Dal New England all’Ontario: oceano, foliage, lupi e alci

Viaggio d’autunno tra i colori accesi di Vermont e New Hampshire, i porti e i fari lungo la costa del Maine, il grande fiume San Lorenzo, i lupi e l’alce dell’Algonquin Park

  • di balzax
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Dal New England all'Ontario: preparazione del viaggio

Fine settembre: in mezzo ai soliti annunci commerciali che intasano la mail spicca un’offerta di Air Canada: A/R Malpensa-Toronto a poco più di 400 €. Qualche momento di riflessione, riorganizzazione dei programmi di lavoro, poi la decisione: si parte. E’ l’occasione buona per realizzare un viaggio pensato da tempo: visitare le regioni famose per il “foliage”, la mutazione cromatica a cui vanno incontro in autunno le foreste di alcune regioni dell’Est americano e canadese, prima di perdere le foglie per il freddo invernale.

In un paio di giorni il piano è fatto: un loop che passando per lo stato di New York raggiunge il Vermont e le zone del foliage, poi si scende verso la costa del Maine fino all’Acadia Park e da lì si risale in Canada verso il Québec e l’Ontario, passando attraverso il misterioso Algonquin Park prima di ritornare a Toronto per il volo di ritorno. Programma impegnativo, che potrebbe risentire del meteo e delle condizioni delle strade. Vedremo.

Periodo del viaggio: prima quindicina di ottobre.

Scelta del volo: destinazione Toronto. Costo 413 € A/R. Valutata anche l’alternativa di volare su Boston, che però costava circa 200 € in più.

Auto a noleggio: 32 € al giorno, con Budget. Una Nissan Altima spaziosa e affidabile. I kilometri da fare sono molti, meglio stare comodi.

Dotazione cartine: New England, Québec e Ontario, nell’ipotesi che il navigatore di Google Maps abbia qualche problema di funzionamento nei luoghi più remoti.

Pernottamenti: quasi tutti pianificati dall’Italia via web, con l’opzione di annullamento senza penali entro 48 h in caso di imprevisti. A Rockport e Québec cercati al momento, sempre via web. Scelti hotel e B&B con costo variabile tra 28 e 105 € per notte (media sui 70 €).

Tappe previste: Niagara Falls – Burlington – due/tre nel Vermont – due/tre nel Maine (Portland, Camden, Bar Harbor, Lubec) – Québec – Madawaska o Muskoka nell’Ontario.

Km previsti: circa 3000.

Niagara Falls by night

Arrivo a Toronto nel primo pomeriggio. Ritiro macchina e trasferimento a Niagara Falls, dove ho previsto il primo pernottamento. Il traffico all’uscita da Toronto è caotico, peggio che fare la tangenziale Est di Milano alle 6 di sera. Alla fine l’ingorgo si sblocca e proseguendo lungo la QEW (Queen Elizabeth Way) che collega Toronto con Buffalo, si raggiunge abbastanza agevolmente Niagara Falls.

La Niagara Parkway, che segue il corso del Niagara River per 56 km, è sempre stupenda. Si passa tra vigneti con le foglie che stanno già ingiallendo (un anticipo dei colori che si incontreranno nel prosieguo del viaggio), venditori di frutta e dolci homemade, fattorie e wineyards, piccoli college tra i campi, gatti fuori dalla porta in attesa del padrone, ciclisti per la strada e canoisti lungo il fiume. Lungo il percorso i punti di attrazione sono molti: si passa sotto il Rainbow Bridge che collega USA e Canada, poi si raggiungono il Butterfly Conservatory, il Floral Clock, orologio floreale con le margherite appena sbiadite per l’autunno, le Whirlpool Rapids su cui fluttua appesa a un cavo la funivia che sorvola le rapide (Whirlpool Aerocar), il parco Niagara Glen. Alla fine della parkway c’è Niagara-on-the-Lake, graziosa cittadina affacciata sul lago Ontario dove le surfinie nei vasi appesi per le strade miracolosamente mantengono ancora i loro colori vivaci.

Al ritorno a Niagara Falls la Skylon Tower è aperta (chiude alle 22). Dall’osservatorio a 150 metri d’altezza una leggera pioggerellina non impedisce di ammirare le cascate in versione notturna: potenti fasci di luce colorano di azzurro e verde la Horseshoe Falls, la cascata canadese a ferro di cavallo più grande e famosa, mentre gli statunitensi puntano sul rosso per la Bridal Veil Falls in territorio USA.

Burlington e dintorni

Il confine con gli Stati Uniti è a pochi km da Niagara Falls. Formalità ridotte al minimo, non chiedono nemmeno di aprire il bagagliaio. Solo un quarto d’ora di attesa a causa dell’immancabile pullman di turisti cinesi da regolarizzare. Si entra nello stato di New York.

Il viaggio per raggiungere Burlington, che è la prima tappa prevista in Vermont, è lungo ma non stancante. Bello in particolare l’ultimo tratto che si svolge lungo la US 11, a ridosso del confine tra lo stato di New York e il Canada, per poi entrare in Vermont appena superato il grande Lake Champlain. Lungo la strada si vedono distese coltivate a grano e tante fattorie variopinte con i caratteristici granai dal tetto spiovente (“barns”). Bambole di pezza, streghe di Halloween sulle scope, pupazzi di stoffa sui trattori e le grandi zucche dalla faccia sorridente illuminate da dentro fanno capolino un po’ dovunque, anche se manca ancora parecchio a Halloween. Qua e là, soprattutto lungo le rive dei fiumi, compaiono le prime macchie bruno-arancio degli aceri in foliage, fenomeno per il quale il New England è famoso. Le soste per le foto, come era prevedibile, sono tantissime, così arrivo a Burlington un po’ più tardi del previsto.

Burlington è la città più grande del Vermont: 60 mila abitanti, più i circa 12mila studenti dell’università che è una delle più antiche d’America. Tutto il New England è disseminato di college famosi: Yale, Syracuse, Providence, Farmington, Massachusetts Institute of Technology, Springfield, la famosa e aristocratica università di Harvard. Il centro di Burlington brulica di studenti che si affollano lungo Church Street riempiendo tutti i locali, al punto che qui alla sera è praticamente impossibile trovare un posto libero in un ristorante (salvo i McDonalds che però mi sono ripromesso di evitare per quanto sarà possibile). Affollatissime anche la gelateria di Ben&Jerry e la pasticceria di Lake Champlain Chocolates. Ripiego quindi sullo Shanky restaurant, con veranda sul lago e le nere sagome dei monti Adirondack sullo sfondo. Malgrado la loro specialità sia il seafood, non mi negano un assortimento dei famosi formaggi del Vermont con una birra locale, proveniente dalla vicina Magic Hat Brewery.

Il giorno dopo, sabato mattina, doverosa visita al campus dell’università, praticamente vuota per il fine settimana quando gli studenti fanno ritorno in famiglia. Scendo a piedi verso il Waterfront, ma un trambusto proviene dalla vicina Market Place

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