Dieci piemontesi a Palermo

Palermo, una città in bilico tra splendore e decadenza.

  • di mque_mque
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 10
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Manchiamo dalla Sicilia dall’anno scorso, e con la scusa del compleanno di LC combiniamo una zingarata a Palermo e dintorni. Questa volta però mettiamo insieme un gruppo tanto numeroso da esser degno di un pellegrinaggio… o meglio di una gita scolastica, visto che abbiamo anche il prof.. Siamo addirittura 10! Senza contare che sabato ci raggiungeranno anche due amici di Catania: e così saremo 12.

Acquistiamo il volo da Torino a fine ottobre, una discreta offerta Windjet a 45 euro a testa, e visto che ci fermeremo 3 giorni noleggiamo anche due auto, per poter visitare i dintorni, oltre che Palermo città. Cerchiamo poi un B&B in centro, in modo da facilitarci negli spostamenti in città: lo troviamo in posizione molto comoda nel quartiere della Kalsa, a pochi metri da piazza Marina. Atterriamo alle 22 di giovedì. L’atterraggio è morbido: Palermo ha un aeroporto famoso per il fenomeno del wind shear, cioè improvvise folate trasversali di vento che richiedono ai piloti un addestramento supplementare per essere abilitati ad atterrare qui. Per fortuna vento non ce n’è e non dobbiamo verificare se il pilota ha davvero studiato.

Primo approccio con la locale gestione turistica: dov’è l’area degli autonoleggi?? Nessuna indicazione. Alla fine capiamo che bisogna attendere un pulmino navetta, l’area è a qualche centinaio di metri dall’aeroporto. E dire che bastava un cartello. O un punto noleggi raggiungibile a piedi, con risparmio di CO2. Mentre L e D noleggiano, io telefono a un paio di trattorie consigliate, per prenotare i tavoli di venerdi e sabato sera: siamo davvero in tanti, e soprattutto il nostro è un gruppo storicamente sempre mooooolto affamato… sul cibo non si scherza! Attiviamo il navigatore, che si rivelerà essere assolutamente fondamentale; per l’occasione lo ribattezziamo Rosalia. In una mezz’oretta siamo in centro a Palermo, e raggiunta la Kalsa Rosalia ci butta in un intrico di vicoletti da cui le auto, nonostante diverse svolte ad angolo retto che richiedono pure un paio di manovre, escono miracolosamente indenni… e siamo pure a destinazione! Brava Rosalia! Il B&B a differenza di quanto ci avevano giurato per telefono, non ha uno straccio di parcheggio; per fortuna a breve distanza c’è piazza Marina, perennemente assediata di auto sia di giorno che di sera. Occupiamo due quadruple e una doppia, le stanze sono molto ampie ma il bagno è mignon; le scale sono ripidissime, e non c’è alcuna area comune… per fortuna non fa freddo, perché ci toccherà sempre attendere in strada la formazione del gruppo (in 10, è un processo lungo e laborioso). Mollate velocemente le borse, il ragazzo del B&B, estremamente gentile, ci accompagna a piedi ad una trattoria poco distante, dove nonostante l’ora (sono ormai le 23.30) riusciamo a cenare, e anche discretamente bene. Va sfatato il mito che a Palermo si mangi tardi, o perlomeno a febbraio è così: abbiamo sempre trovato locali già pieni alle 20.30, e già mezzi vuoti alle 23.

VENERDI – MONREALE E LA COSTA TIRRENICA

In attesa dei nostri amici, che vogliono farci da guide tra le bellezze di Palermo, sfruttiamo la giornata per salire a Monreale evitando i giorni del weekend, e poi, già che siamo in macchina, esplorare la costa tirrenica fino a Cefalù.

Fatta colazione con una deliziosa brioche alla ricotta, lasciamo perciò Palermo, direzione Monreale. In linea d’aria sono pochi km, ma il percorso si rivela un delirio di sensi unici assurdi.. Il Genio Del Male che ha organizzato la viabilità di Palermo sta ancora ridendo! Per uscire dal centro in direzione sud, non esiste alcuna via diretta, ma si percorrono infinite volte le vie a destra e a sinistra, zigzagando pian piano fuori città.. Il tutto condito da tante, tantissime auto. Il problema di Palemmmo è il traffico. Alla fine ce la facciamo: eccoci a Monreale! Con un po’ di fatica parcheggiamo; in definitiva, conviene dirigersi subito verso il parcheggio segnalato, è l’unico di tutto il paese e ha anche un ascensore diretto per salire alla piazza del Duomo. Visitiamo il Duomo; è davvero una perla, da solo vale il viaggio! I mosaici sono splendidi. Purtroppo sono poco illuminati, ma si riesce a vederli abbastanza bene, nonostante la giornata nuvolosa. Anche il chiostro è da non perdere: 228 colonne binate tutte decorate da intarsi di mosaico disposti a spirale, in linea e a scacchiera, con capitelli ricchi di figure umane e animali tutti diversi l’uno dall’altro. Per il chiostro, l’ingresso (6 euro) è dalla piazza del Duomo. Lo dico perché ovviamente non è indicato. Dall’interno della chiesa, invece, è possibile salire sulla terrazza laterale della Chiesa e vedere il chiostro dall’alto (2 euro). Prima di lasciare il Duomo, andiamo ancora a vedere esternamente l’abside, decorato con motivi geometrici in pietra bianca e nera (quella nera è pietra lavica). Compiuta la missione cultural-artistica, si passa alla gastronomia: è mezzogiorno, e un bell’arancino (con o senza cannolo? Che dilemma…) ci vuole proprio! Dato che sospettiamo (giustamente) che il Duomo di Cefalù sia chiuso nell’ora di pranzo, decidiamo una tappa al castello di Caccamo, alle spalle di Termini Imerese. Lasciata l’autostrada, che fino a pochi km da Cefalù è gratuita, la strada si inerpica sulle colline, che in questa stagione sono verdissime. Molte mimose e tanti mandorli fioriti.

Caccamo si rivela un grazioso paesello medievale, non molto ben conservato ma dalle grandi potenzialità inespresse. Il castello, grandissimo (pare abbia 130 stanze) e con tanto di mura merlate, è arroccato su uno strapiombo vertiginoso che scende verso un lago artificiale; su tre lati, il panorama è spettacolare. Ovviamente, il castello è chiuso fino alle 15.00. Gironzoliamo nei vicoli attorno al castello, fino alla Chiesa dei Corpi Santi, famosa per le sue catacombe (ovviamente chiusa), in pendant con un’altra chiesa identica sulla sinistra. Nella medesima piazza, una terza chiesa, enorme.. Ma quante ce ne sono?? Dalla piazza il panorama spazia per km e km; all’orizzonte si vedono alcune pale eoliche, che avviano un serrato dibattito sull’impatto ambientale di queste strutture. Vince il fronte del “più pale per tutti” per 7 favorevoli, 2 contrari e una scheda bianca. La votazione ci ha fatto venire appetito, ma Caccamo sembra sia disabitata, e non si profila nemmeno un bar all’orizzonte. Riprendiamo perciò la via verso Cefalù, dove arriviamo in una ventina di minuti. Anche qui deve aver lavorato il Responsabile Viabilità di Palermo: per raggiungere l’unico punto in cui è possibile parcheggiare la macchina vicino al centro, cioè il porticciolo, è necessario percorrere tutta, dico tutta, la città, lungo vie sempre più strette, quasi tirando giù la biancheria dai balconi, fino a che con l’ultimo barlume di speranza che si spegne, si apre anche uno scorcio di mare…e di parcheggio! Ci inoltriamo a piedi lungo i vicoletti della città vecchia. Visitiamo il lavatoio arabo, molto caratteristico e ben conservato, e arriviamo fino alla cattedrale. Si, certo: è chiusa fino alle 15.30. Che fare? Un arancino e un cannolo, e magari un pane e panelle, o due cazzilli fritti ci starebbero. Ma è tutto chiuso. Fino alle 16. Alla fine facciamo la gioia (e la fortuna) dell’unico bar-pasticceria aperto, dove tra l’altro ci sbafiamo un cannolo, farcito al momento, davvero paradisiaco. Entriamo finalmente in cattedrale; ci sono dei restauri in corso, probabilmente sono ancora quelli che la guida citava 5 anni fa a proposito della rimozione delle decorazioni barocche che avevano affollato l’interno. Ora la chiesa è tornata spoglia ed essenziale come doveva essere, con i mosaici nell’abside che brillano d’oro. Un pochino però siamo delusi, ci aspettavamo una decorazione più ricca.. Ma la cattedrale è comunque molto bella, con una scenografica scalinata d’ingresso, due belle torri normanne e un’abside che dovrebbe essere decorata esternamente.. Però non riusciamo a vederla perché non si può fare il periplo della chiesa, c’è un cancello con un catenaccio

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Commenti
  1. 7seconds
    , 13/3/2011 18:44
    Ciao! E si, il traffico urbano a Palermo è qualcosa di assolutamente assurdo. Non so come si possa guidare in quel girone dantresco. Fortunatamente luoghi come la Cappella Palatina, il duomo di Monreale e tutto il resto da voi visitato, fa dimenticare lo stress dell'auto. Spero che andando in giro abbiate assaggiato le tantissime prelibatezze della cucina sicula, dolci in primis. Che buoni i cannoli alla ricotta o le sfingi di San Giuseppe... niente a che vedere con "copie mal riuscite" ci dolci simili che vengono proposte al nord. E gli arancini?
  2. luisamanfredi
    , 2/3/2011 23:35
    Ciao ! mi sono goduta la descrizione assolutamente deliziosa del vostro viaggio nella mia Palermo...e non posso che concordare con voi..il Genio Del Male esiste davvero! Me lo ricorda l' aumento pressorio tutte le mattine andando al lavoro....Palermo vi aspetta...perdonatele qualche difetto..ha ancora molto da offrirvi..

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