il famoso “fer de lance”; pare sia piuttosto diffuso da queste parti. Speriamo di non incontrarlo dal vivo. Visto che le ore più calde della giornata sono passate, possiamo ritornare un po’ in spiaggia

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